“Chiamami ancora amore” di Vecchioni: un commento a bocce ferme

Avrei voluto scrivere un articolo sulla canzone vincitrice del Festival di Sanremo, Chiamami ancora amore di Roberto Vecchioni, per raccontare la mia delusione non tanto per la canzone in sé – un’energica ballata molto sanremese, come ha ammesso lo stesso autore – ma per il messaggio che comunica.

Ok, il testo non è male, è pieno di pathos ed è stato interpretato in maniera magistrale dal prof milanese, che in alcuni punti dimostra di essere davvero ispirato. Come in questo passaggio:

Roberto Vecchioni sul palco di Sanremo 2011chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

o anche in quest’altro:

perché le idee […]
sono come il sorriso di Dio
in questo sputo di universo

Ma poi sono le solite cose: il poeta senza spazio, l’operaio senza lavoro, i ragazzi nelle piazze e loro che ci uccidono il pensiero (è sempre colpa loro). Per carità, tutte cose rispettabili e soprattutto reali, quotidiane; ma poi, caro Roberto, se a quasi 68 anni l’unica risposta che dai a questa ingiustizia e bisogno di pienezza degli uomini d’ogni età e levatura è che “questa maledetta notte dovrà pur finire”, scusami, ma rimango un po’ deluso.
Vorrei capire che senso ha “la riempiremo noi da qui di musica e di parole” per un disoccupato, per chi protesta, per chi domanda e per chi piange. Personalmente, di “musica e parole” non me ne faccio nulla. E questo non riesco a tacerlo, non riesco a non chiedermelo.

D’altra parte, non sarebbe giusto chiuderla qui perché la canzone finisce con “difendi questa umanità anche restasse un solo uomo” e l’ultima frase – “chiamami ancora amore” – indica la strada: l’amore (un amore concreto, di un’altra persona) può affermare (chiamami) e salvare l’umanità, anche restasse un solo uomo, cioè una sola persona degna di essere definita “uomo”.

L’intervista di Vecchioni per Il Sussidiario.net

Lo so, mi sono contraddetto fin dalla prima frase, da quella parentesi aperta con “avrei voluto” e non ancora chiusa. Avrei voluto scrivere quanto in realtà ho comunque scritto, ma poi ho letto questa intervista rilasciata da Roberto Vecchioni a Paolo Vites di Il Sussidiario.net dove, tra l’altro, Vecchioni dice:

L’amore è una grande maledizione, perché non ti lascia libero un momento, non ti lascia respirare, ma averne di maledizioni così!
È una sfida continua al senso della vita, una sfida che ti rimette sempre in discussione.

Allora, beh, mi sono commosso.

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