La mafia è Anime nere. Con buona pace di Suburra

Anime nere, un film di Francesco Munzi

Suburra di Stefano Sollima va forte al cinema: è tra i più visti della settimana (secondo). Un intrigo fra cosche e politica ben diretto e ottimamente recitato, ma tutto fumo (atmosfera) e niente arrosto (azione). Per non parlare del finale, pacchianamente definito “L’apocalisse”: poco realistico e, sotto sotto, moralista. Ecco perché non lo trovate nella mia personalissima selezione dei migliori film italiani degli ultimi anni.

Il maggior pregio di Suburra sta nell’avermi fatto tornare in mente Anime nere, il mafia movie made in Italy che ha destato l’attenzione della critica a Venezia 71 e ha vinto ben 9 David di Donatello. Purtroppo questa storia di ‘ndrangheta calabrese non ha quasi trovato spazio nei cinema italiani; rischia così di essere dimenticata.

A torto, perché l’opera di Munzi è un film importante ben più di Suburra o del celebrato La mafia uccide solo d’estate di Pif (carino eh, ma se la gioca a un livello inferiore). Anime nere è paragonabile al Lucky Luciano di Rosi (dove però recitava un immenso Volonté): film senza personaggi, ma con persone, in cui non trova spazio il mito del mafioso – come in Scorsese, Coppola, ecc. – perché ci sono solo uomini crudeli, anime nere.

Pazienza se il prodotto non è patinato come Suburra o emozionale come La mafia di Pif, se il ritmo è lento, l’atmosfera cupa, la crudeltà immediata, lancinante, senza climax, perché questa è la realtà. E il finale, così disperato, sincero, viscerale, è un’autentica bomba.

Dopo Anime nere la ‘ndrangheta vi farà ribrezzo. Sì, Marlon Brando è meraviglioso nel Il padrino e Claudio Amendola è inaspettatamente grande nei panni del Samurai, ma oggi, mostrando la mafia, prima di ogni altro sentimento è importante suscitare il ribrezzo. Anime nere lo fa benissimo.

Fabrizio Ferracane in Anime nere di F. Munzi

Un nerissimo Fabrizio Ferracane

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