Pennacchi ci ricorda la semplicità di vivere e io mi ricordo che è (quasi) Natale

Ebbene sì, Canale Mussolini è un gran libro. Vincitore dello Strega 2010 – per quel che conta – il libro di Antonio Pennacchi ci consegna l’odissea di una famiglia di mezzadri del ferrarese dalla fine dell’Ottocento al secondo dopoguerra, dalla pianura padana all’Agro Pontino bonificato, dal socialismo al fascismo.

Antonio Pennacchi - Canale Mussolini (copertina)Pennacchi racconta le cose come sono state vissute dai Peruzzi, cioè dal nonno e dalla nonna, dai 17 figli e dalle rispettivi mogli e mariti. Ma non è un romanzo storico: Pennacchi racconta una storia come farebbero un nonno o uno zio e, come la storia di un nonno o uno zio, anche questa inciampa, si mischia, finisce per combaciare con la Storia.

Canale Mussolini è meraviglioso per quel suo andare a briglia sciolta, saltare di palo in frasca e riprendere il filo come per magia. E per i personaggi: maestosi, completi, unici, tanto che alla fine ogni lettore avrà fatto l’amore con l’Armida e a pugni al fianco di Pericle. Più di tutto, però, mi ha colpito la loro semplicità di vivere.

Sia ben chiaro, non è vero niente che si stava meglio quando si stava peggio: vivere allora non era affatto facile: un raffreddore poteva sotterrarti, un raccolto perso e rischiavi di morir di fame; e poi c’erano i comunisti, i fascisti, la malaria, le due guerre, il sangue del popolo e il sangue dei vinti. Eppure i nostri avi mostravano una semplicità di fronte alle cose che è andata perduta.

La realtà prevaleva sul pensiero. È incinta? Partorirà. I socialisti mi bruciano il pagliaio? Noi gli incediamo la sede. Sono innamorato? Me la sposo. E via così.

Oggi per capire se si è innamorati la gente si scervella come l’ultimo dei filosofi, mentre concepire un figlio getta famiglie intere nel panico – ma è sposata, fidanzata, innamorata, maggiorenne, stipendiata? – per non parlare della morte. A quel tempo si dava pane al pane e vino al vino e le cose erano semplicemente quello che erano; adesso c’è bisogno dell’editorialista del Corriere per capire che la benzina aumenta e il salario no.

Allora, quale occasione migliore del Natale per ricominciare a vivere le cose per quelle che sono? Dio si è fatto uomo ed è nato in una catapecchia. Festeggiamo Lui e freghiamocene se ingrasseremo 687 grammi pro capite e delle altre statistiche del TG5.

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