Visto “Delta Force” con Chuck Norris per il ciclo: come rovinarsi l’estate

Oggi, 3 luglio 2012, lo ricorderò per sempre. Oggi, 3 luglio 2012, ho visto il mio primo film con Chuck Norris.

Il film si chiama Delta Force, l’anno è il 1986 e il regista è Menahem Golam, uno che non scherza niente: l’anno dopo dirigerà Over the top con Stallone e, nel 1988, Senza esclusione di colpi, uno dei pochi film accettabili con Gian Claudio Van Damme.

Facciamo rewind e un piccolo quiz:

  • Delta Force, Over the top, Senza esclusione di colpi: uno dei tre è un film brutto, sapreste dirmi quale?
  • Chuck Norris, Sylvester Stallone, Jean-Claude Van Damme: uno dei tre non è un attore, sapreste dirmi quale?

Consapevole della difficoltà dei quesiti, proverò a coadiuvare le vostre risposte con la presente recensione di Delta Force.

Delta Force nasce da una storia vera. Il 14 giugno 1985 dei terroristi legati a Hezbollah presero il controllo del volo TWA 847 che viaggiava da Atene verso Roma e lo dirottarono su Beirut (Libano). Seguirono altri viaggi Algeri-Beirut con rilasci di ostaggi in cambio di carburante. Dopo 17 giorni tutti i passeggeri furono liberati, tranne un marines americano, picchiato e ucciso dai terroristi. (altre info qui)

Chuck Norris seguì la vicenda alla tv. La sua reazione fu quella di molti bambini combattivi: “terroristi brutti e cattivi, vi meritate tante botte!” A quel punto una persona normale avrebbe reagito sfogando la sua rabbia in palestra, bevendosi una birra con gli amici o dormendoci su: Chuck Norris c’ha fatto un film.

Non so davvero da che parte cominciare. Inizierò dalla trama, che è facile facile. In seguito al dirottamento di cui vi ho parlato, il governo USA invia la Delta Force per sgominare il piano dei terroristi. Dopo il primo arrembaggio fallito, che costerà la vita a un marine in ostaggio, l’azione si trasferisce ad Algeri, nel quartier generale dei terroristi.

Se in territorio neutrale un manipolo di terroristi avevano avuto la meglio sulle squadre speciali americane, logica vuole che in casa propria… Ma la logica non fa parte di questo film. Infatti, con un paio di azioni a sorpresa, i nostri capeggiati da Chuck Norris mettono in scacco un intero esercito di terroristi, liberano tutti gli ostaggi e rientrano in patria fra gli applausi e le lacrime della folla esultante. Il bilancio parla chiaro: 2 morti e 1 ferito fra le truppe USA contro il dimezzamento della popolazione di Algeri. Insomma, tutto è bene quel che finisce bene…

Anche i meno attenti di voi dovrebbero aver già notato qualche piccola pecca a livello di storia, ma il peggio deve ancora venire.

La realizzazione: ogni scena, dalla prima all’ultima, è dominata da uno squallore tangibile. Mettete pure in pausa in qualunque momento del film e troverete qualcosa di migliorabile. Ok, era il 1986, ma questo non giustifica il taglio televisivo e la fotografia piatta. Non serve tirare in ballo Malick o Kubrick per smerdare Golam, basta prendere qualunque film di guerra dell’epoca e sarà fatto sicuramente meglio.

Lee Marvin e Chuck Norris

Poi gli attori. È inutile girarci intorno, si salva il solo Lee Marvin, cui è stata giustamente assegnata una parte di primo piano. Quanto a Chuck Norris, avevo visto solo un paio di puntate di Walker Texas Ranger, ma roba di 10 anni fa. Chuck Norris è la brutta copia di un’imitazione di Sylvester Stallone. Coi baffi e la barba. Se guardate Rambo del 2008, Stallone fa quasi sorridere tanto è vecchio e goffo. Beh, Chuck Norris fa ridere nel suo momento d’oro.

Il nostro Chuck è comunque formidabile: sostiene impassibile lunghi primi piani, non rivela mai un’emozione, parla pochissimo con frasi cortissime, fa battute che definire scontate è un oltraggio al luogo comune. Non piange, non ride, ma si commuove 4 secondi quando muore il suo miglior amico (contateli, forse sono meno). Però ammazza tutti. Quando mena dà l’impressione di essere invulnerabile; un po’ come la Spagna in finale contro l’Italia.

I cattivi: allora, abbiamo Freddie Mercury a capo di una manica di spettinati e barbuti arabi armati, i quali non solo sono dei fondamentalisti islamici, ma:

  • sono kamikaze (ok, ci può stare)
  • sono antisemiti e filonazisti: selezioneranno gli ebrei fra i passeggeri e li rinchiuderanno in una cella a parte
  • sono marxisti: esplicitano a più riprese l’odio per le politiche imperialiste americane

Insomma, le hanno tutte. Poi però li vediamo consegnare una bambola a una bambina di 6 anni con parole d’affetto, far distendere una signora incinta perché viaggi più comodamente, picchiare a sangue un marine americano… ah no, questo non è un bel gesto.

PS: i terroristi incaricano la hostess di selezionare gli ebrei e lei inorridisce perché… è tedesca! È ben piccolo il mondo…

Il viaggio in aereo dura circa 45 minuti. Verrebbe da chiedersi se non sia stato filmato in presa diretta, tranne per un minuscolo dettaglio: l’aereo è più fermo della Casa Bianca. Nessuna vibrazione, nessun rumore, nessuna corrente d’aria: fuori dai finestrini solo il bianco (e mai l’azzurro: non chiedetemi perché).

Le scene di guerra sono molto semplici: gli arabi non vedono, non sentono, non mirano. Ecco spiegato il motivo per cui vengono presi di sorpresa più e più volte, colpiscono solo muri e muoiono a grappoli.

Per contro, Chuck Norris ha una percentuale realizzativa del 100%. Come tocca il grilletto fa un morto. Inoltre si esibisce in numeri sulla motocicletta (dove è ben visibile in volto lo stuntman), col bazooka, come sommozzatore, come granatiere, e ovviamente eccelle nelle arti marziali. Inoltre ha un’arma segreta che tutto il mondo gli invidia: una moto dotata di lanciamissili anteriori e posteriori e mitragliette (solo anteriori). Basta spingere un pulsante e il missile annienta l’obbiettivo. Così, senza mirare, e il gioco è fatto.

Dispiace che in questa pellicola siano stati coinvolti attori del calibro di Lee Marvin e Martin Balsam, già visiti in film che hanno fatto la storia del cinema:

  • Lee Marvin è la star di Quella sporca dozzina di Aldrich, Il grande uno rosso, Senza un attimo di tregua di John Boorman, I professionisti (western con Burt Lancaster e Claudia Cardinale), Il grande caldo del mitico Fritz Lang, Duello nel Pacifico (sempre di Boorman) che lo vede contrapposto a Toshirô Mifune, eccetera
  • Martin Balsam ha timbrato in pellicole del calibro di La parola ai giurati, Tora! Tora! Tora!Il promontorio della paura insieme a Gregory Peck e Robert Mitchum, Tutti a casa di Comencini e Colazione da Tiffany

Ma così è la vita, e il 1986 verrà ricordato per il disastro nucleare di Chernobyl, il primo numero di Dylan Dog, la mano de Dios di Maradona ai Mondiali contro l’Inghilterra e… Delta Force!

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