Chicken Park (1994)

Jerry Calà all'ingresso di Chicken Park

Nel 1994 Jerry Calà decide che è venuta l’ora di diventare grande. Il miglior attore della peggior corrente cinematografica italiana – la commedia Vanzina style – si siede dietro la macchina da presa e dirige il suo primo film. Ovviamente Jerry non poteva limitarsi alla sola regia, lo troviamo quindi protagonista e mattatore assoluto di Chicken Park.

la bruttissima locandina di Chicken Park

Per il suo esordio da regista Jerry Calà sceglie di dirigere una parodia di Jurassic Park. Nello stesso anno un altro personaggio noto (non riesco a definirlo attore) fa il suo esordio alla regia, sempre con una parodia: parlo di Ezio Greggio e del suo Il silenzio dei prosciutti.

Ebbene, Jerry è riuscito a fare peggio di Ezio Greggio! Per quanto brutto sia Il silenzio dei prosciutti, Chicken Park è un lavoro talmente imbarazzante che non è stato nemmeno distribuito in sala. Al contrario, l’opera di Greggio sbarcò perfino in America, dove figurò addirittura tra i film più noleggiati del weekend.

La trama di Chicken Park

A differenza di molti filmbrutti, Chicken Park ha una trama.

Jerry è Vladimiro, un allevatore di polli – o qualcosa di simile – che ha perso tutto. Gli è rimasto solo Joe, il suo pollo da combattimento. Non gli resta altro da fare (?) che andare a Santo Domingo per far combattere Joe nelle bische clandestine. Purtroppo, dopo la prima mirabolante vittoria, Joe viene rapito e portato al Chicken Park. Vladimiro urla il suo dolore: “Joe! Joe! Chi mi ha preso l’uccello?” e parte alla volta del misterioso parco.

Jerry Calà e il pollo Joe in Chicken Park

In sostanza la trama finisce qui. Tutto il resto è un succedersi di citazioni e parodie che hanno il solo scopo di aggiungere 80 minuti di girato a quello che altrimenti sarebbe un cortometraggio.

Nel finale succede un po’ di tutto, ma prima devo comporre il puzzle del film.

Il puzzle del film

Come dicevo, Chicken Park ha una storia principale che dura 15 minuti. Tutto il resto sono scenette a sé stanti per fare minutaggio. Analizzarle una ad una è impossibile, tanto varrebbe pubblicare la sceneggiatura. Le ho suddivise per tipologia.

Citazionismo sfrenato

Chicken Park abbraccia il citazionismo sfrenato di Hot shots portandolo all’estremo: ogni scena una freddura, una citazione, una forzatura. Chi ne paga le conseguenze è il malcapitato spettatore.

Alcuni film citati, in ordine di gravità:

  • Il cacciatore: Jerry Calà che fa Robert De Niro nella scena della roulette russa è un colpo al cuore
  • Jurassic Park: il blockbuster di Spielberg viene sfottuto fin dal titolo; i polli giganti sono qualcosa di inaudito
  • Full metal jacket: il pilota dell’aereo fa un discorso di benvenuto alla Sergente maggiore Hartman; scena di una povertà impressionante
  • La famiglia Addams: ha saccheggiato metà famiglia, ma la metà sbagliata: mancano Lerch e zio Fester
  • Lo squalo: se i polli son giganti, lo squalo è miniaturizzato e nuota in una pozzanghera
  • Alien: la dottoressa si chiama Sigourney, omaggio a Sigourney Weaver, protagonista della serie di film Alien

Inoltre cita a caso e senza il benché minimo aggancio con la storia Edward mani di forbice, Mamma ho perso l’aereo, Apocalypse now e/o Platoon

Alessia Marcuzzi e Demetra Hampton

Alessia e Demetra sono le donne del film. E che donne!

La Marcuzzi appare all’inizio del film nei panni della hostess di volo. A vederla oggi, con il senno di poi, fa una gran tenerezza. Più rilevante la seconda scena, in cui Alessia indossa un provocante vestitino rosso che mette in mostra tutte le sue due qualità. Quanto a recitare, si fa mangiare in testa da una Flavia Vento qualsiasi.

Demetra Hampton sexy in Chicken Park

Demetra Hampton è la coprotagonista del film, ed è lei che si accolla l’onere del topless: unica gioia in un film avaro di emozioni. Ma anche qui… perché non la Marcuzzi? Chicken Park è parsimonioso anche nella scelta dei decolté da disvelare.

Ci sarebbe anche Rossy De Palma (Morticia), attrice feticcio di Almodovar coinvolta chissà come in sta cazzata nostrana, ma in un film come Chicken Park non si cerca la prestazione d’attore, si cerca la scollatura generosa, la gonna che si alza, la spallina che si abbassa…

Tante belle idee nel cesso

Un po’ a sorpresa, Chicken Park presenta un campionario meta-cinematografico quasi completo. Niente che in un modo o nell’altro non si era già visto, però il tentativo è da apprezzare.

