La versione di Richards

Racconto scritto per il Premio Letterario “La bugia”2013 – limite 1800 battute.

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“Ehi, Richards, domani è il gran giorno. Come ti senti?”
Richards piegò la bocca in un sorriso amaro.
“Come vuoi che mi senta? Una vigilia è uguale a un’altra. Se proprio vuoi saperlo, mi sentivo così prima del diploma.”
“La sedia elettrica e il diploma, che bel paragone. L’ho sempre detto che avresti dovuto fare lo scrittore.”
“Già, forse hai ragione. Sarà per la prossima volta.”
“Richards, posso farti una domanda? Perché hai confessato? Gira voce che non eri neanche nell’elenco degli indagati.”
Richards si avvicinò alle sbarre e ci cacciò la testa in mezzo:
“Vuoi sapere la verità?” – sussurrò – “vuoi sapere come sono andate veramente le cose? Non ho ucciso io Ronald Flurry, è caduto dall’impalcatura mentre mi stava fotografando.”
“Che cosa? Ma per favore…”
“Non mi credi? Aspetta.”
Andò a prendere la Bibbia che teneva sul letto ed estrasse una piccola fotografia.
“Ecco, sei il primo che la vede.”
La foto ritraeva Terence Richards in tenuta da lavoro, incorniciato in una finestra di un edificio in costruzione.
“E se anche fosse vero, come fai ad averla tu? Se ho capito bene, Ronald è caduto mentre cercava di fotografarti…”
“Il destino ha voluto che riuscisse a scattarla in tempo. La macchina è rimasta sul ciglio dell’impalcatura, mentre Ronald…”
La guardia seguitava a rigirarsi la foto fra le mani, come se la risposta dovesse apparire da un momento all’altro.
“Ma perché diavolo hai detto quelle cose al processo?”
“Perché io e Ronald… io l’amavo, che senso aveva vivere senza di lui?”
La guardia gli rivolse un’occhiata interrogativa, Richards si lasciò scrutare senza muovere un muscolo.
“Ma Flurry era sposato, aveva figli…”
“La moglie non sapeva niente, nessuno sapeva niente.”
“E ora… Perché mi dici queste cose?”
Richards non rispose, si adagiò sulla branda e non proferì più parola.

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