Le presentazioni di libri puzzano

A tre mesi dall’uscita de I demoni delle campagne, con quattro presentazioni e un paio di eventi alle spalle, sento l’esigenza di rendere pubbliche alcune considerazioni generali.

Le presentazioni sono viste come il luogo privilegiato per la vendita del libro (specie se lo scrittore non è una celebrità nazionale). Penso che siano tutti d’accordo su questo punto: editori, scrittori e lettori. Motivo per cui, quando andiamo a una presentazione, ci sentiamo in obbligo di comprare il libro. Almeno io, un po’, quest’obbligo lo sento.

Ed è proprio quest’odore di commercio – più che un odore, un sentore, quasi un fetore: le presentazioni di libri puzzano! – che può far perdere di vista la cosa più bella delle presentazioni di libri: l’incontro tra l’autore e il lettore.

Il primo lettore è il moderatore, colui che conduce la presentazione. Il suo cappello introduttivo, le sue domande svelano la sua interpretazione del libro: cosa gli è piaciuto, cosa l’ha incuriosito sorpreso colpito. Qualunque cosa l’autore gli risponda, non ha importanza: la domanda nasce dal libro e la risposta è impossibile da cogliere pienamente senza aver letto il libro.

Eccoci tornati al libro. E l’autore?

L’autore è lì in carne ed ossa: può essere più o meno colto, cabarettista o soporifero, elegante o spelacchiato, ma non importa: al centro di tutto c’è il libro.

Mi è capitato in un paio di occasioni di assistere a delle presentazioni quasi esilaranti. Poi il libro era un tuffo nella noia. Al contrario quell’ometto basso, ostile all’attività fisica e dalla parlata salmodiante ha partorito un romanzo adrenalinico. (Nomi e cognomi solo in privato.)

Non vorrei che questo esempio venisse inteso come una nuova associazione arbitraria del tipo “se è grassa, è simpatica“: saper catturare l’attenzione e divertire il proprio pubblico sono doti che non escludono la capacità narrativa, proprio come l’obesità non garantisce la simpatia (prendete Benigni e Maurizio Costanzo).

Tirando le somme di questo articolo che era partito con un intento – dimostrare che le presentazioni di libri non sono un’iniziativa meramente commerciale – e ha finito per dimostrare quasi l’opposto – si va alle presentazioni per scoprire, dunque comprare, un libro, non tanto per assistere alla performance dell’autore – quello che volevo dire è:

(riga di sospensione per riprendere fiato)

  • io, autore, organizzo presentazioni per incontrare il lettore reale (chi ha già letto il libro) e potenziale, per scoprire come ha accolto il libro o quali sono le sue aspettative
  • tu, lettore, vieni alla presentazione per scoprire un nuovo libro. Non soffermarti troppo sull’autore, concentrati sui brani che vengono letti e su tutti quegli indizi che creano l’aspettativa sul libro. In altre parole: leggi il libro se ti attira il libro, non se ti sta simpatico l’autore

Vendere i libri è gratificante, ma lo è ancora di più scoprire di esser riuscito a trasmettere qualcosa al lettore, e vedere che in giro c’è ancora qualcuno che sta cercando qualcosa di bello.

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