Ragazzi della notte (1995)

Ragazzi della notte (1995) di e con Jerry CalàItalia, 1995 DC. Jerry Calà, reduce dal flop del suo primo film da regista – il capolavoro trash Chicken Park, mai passato al cinema -, riesce incredibilmente a trovare i fondi per una seconda pellicola e gira Ragazzi della notte, forse il suo progetto più ambizioso.

L’idea di Jerry – che ha anche scritto e interpretato il film, un po’ come Orson Welles in Quarto Potere – è un film a mosaico, quasi senza trama, per “fotografare” la vita notturna dell’inizio degli anni ’90. Per realizzare questa sorta di La grande bellezza anni ’90, Jerry scrive un intreccio complicatissimo che neanche il Nolan di Inception, il cui scopo è quello di portare avanti le vicende di un’infinità di personaggi dal tramonto all’alba. Vediamo com’è andata.

Nota bene: è impossibile tentare di riassumere o anche solo elencare i personaggi che Jerry Tolstoj Calà inserisce in questa sorta di Guerra e pace della movida italiana. Mi soffermerò su alcuni dettagli, scene e dialoghi. E che Dio me la mandi buona.

“2 giorni di limoni, 2 di seghe e poi dentro!”

Ho pensato fosse giusto iniziare con questa citazione di uno dei seicento protagonisti di Ragazzi della notte, per farvi capire con cosa abbiamo a che fare: “bravi ragazzi” che incontrano “brave ragazze”, puri di cuore che si fanno ammaliare dalle illusioni della notte (droga, sesso, donne che sembrano trans ma forse sono donne…), personaggi senza scrupoli e senza inibizioni (i cattivoni!), una manciata di moralismo spicciolo e, soprattutto, una marea di figa. Eggià: per la prima ora di film, ogni volta che cambia scena c’è una nuova pupattola sullo schermo. Il denominatore comune delle comparse femminili non è la capacità di recitare, ma la bellezza.

I personaggi, manco a dirlo, sono tutte macchiette: dal bonario gestore della discoteca alla sedicenne pronta a tutto pur di entrare nello show business (ma Jerry declinerà incomprensibilmente le avances della procace minorenne), fino al fidanzato frigido che si rivela omosessuale. In quest’ultimo caso è interessante sottolineare come tale personaggio appaia solo 3 volte in tutto il film, una delle quali non dice battute. In casi simili o sei Tarantino, e in tre inquadrature riesci a delineare un profilo complesso, o cambi mestiere.

In questo pot pourri umano fa irruzione uno spelacchiato Jerry Calà nella parte di sé stesso. Bisogna ammettere che in quel sottobosco di attori Jerry sembra un gigante: ha lo stesso impatto che avrebbe Al Pacino in un film di Alessandro Siani (anche se Al Pacino ha fatto questo). Le scene con Jerry sono lampi nella notte, panna montata nel liquame, Bottura al ristorante cinese. Peccato che non c’entrino assolutamente nulla con il resto del film, tanto che si potrebbero tranquillamente tagliare. Ma penso proprio che “tagliare” sia un verbo sconosciuto a Jerry e a Brunetto Casalini Paroo, curatore del montaggio di Ragazzi della notte: bel nome, complimenti.

Last but not least, segnalo l’apparizione di un Solange più gay che mai: forse è la cosa più autentica del film (insieme al bitch instinct di Alessia Merz).

“Non c’è una trama, sono scene a cazzo”.

Dopo mezz’ora di proiezione uno di noi ha avuto il coraggio di fare La Domanda: “Scusate, ma qual è la trama?”

Lapidaria la risposta: “Non c’è una trama, sono scene a cazzo”.

Dunque, non aspettatevi altre delucidazioni su ciò che accade sullo schermo.

Musica maestro!

Per il vostro equilibrio psico-fisico sono obbligato a segnalarvi che dal primo all’ultimo minuto le immagini sono accompagnate da musica disco anni ’80/’90. Che le scene siano tentativamente comiche o ridicolmente drammatiche, nulla cambia: la solita, infinita colonna musicale sarà nelle vostre orecchie, con alcuni sbalzi di volume non sempre voluti.

Un trattamento del genere è stato riservato solo a Malcolm McDowell in Arancia meccanica, ma quella era finzione, questa è realtà!