Alessia Marcuzzi in un paio di occasioni parla con Jerry come a telecamera spenta, riferendosi alle sue comparsate: “ho un’altra scena più tardi”; poi Jerry dice alla troupe “lei ha finito” e la troupe entra nell’inquadratura (mi ricorda una scena del meraviglioso Il ritorno dei pomodori assassini con un giovane George Clooney).

In una scena Jerry, insoddisfatto della coprotagonista poco figa, buca lo schermo del cinema e ne sceglie un’altra fra il pubblico in sala. Lei – Demetra Hampton – “entra” nello schermo, si cambia i vestiti e inizia a recitare.

Sarà uno degli attori – Mano della famiglia Addams – a premere il pulsante rosso “The end” che metterà fine al film facendo saltare in aria il Chicken Park (le esplosioni sembrano prese da altri film).

Durante il dialogo nel letto fra Jerry e Demetra Hampton, la colonna sonora entra fisicamente nel film: sdraiato tra loro appare un sassofonista, ma gli attori recitano come se non ci fosse.

Queste idee non fanno schifo. È il modo in cui sono realizzate che smorza qualsiasi entusiasmo. Jerry guarda ai Monty Python, spera passare per un Leslie Nielsen qualunque, prega di eguagliare Ezio Greggio, ma finisce con la faccia nel letame.

Qui si ride

Due i momenti quasi divertenti del film. Ve li rovino raccontandoli:

  • Jerry, Demetra e il magnate del Chicken Park sono in attesa che si schiuda un uovo di pollo gigante. Quando succede, ne esce un tizio vestito da indiano che dice: “Balla coi lupi? Non è Balla coi lupi? Ho sbagliato set! Kevin, Kevin!”
  • Joe viene divorato da un pollo gigante e Jerry parla al suo cadavere: “Joe, eri così buono…”, poi lo assaggia e “Joe, ma sei ancora buono!”

I polli giganti

Eccoci finalmente ai famigerati chicken del titolo. Un magnate visionario ha riscoperto un’antica razza di polli giurassici, grandi come t-rex ma tonti come polli: se cercano di scappare dal parco, un enorme spiedo basta a indurli alla retromarcia.

Per economizzare sugli effetti speciali, Jerry ha ben pensato di riprodurre solo una zampa e la testa. I polli tutti interi vengono inquadrati solo quando scorrazzano liberi fra erbe infestanti che Jerry vuole spacciarci per alberi.

I tragici effetti speciali di Chicken Park: pollo ingrandito

Ebbene sì, gli effetti speciali sono realizzati secondo la vecchia scuola: se voglio far sembrare grande qualcosa di piccolo, lo inquadro da vicino. Un trucco che era anacronistico già negli anni ’50, e mostra tutti i suoi limiti in una scena obbrobriosa in cui gli enormi pollastri scavalcano Jerry con un balzo. A livello tecnico, il punto più basso della filmografia di Jerry Calà.

Il finale gender di Chicken Park

Nel finale di Chicken Park potevo aspettarmi di tutto, ma non un gigantesco pollo omosessuale che tenta di inchiappettarsi Jerry!

Jerry Calà con il pollo omosessuale

Giusto due minuti prima un enorme pollo etero ci aveva provato con Demetra Hampton, in una sorta di King Kong avicolo. A differenza dell’illustre predecessore, la Hampton si era mostrata ben disposta verso il suo seduttore, ma l’intervento inopportuno di Jerry ha evitato il peggio (o il meglio).

Il pollo gigante ci prova con Demetra Hampton e lei ci sta!

Tre appunti, tre domande da urlare nella notte come preghiere

Gli anni di Jerry

Nel 1994 Jerry Calà aveva 43 anni, ma in viso ne accusava una decina di più. Tuttavia si esibisce in alcuni scatti da centometrista e si arroga il diritto di limonare furiosamente Demetra Hampton, lasciando però i fan a bocca asciutta del suo repertorio di “ocio”, “libidine”, “doppia libidine” e il sempre agognato “libidine coi fiocchi” (quando lo fa applaudo anch’io).

Insomma, un Jerry tuttofare che non dà fondo al suoi cavalli di battaglia è un Jerry a metà.

Alla console: Umberto Smaila

Umberto Smaila è incaricato solo della colonna sonora. Dal suo cilindro escono musichette da Game Boy, un plagio degli 883 e un micidiale rap cantato dall’istrionico Jerry Calà. Per una volta mi sento di dire che Umbertone non ha colpe: quello che si vede e si dice è molto peggio di quello che si ascolta.

Ma porca…

Chicken Park è stato filmato in lingua inglese, poi doppiato in italiano. Diciamo che non è stato uno dei doppiaggi più riusciti, in particolare Jerry che doppia sé stesso è a dir poco ridicolo.

Dopo anni di irreperibilità, Netflix ha salvato Chicken Park dal meritato oblio. Dunque ocio se avete Netflix, potreste trovarlo fra le commedie insieme a Harry ti presento Sally e Colazione da Tiffany!

Guarda Chicken Park su YouTube

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