L’Oscar di “cuore pazzo” Ryan Bingham

Non ho mai dato grande peso agli Oscar. Forse non ho colto il motivo profondo delle 11 statuette di Titanic e del Signore degli Anelli, o semplicemente trovo più umani i criteri adottati da altri festival, Cannes e Venezia in testa. Ma è un premio americano e gli americani vanno, se non capiti, almeno rispettati.

Questa edizione degli Oscar mi ha regalato una piccola soddisfazione: l’investitura di Ryan Bingham (insieme a T Bone Burnett) per la miglior canzone originale: The Weary Kind in Crazy Heart.

Il film non l’ho ancora visto ma la canzone l’ho sentita e mi è parso un inno forse non troppo originale ma sincero e onesto alla migliore America di questi anni 2000.

In particolare, volevo riportare il ritornello:

and this ain’t no place for the weary kind
this ain’t no place to lose your mind
this ain’t no place to fall behind
pick up your crazy heart and give it one more try

Il passaggio che mi emoziona di più è quel pick up your crazy heart and give it one more try (raccogli il tuo cuore pazzo e dagli un’altra opportunità), perché questo non è il posto (e il momento) per l’uomo stanco, per perdere la testa, per restare indietro.

Non è scontato che qualcuno, nel 2010, canti una canzone così con un testo così, indicando il problema (the weary kind) e la soluzione (your crazy heart). Non una soluzione astratta, non il solito ritornello americano “domani è un altro giorno”: qualcosa di concreto e tangibile per ogni uomo.

(Cosa c’è di più tangibile del cuore?)

Chissà che questo Oscar non serva a portare il tour di Ryan Bingham fino in Europa…


Da sinistra a destra: Jeff Bridges (miglior attore protagonista), T Bone Burnett e Ryan Bingham.

Il sito di Ryan Bingham

Il sito del film Crazy Heart

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