Tra Aronofsky e Leone

Il Jerry Calà regista meriterebbe non un capitolo, ma un libro a parte. Perché Jerry non si limita a una regia di base, ma cerca il virtuosismo, l’inquadratura alternativa, il primo piano d’effetto. In una scena in discoteca, nel delirio di luce stroboscopica, si esibisce in alcuni movimenti della camera dal basso in alto che mi hanno fatto pensare un 25% a Requiem for a dream e un 75% a quella volta in traghetto, col mare grosso…

Ma il top lo sfiora quando si avventura in dei primi piani alla Sergio Leone: telecamera fissa sui volti, a indagare stati d’animo che gli attori non riescono o non vogliono esternare. Lo spettatore, spiazzato, non può far altro che contare le rughe sulla fronte degli attori.

La bòna, il brutto e il cattivo

Venendo agli attori, mi concentrerò sui tre che mi hanno colpito di più: Alessia Merz (la bòna), Valerio Staffelli (il brutto) e Walter Nudo (il cattivo).

Walter Nudo si prende la scena con la sua chioma da metallaro e uno smanicato nero, tuttora fra i più venduti di Amazon Romania. Purtroppo Walter sta alla recitazione come Rocco Siffredi all’abito talare: il risultato è tra il penoso e l’indecente.

Altra presenza di notevole impatto emotivo è quella di Valerio Staffelli, futuro “tapiratore” di Striscia la notizia: brutto era brutto già allora, in più gli è toccata la parte di un personaggio antipatico, acido e profittatore. Ad oggi resta la sua unica prestazione da attore (salvo un paio di comparsate in film di Salvatores); una macchia difficile da lavare.

A risollevare il morale (e non solo) c’è una ventenne Alessia Merz, per l’occasione storpiata in “Mertz”. La giovane Alessia scoppiava dalla voglia di levarsi i vestiti, ma il buon Calà, in questo film puritano come non mai, le ha concesso “solo” di recitare in reggiseno. Oggi dicono sia diventata una brava mamma, ma i nostalgici, in assenza della collezione di «Novella 2000», possono consolarsi con la sua recitazione ammiccante in Ragazzi della notte.

Da segnalare anche la presenza di una bella quanto impacciata Samantha De Grenet nei panni della giornalista: lei, con le sue domande ficcanti, è il vero collante del film. Perché tutta la vicenda, sotto sotto, dovrebbe essere lo scenario che si apre di fronte a una troupe televisiva impegnata in un servizio sui ragazzi della notte. Inutile dire che lo scopo non è stato raggiunto.

Bolzano, Desenzano e… Riccione?

Un fatto curioso sono le discrepanze geografiche. Il film è ambientato nelle discoteche sulle sponde del Lago di Garda, il quale, poveretto, non viene mai mostrato. Tuttavia nelle scene iniziali si parla di Bolzano, mentre più avanti si accenna a un incidente al rientro da una nottata in disco a Riccione.

Ora io non so se è normale vivere a Bolzano, andare a ballare a Desenzano e fare ogni tanto una capatina di una sera sola a Riccione, ma in un film di Jerry ci si può aspettare questo e altro. Ad esempio la battuta: “Riccione a chi?”. Ma no, questa non c’è.

Momenti di gloria

Alcune scene mi sono rimaste impresse per la loro rara bruttezza. Ecco il mio personale podio.

  1. La scena di sesso nel bagno della discoteca. Irripetibile, ma trascrivibile:
    LUI: “Sì, grande, sei stupenda, non ci credo! No, non posso crederci, sei stupenda Vanessa, meravigliosa. Dio come ti sento; sei grande, favolosa, meravigliosa, mi fai impazzire, stupenda, grande, mi senti Vanessa? Dimmelo, dimmelo che mi senti, dimmelo dimmelo! Ti sento, io ti sento, mi fai impazzire, sei grande… dimmelo dimmelo che mi senti!
    LEI: “Senti, se stai zitto dieci secondi magari riesco anche a venire.”
  2. Il dialogo padre-figlio (Fabio Testi e Ivan Venini), in cui il povero Venini ha metà faccia clamorosamente abbagliata dal sole
  3. Jerry e il gestore della discoteca conversano amabilmente di una puntatina a Cuba per un po’ di sano turismo sessuale. Si erano accorti che la telecamera era accesa?

Ai piedi del podio la premiazione di Jerry in una discoteca: una scena all’insegna della modestia, considerando che il film lo ha scritto e diretto lui. E, come ogni altra scena di Jerry, non è introdotta né seguita da eventi che possano giustificarla.

Concludo incollandovi la recensione di MyMovies (voto 1/5):

Film manifesto in difesa delle discoteche. Jerry Calà non pagherà più le consumazioni in questi locali visto che ne propugna, con spirito degno di ben altra causa, la sopravvivenza tout court. I ragazzi, in un film come questo, sono tutti bravi e buoni mentre i genitori, ovviamente, non capiscono niente.

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