La terapia d’urto di Alejandro Jodorowsky

Vanto una certa esperienza di cinema horror e affini (Il demone sotto la pelle, La cosa e Omen sono la top3) che sconfina talvolta nel cinema dell’assurdo e del paranoico. RAROVIDEO Visioni Underground è manna dal cielo: ricicla, restaura e propone in versioni ottimali film che sennò andrebbero perduti. Tra questi il catalogo completo di Alejandro Jodorowsky. Chi sia Jodorowksy non lo so nemmeno io: mi sono imbattuto per caso in quattro suoi dvd e li ho comprati al volo (e a occhi chiusi): Santa Sangre, The Holy Mountain, Fando y Lis e El Topo. Le trame sono quanto di più visionario abbia visto finora, ma non è questo il punto. Jodorowsky ha realizzato quei film con un intento nobile ed elevato: voleva fare cinema terapeutico, ma leggiamo le sue parole:

prendi Festen di Winterberg: è una denuncia di un abuso sessuale di un bambino che dà vita a un violento confronto famigliare. Questo film ha cercato di essere terapeutico mostrando una critica alla famiglia. (…) però credo che la funzione curativa più grande dell’arte la si ottiene arrivando al sublime, cosa molto più difficile, altrimenti si è solo dolci, raffinati… Un cinema terapeutico deve mostrare modelli, metterci di fronte a problemi e poi però risolverli. Mostrare una coppia in crisi, poiché uno dei due cambia e l’altro no. Quindi mostrarci che quello che non cambia è costretto a sottoporsi anch’esso a una trasformazione per arrivare al livello raggiunto dall’altro. Esempi così insomma, che descrivono la realizzazione sublime dell’essere umano.

Che è in sostanza quello che ho cercato di dire nel post Lo scrittore in quello che scrive e Lo spessore di un libro, riuscendoci solo in parte (le miei idee sono ancora solo idee… in attesa di diventare ideali).

Comunque grande Jodorowsky! E guardatevi Santa Sangre, un horror-drama sui generis con un finale (appunto) sublime.

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