Far East Film Festival 19: la guida completa ai film

Far East Film Festival #19, Udine #FEFF

Signore e signori, siete pronti per il #FEFF19? Sono spiacente di comunicarvi che oggigiorno essere pronti non basta più. Serve una guida. L’unica alternativa è vedere tutti i film e vincere un viaggio di sola andata per il manicomio più vicino. Credetemi, non è fattibile: una volta ho guardato 7 film, dalle 9 del mattino alle 2 di notte, ed è stato bello, sì, ma una di quelle cose più belle da raccontare che da vivere.

Quest’anno, per la prima volta, ho deciso di condividere con voi la mia infallibile guida ai film del Far East. Come ogni guida, non è esente da difetti. Ma è gratuita, dunque non lamentatevi.

Avviso: non ho visto nemmeno uno dei film che sto per consigliarvi, quindi poi non venitemi a dire “ah ma pensavo fosse una storia romantica, invece con l’amante ci fa venti chili di ragù”. Può capitare. Non siamo a un dannato festival del cinema di Spielberg, dove la cosa più strana che può accadere è un’anziana aristocratica che fa un ruttino, ma al Far East Film Festival. Qui ci sono ragazze che mangiano tagliaunghie e kaijū pronti a far capolino dietro ogni palazzo. Dal momento che mettete piede in sala, non aspettatevi di tutto – non c’è di tutto – ma aspettatevi l’inaspettato, come ammette lo stesso Far East.

Far East Film Festival 19: i film consigliati

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Far East Film Festival di Udine 2017: calendario film consigliati

Cosa può essere una dark comedy a colpi di arti marziali ambientata in una prigione? Non ne ho idea, per fortuna c’è Jailbreak, unico film cambogiano in gara.

La Cina schiera un sestetto di film altamente pericolosi: da sentimentali viaggi nel tempo a commedie scolastiche e drammoni familiari, l’unico che consiglio è l’inaudito western tibetano on the road Soul on a string: potenzialmente una bomba.

Tra le coproduzioni Hong Kong/Cina consiglio Kung fu yoga – merita per il titolo e Jackie Chan – e Soul mate, dramma femminile fra migliori amiche, perché può succedere di tutto.

Hong Kong promette grandi cose (anche) quest’anno: 7 film tutti potenzialmente interessanti. Dunque andiamo alla commedia Love off the cuff (terzo capitolo della saga, al Far East 2017 danno anche il primo capitolo Love in a puff nella retrospettiva hongkonghese, che vi consiglio); Mad world dramma sulla pazzia, argomento sempre apprezzato; A nail clipper romance sulla ragazza che si mangia i tagliaunghie – serve altro?; Shed skin papa sul bizzarro rapporto padre-figlio; The sleep curse per un bel bagno di sangue (splatter-horror: olè!); Shock wave per chi ama l’azione o vuole scoprire cos’è e Vampire cleanup department, la commedia horror vampiresca che in realtà potrebbe essere una clamorosa scudisciata nelle palle, ma non si sa mai.

L’Indonesia si presenta con un solo film: My stupid boss. Secondo me è una cacata colossale, ma un film indonesiano bisognerà pur vederlo.

Imperdibile l’esordio al #FEFF del Laos con il thriller soprannaturale Dearest Sister firmato addirittura da una donna: Mattie Do. Sono già in prima fila per la ola.

Il Giappone è da un po’ che non vince il festival (anche se per me avrebbe meritato l’anno scorso con Mohican comes home). Quest’anno ci prova con 13 titoli dove il genere romance ahimè domina: per esasperazione potrei optare per la famiglia transgender di Close-Knit. In realtà chi ci salva c’è, a partire da Uchida con Love and other cults: l’eclettico regista di Lowlife love (visto sempre al Far East). Grandi aspettative anche dalla cinephile gangster dark comedy Hamon: Yakuza boogie e da Survival family, un disaster movie che potrebbe purificarci da tanti fail statunitensi di genere. Occhio anche al film sugli scacchi Satoshi: a move for tomorrow – adoro i film sullo “sport” – alla commedia hipster My uncle e soprattutto all’amore senza età di Policeman and me del regista quasi-cult Hiroki Ryūichi. Se rimane tempo, Scoop! è il thriller sui paparazzi che mancava – magari finisce in un bagno di sangue. È giapponese anche l’unico documentario che vi consiglio: Mifune: The Last Samurai di Steven Okazaki che, da titolo, ripercorre la vita e/o i film del celeberrimo Toshiro Mifune, attore feticcio di Kurosawa.

La piccola Malesia arriva con il mio film preferito del Far East 19: il grindhouse western Mrs K. Tarantino è già lì che trema. Straconsigliato.

Finalmente eccoci alla mia amata Corea del sud. Anche per lei 13 titoli, come il Giappone, ed è una goduria senza fine: dai thriller ai film d’azione, con tanto di 2 – due! – film sportivi: Split sul bowling e Run-off sull’hokey. A completare il capolavoro di scelta dei titoli, Fabricated city: un thriller sui videogiochi (wow!), e la casa dei fantasmi House of the disappeared. Gli altri film consigliati sono Bluebeard (serial killer!), Confidential assignment su una coppia di poliziotti, New trial per tornare nei tribunali (un legal drama ci vuole sempre), e The prison, per vedere che succede in un action movie carcerario coreano. Secondo me, botte da orbi.

Dalle Filippine arriva l’imperdibile horror religioso Seclusion di Erik Matti, regista che ho adorato l’anno scorso per Honor thy father. Interessante anche Mercury is mine, una commedia nera violenta che potrebbe essere un fiasco – viene pur sempre dalle Filippine – o una gemma.

Taiwan arriva con 4 film. Soprassedendo sul musical, è Mon mon mon monsters a farmi battere il cuore: una commedia horror scolastica sul bullismo. Davvero, può essere una gioia. In seconda battuta i gangster sui taxi di Godspeed e il film di formazione At Café 6.

La Thailandia merita l’en plein, 3 consigliati su 3 presentati: alla grande l’horror casalingo Take me home, benissimo il giovane fantasma di Siam Square, perché no la “storia d’amore sulla neve” One day.

Chiude il Vietnam con Tam Cam: The Untold Story, definito “Cenerentola incontra wauxiapian”, personaggio della mitologia cinese esperto di arti marziali. Insomma, un delirio da vedere in prima fila.

Se siete interessati al tema, ci sono ben due film transgender: oltre al già citato Close-Knit, abbiamo il filippino Die beautiful. Il rischio è che siano i due film più “normali” del Far East 2017. Fate vobis, io facio altros.

In particolare, la retrospettiva Hong Kong Cinema 1997-2017. Fra i titoli in programma, alcune gemme di assoluta bellezza: Infernal affairs (da cui il remake di Scorsese The departed), Made in Hong Kong – il capolavoro di Fruit Chan, Kung fu hustle, The mission di Johnnie To, Ip man e A simple life, oltre al già consigliato Love in a puff.

Occhio ai 4 classici restaurati: per Branded to kill (Giappone, 1967) e Cain and Abel (Filippine, 1982) sono già in sala, ma non sottovalutate Three years without God (Filippine, 1976). Il quarto, Moments in a stolen dream, è una storia d’amore filippina del 1977: deciderò sul momento, potrei pagarla cara.

Siamo arrivati alla fine di questa guida completa e incontestabile al diciannovesimo Far East Film Festival di Udine. Adesso sapete cosa andare a vedere e cosa no. Poi non lamentatevi se beccate una schifezza!

PS: ricordatevi di scaricare la guida in pdf!

2 commenti a “Far East Film Festival 19: la guida completa ai film

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