A proposito di stress

Mi è capitato di scrivere un paio di articoli sullo stress da lavoro. Non è sbagliato trattare il tema, è sbagliato l’approccio di chi si occupa del problema.

Si approcciano i lavoratori come fossero macchine: se il lavoro è stressante, bisogna dar loro qualche palliativo per rilassarli (progetti stimolanti, ricollocazione ambientale, pausa caffè con altri colleghi…) perché se sono stressati rendono meno. Allo stesso modo, bisogna far riposare una macchina quando si surriscalda o, in alternativa, condizionare l’ambiente perché non si surriscaldi mai.

Il fatto è che non siamo macchine e il lavoro non è un’entità astratta, avversa all’uomo o diversa dalla vita. Siamo uomini che meritano di lavorare in un ambiente di lavoro che rispetti in toto la natura umana. Il profitto è il risultato del lavoro appassionato, comune, interattivo di più persone. Il profitto non è generato da determinate azioni, ma dall’attività di uomini che vivono insieme un aspetto della vita.

Il dipendente non è una persona che cerca di fare il meno possibile o, al contrario, che si smazza per fare carriera. Il dipendente è prima di tutto un uomo che desidera essere felice in quello che fa. Se non è felice, è facile che sia stressato. Ma il problema non è lo stress, è la felicità.

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