Marian Kolodziej: i Labirinti del male e la Giornata della Memoria

Quando ho detto a un’amica polacca che per la Giornata della Memoria avrei scritto un articolo su Marian Kolodziej (pittore e scenografo polacco), lei mi ha chiesto come mai, dal momento che non è uno dei polacchi più conosciuti e celebrati tra i reduci dei lager nazisti.

Già, come mai. Non è solo perché in Polonia ho alloggiato nella struttura delle Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe, che stanno a venti metri dal complesso francescano che ospita la mostra “I Labirinti di Marian Kolodziej”. Non è nemmeno perché quei disegni sono opere d’arte e la mostra è un corpo unico gravido di significato, difficilmente riproducibile nella sua voluta confusione: una marea di disegni (circa 300) tutti intorno a te (soffitto e pavimento inclusi), densi come le persone nei campi di sterminio.

Ho scelto Marian Kolodziej perché lui mi ha ferito attraverso l’immediatezza con cui “racconta” Auschwitz e la spontaneità con cui lascia emergere la speranza. Una speranza che ha un nome e un volto: quello di padre Massimiliano Kolbe. Marian non l’ha conosciuto direttamente, ma la fama del francescano passava i muri delle baracche e toccava molti cuori. Kolbe infatti, a rischio della vita, continuava nascostamente a fare il sacerdote confessando, confortando, dicendo pure alcune messe. Fino al gesto supremo, offrire la propria vita in cambio di quella di un padre di famiglia condannato a morire di fame. A quell’appello era presente anche Marian.

Ecco i punti salienti della vita di Marian Kolodziej:

  • Marian nacque a Raszkow il 6 dicembre 1921
  • nel ’39 tentò di unirsi all’esercito polacco in Francia, ma la Gestapo lo arrestò. Il 14 giugno 1940 venne spedito ad Auschwitz sul treno inaugurale: il suo, infatti, fu il primo convoglio a entrarvi
  • fu prigioniero nei campi di Gross-Rosen, Buchenwald, Sachsenhausen, Mathausen-Gusen ed Ebense
  • dopo la guerra studiò scenografia all’Accademia delle Belle Arti di Cracovia e divenne uno scenografo teatrale di successo
  • nel 1987 e nel 1999 realizzò gli altari per il Papa durante i pellegrinaggi di Giovanni Paolo II in Polonia
  • non parlò mai dei campi di sterminio fino al 1993, quando venne colpito da un ictus che gli squarciò la mente, riportando in superficie l’esperienza dei lager
  • dimesso dall’ospedale, si dedicò al disegno: l’esercizio migliore per recuperare la manualità perduta. Lavorò come un forsennato, realizzando in un anno oltre 200 disegni: il corpo centrale della mostra “I Labirinti”
  • muore a Danzica il 14 ottobre 2009.

I labirinti: parole racchiuse nei disegni

… Questa non è una mostra, non è arte…
… Questi non sono quadri…
… Queste sono “Parole” racchiuse nei disegni

Vi prego, leggete le mie parole racchiuse nei disegni. Parole sorte anche dalla nostalgia della limpidezza dei criteri, nostalgia della comprensione di quanto divide il bene dal male, la verità dalla menzogna, l’arte autentica dalla sua sembianza.

Tutto ciò esprime anche il mio disaccordo verso il mondo, così come esso è attualmente. Tutto ciò è la lettera di un uomo anziano al “sé stesso” di 55 anni fa. È pure un rendimento di onore a tutti quelli che, in cenere, se ne sono andati.

Kolodziej 432
Danzica, marzo 1995

Il prigioniero 432 ha portato i “gassati” nei crematori, ha dormito in piedi nella cella di punizione, è stato messo a morte e salvato da un amico cui aveva regalato una zuppa, ha vissuto interminabili appelli, ha dormito insieme ad altri 7-8 dove ce ne starebbero 3, fra escrementi e urina. Finché “sorpreso dalla grazia di Dio, dalla Provvidenza, dal Destino, sono stato liberato dall’esercito americano, il 6 maggio 1945 ad Ebensee. Pesavo 36 chili.”

Valeva la pena subire tutto questo?

“Guardando alla conclusione della mia vita ed, anche, alla conclusione del nostro ventesimo secolo, vedo che, dopo Auschwitz, non solo niente è cambiato sulla terra (così come già noi supponevamo), ma è addirittura peggio. Le stesse leggi del campo, ancora, governano il mondo. La fabbrica della morte è stata modernizzata, computerizzata… La mostruosa Apocalisse dei miei disegni dura… tuttora.”

I miei disegni sono la mia penitenza

“Milioni di tratteggi. Con ogni tratteggio venero e ricordo quei milioni di vittime: i compagni morti e quelli ancora vivi. È attraverso i disegni che recito, per loro, le mie preghiere; il mio vivente “Gorzkie Zale”, per supplicare perdono.”

Visitare I Labirinti di Marian Kolodziej

La mostra è esposta in modo permanente nel Centro Missionario Padre Kolbe di Harmeze-Oswiecim (Polonia):

Misjonarki Niepokalanej Ojca Kolbego
Harmeze, ul. Franciszkanska 13
32-600 OSWIECIM – POLONIA
Tel. 0048.338.44.43.47 – Fax 44.43.48
mis.kolbe.harmeze@poczta.fm

Ne esiste una riproduzione digitale anche in Italia, a Bolzano. Per informazioni visitare il sito del Comune di Bolzano e cercare Marian Kolodziej.

Sempre sul sito delle Missionaria dell’Immacolata Padre Kolbe è possibile chiedere informazioni per acquistare:

  • il bel libro fotografico di 240 pagine con i disegni dei Labirinti di Marian
  • il libro di 18 pagine con i testi in italiano di Marian Kolodziej, da cui ho tratto i brani riportati in questo articolo

2 commenti a “Marian Kolodziej: i Labirinti del male e la Giornata della Memoria

  1. Il 17 ottobre c.a. sono stato ospite del Centro Missionario Padre Kolbe. Ho visitato I Labirinti di Marian Kolodziej. Vi assicuro che il lavoro di questo grande artista è straordinario.
    Sono un fotografo professionista, è ho lavorato molto sui campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, pertanto vi consiglio di visitare prima il campo i sterminio di Auschwiz I, a cui si riferiscono i lavori di Marian Kolodziej. Questa visita vi aiuterà molto a percepire quale emozione ogni disegno, ogni tratto di matita, vuole raccontare e denunciare.

    Vincenzo Catalano

    Ovviamente vi invito a visitare anche il campo di sterminio di Birkenau.

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