A mente calda

Sono le 23.41, ascolto i Blind Melon di Soup e mi chiedo quale sarà il prossimo racconto che leggerò: Bukowski o Svevo? Scelleratezza o illusione: di cosa ho bisogno?

Gli ultimi 2 romanzi che ho letto sono La luna e i falò e Canne al vento. Cesare Pavese e Grazia Deledda. Un uomo e una donna, due epoche diverse che si sfiorano, due ambientazioni simili, due protagonisti giudici di quanto accade. Sensazioni, attese, aspettative in parte tradite – in una parte troppo piccola per non consigliare la lettura di questi libri. Quel che importa cos’è? Cos’è che importa leggendo questi libri? Che Pavese l’abbia pubblicato pochi mesi prima del suicidio, che le vite narrate dalla scrittrice nuorese siano canne battute da un vento a volte magnanimo, altre impetuoso?

No, quel che importa è non uscire indifferenti da questi testi. Non c’entra la verità storica, l’importanza letteraria, lo stile (perfetto in maniera diversa… così americano Pavese, femminile e asciutto la Deledda) o altre amenità da critico letterario. Le vicende dei protagonisti, forse poco attualizzabili, sono per questo ancor più stimolanti alla riflessione: cos’è questo Destino che giunge e lascia senza scampo, nel bene e nel male? Come ci poniamo di fronte a esso? Come Efix, che lotta a testa bassa, forte nella fede e nell’amore per le proprie padrone, o come Pavese, che osserva, spera senza speranza, si mette le mani in tasca e torna a Genova? Come Nuto, l’amico del personaggio di Pavese, che è sempre un passo avanti nel capire la realtà, o come Giacinto, festaiolo e sconsiderato nipote delle padrone di Efix eppure non privo di attimi illuminati?

Insomma, perché si legge?
Siccome sono “a mente calda”, aspetto che si raffreddi per rispondere. Intanto, se volete, rispondete voi.

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