Lo scrittore in quello che scrive

26 maggio 2008

Qualche tempo fa ho scritto un post dal titolo Lo spessore di un libro, dove affermavo, in sintesi, che la differenza la fa l’esperienza umana che l’autore è in grado di comunicare tramite quel che scrive. Negli ultimi tempi, però, ho notato un’altra grande prospettiva: la crescita dell’autore in quello che scrive. Più un autore si pone sinceramente e liberamente davanti a un manoscritto – e la cosa richiede grande fatica – più c’è per lui la possibilità di crescere umanamente (oltre che professionalmente); cosa che accade anche in ogni altro tipo di lavoro.

Mi ha fatto un po’ scandalo sentire Giorgio Faletti a Viva Radio 2 ammettere candidamente che lui non legge praticamente nulla. Ma come! Un autore così noto – certo più per le trame dei suoi libri che per lo spessore di cui qui si parla – che ha venduto milioni di copie, sceglie di scrivere romanzi su romanzi restando consapevolmente fuori da una prospettiva culturale!

Per me è una cosa inconcepibile: senza l’intento propulsivo di fare cultura - sicuramente talvolta non riuscendoci – non avrei scritto manco una pagina in vita mia. Certo, ci sono grandi personaggi che scrivevano per lavoro ed erano pagati un tanto a riga, ma nonostante questo non si può certo dire che i loro testi fossero incapaci di un giudizio profondo sull’uomo del loro tempo (penso al Conte di Montecristo). Sarà per questo che ho rivenduto Io uccido al Libraccio?

Un Commento

  1. La terapia d’urto di Alejandro Jodorowsky » Martino Savorani dice:

    [...] è in sostanza quello che ho cercato di dire nel post Lo scrittore in quello che scrive e Lo spessore di un libro, riuscendoci solo in parte (le miei idee sono ancora solo idee… in [...]

Commenta questo post