Cardinals III/IV: un altro cd di Ryan Adams…

Ogni volta che esce un nuovo album di Ryan Adams piango un po’. Ok, non è vero: non piango. Ma dovrei farlo.

Ryan Adams è il tizio che ha suonato in una delle più efficaci alternative country-rock band degli anni Novanta, quei Whiskeytown autori di almeno due grandi album: Strangers Almanac (1997) e Pneumonia (1999).

Nel 2000 ha dato inizio alla sua carriera solista con Heartbreaker, che contiene tra le altre Come Pick Me Up, Oh My Sweet Carolina e My Winding Wheel. Un piccolo capolavoro di cantautorato intimistico venato qua e là di country. L’anno dopo pubblica Gold, il suo capolavoro. Mette in fila La Cienega Just Smiled, When the Stars Go Blue, New York, New YorkAnswering Bell ed è sospeso tra il rock d’autore, la sperimentazione e il pop più sofisticato.

Successivamente escono Demolition (2002), una discreta raccolta di demo, e Rock n roll (2003), una summa del rock contemporaneo che raggiunge punte di violenza mai toccate fino ad allora dal signor Adams.

Nel 2004 è il turno di Love is hell, che esce prima in due EP separati, poi in un unico disco. È la sua opera più matura, che lo avvicina a Leonard Cohen ed Elton John quanto a sensibilità (Avalanche) e genio pop (Halloween).

Il 2005 è l’anno del tracollo. Si accompagna ai The Cardinals e pubblica ben 3 album, di cui uno doppio. Il primo è l’ottimo Cold Roses, l’apice artistico di Ryan Adams per quanto riguarda il country più classico. Il secondo è Jacksonville City Nights, 15 pezzi traditional country stucchevoli e ripetitivi: il primo vero passo falso di Ryan Adams. A rimettere parzialmente in sesto la baracca è 29, disco solista che contiene la dylaniana Strawberry Wine, i fuochi d’artificio di The Sadness 29 e la ballata Carolina Rain. Ma il buon Adams è agli sgoccioli.

Nel 2007 arriva la minestra riscaldata Easy Tiger, molto easy e poco tiger. Anche se non aggiunge niente alla carriera di Adams, almeno ne addolcisce il declino (e Halloweenhead è un gran pezzo). Lo segue Cardinology (2008), altro album fotocopia. Adams non è mai stato così noioso. Non inventa più nulla e i The Cardinals non l’aiutano nemmeno un po’. Non c’è da stupirsi se Cardinology è l’ultimo album per la mitica Lost Highway Records (quella di Willie Nelson, Johnny Cash, Ryan Bingham, Lucinda Williams, Elvis Costello e altri pezzi da novanta del roots e country).

Se pensavate di aver già ascoltato il peggior Ryan Adams, vi sbagliavate di grosso! Doveva arrivare Orion (2010), sfuriata hard rock punk che merita un posto nella top ten degli album più brutti e inutili del decennio.

È quindi con una certa ansia che ho atteso l’uscita del doppio Cardinals III/IV, arrivato in tempo per rovinare il Natale di qualcuno con un semplice regalo. In realtà non è un nuovo album, ma una raccolta di pezzi del 2006 registrati durante le sessioni di Easy Tiger. Se tanto mi dà tanto, gli scarti di un album appena dignitoso non possono che esser peggio! Invece non è del tutto vero.

Anche se contiene 21 brani tra i quali figurano le più sciatte e radiofoniche schifezze che Ryan Adams abbia mai concepito; anche se un doppio album di rarità non ce lo meritavamo davvero; anche se 66 minuti stavano su un solo cd, quindi perché pubblicare un doppio album?; devo ammettere che qualcosa di buono c’è. Poco (nulla) di nuovo, ma alcuni pezzi rockeggianti sono davvero ben confezionati e – miracolo di Natale! – le ballate sono ridotte all’osso.

Insomma, il doppio cd non è da buttare, ma è una sufficienza risicata e tendente all’inutile. Il trentaseienne cantautore di Jacksonville non fa che confermare le parole di Piero Scaruffi:

Adams sta diventando tanto prolifico quanto superficiale, troppe ballate dal ritmo andante si assomigliano tra loro come se non riuscisse a finirne una e a renderla realmente unica, continuando a rimaneggiare lo stesso format ripetutamente. […] è un fatto che Adams non riesca a distinguere l’oro dalla spazzatura.

Che la dicono lunga sulla ripetitività della sua musica e sull’incapacità di percepire l’abisso che c’è tra un buon pezzo come Breakdown into the resolve e l’inutile Happy birthday.

Ah, ci sarebbero 6 ulteriori tracce bonus scaricabili aggratis da qualche sito, ma non ho davvero la voglia né il coraggio di andarmele a cercare…

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