Robotropolis (2011)

Non so perché sto scrivendo questa recensione, ma visto che non so nemmeno perché sono al mondo, tanto vale procedere.

Robotropolis è un film del 2011 e non c’entra nulla con Metropolis (solo l’assonanza mi dà i brividi). Se mai lo guarderete, cercate di tenerlo bene a mente.

Se dovessi descriverlo in una frase direi che Robotropolis è un film sull’integrazione fra esseri umani e robot che fa più critica sociale di 1984 pur avendo meno sceneggiatura di un video della prima comunione.

copertina dvd RobotropolisLa trama e tutto il resto

A New Town si è concretizzato il primo esperimento di convivenza fra umani e robot.
I robot sono operai infaticabili, poliziotti diligenti, maggiordomi silenziosi. Una tv, la GNN, dedica un servizio speciale a quella che sembra una rivoluzione tecnologica a tutti gli effetti. La bella giornalista sta illustrando in diretta come i robot si prestino anche all’attività ludica, partecipando alle partite di calcio. Sulla sfondo assistiamo alla scena tristissima di un robot che si smarca sulla fascia, ma nessuno gli passa la palla (razzismo?). Poi, dopo uno scontro di gioco, un ragazzo nero (razzismo?) si avvicina al robot, protesta, gli dà una testata alla Zidane (critica sociale: il calcio è uno sport violento) e il robot reagisce in maniera misurata sparandogli un proiettile nel cuore (critica sociale: la tecnologia non è sempre buona). I robot impazziscono: fanno una carneficina (critica sociale: la terza guerra mondiale è sempre in agguato) e distruggono gli impianti petroliferi (critica sociale: i robot sono ambientalisti / la tecnologia migliora l’ambiente), ma non toccano i potenti (critica sociale: i robot sono uno strumento del potere e il potere è sempre contro la povera gente alias piove, governo ladro).

Scusate il paragrafo lunghissimo e illeggibile, ma tutto succede in 15 minuti. I restanti 65 sono completamente inutili. Assistiamo a ripetuti collegamenti televisivi fra New Town e New York, con tanto di sigla del tg della GNN e un pelato che, in diretta nazionale, sta quasi sempre zitto, salvo poi mettersi in collegamento con uno dei massimi esperti mondiali di robotica: un talebano (senza offesa, è di quella razza lì) che non dice assolutamente nulla di rilevante.

Intanto la giornalista, il cameraman innamorato di lei e il boss della tv che talvolta la porta a letto si danno alla fuga. Fra le altre cose riescono a uccidere un robot a mazzate. A un certo punto compare una bambina vietnamita: abbracci, pianti, poi l’abbandonano in una latrina vuota: “torniamo subito”. Subito è troppo tardi: la bambina è scomparsa. Disperazione degli attori e degli spettatori: ma chi era quella bambina? Serviva proprio quella scena? E questo sarebbe un film? È evidente che ci voleva una sequenza strappalacrime, ma di fronte all’incapacità di creare una situazione a filo con la sceneggiatura, hanno optato per inserirla in un minuto estratto a sorte dal figlio del regista.

Robot che inseguono umani su un campetto da basket: volete forse dirci che anche il basket è uno sport violento?

In lontananza, esplosioni di stazioni petrolifere.

I nostri entrano nella giungla, braccati dai cani-robot. Quando tutto sembra perduto, quando il cameraman si è fatto spiaccicare la testa da un robot, ecco apparire un tecnico di laboratorio truccato da Rambo che con una granata fa secche 3 teste di latta. Questa è la prima e unica arma usata da esseri umani nel film, perché le forze dell’ordine sono composte esclusivamente da robot e nessuno nelle metropoli ha il porto d’armi (fatevene una ragione).

Le loro strade si dividono per non dare punti di riferimento ai robot. I due scopamici trovano il punto più esposto della città – il letto di un fiume in secca – si fanno individuare dai cani-robot ed entrano con grinta in un tunnel. Lo percorrono fino in fondo e arrivano su una spiaggia: è una citazione di Apocalypto?

Davanti a loro, le piattaforme petrolifere in fiamme, dietro di loro, i robot incazzati neri: è la fine? No, perché nel palazzo del potere il capoccia scopre che l’inventore dei robot aveva architettato tutto per farlo fuori. Inviperito, si sbarazza del traditore (non chiedetemi come: durante quella scena stavo cercando un cioccolatino fra le caramelle) e indice un summit con un taiwanese di 16 anni davanti a un tavolo da hokeyin tre minuti annullano la violenza dei robot facendo l’upload di un file.

Torniamo ai nostri sulla spiaggia: l’upload sarà finito in tempo? Vediamo i robot avvicinarsi e… titoli di coda. Il tipico finale che strapperebbe una bestemmia al Papa.

Robotropolis: scena finale da bestemmia

Ricapitolando

  • critica sociale a go-go (razzismo, violenza nello sport, tecnologia pro e contro, ecologia e ambiente…)
  • la tv si chiama GNN! Ma come si fa?
  • storie d’amore improvvisate
  • finale assente

Volete ancora vederlo?

Quasi dimenticavo: ocio che l’inseguimento nella giungla è girato con telecamera modello bungee jumping, può provocare convulsioni.

4 commenti a “Robotropolis (2011)

  1. Uno dei peggiori film mai visti! Recitazione di livello parrocchiale (detto senza offesa), trama incompleta e inconcludente, regia assurda, effetti speciali al limite dell’indecenza… che altro dire: non guardatelo per nessun motivo, fidatevi!

  2. Film più brutto del mondo insieme agli altri film per il ciclo “fenomeni virali” di Cielo.. gli effetti speciali vengono meglio con Paint di Windows 98… Attori ridicoli li avranno presi dai commessi liceziati all Ld Market..
    [ ….. ]cit. Claud.

  3. Certamente si tratta di un film tremendo, ma attenzione: se non lo avete ancora visto, vi consiglio vivamente MANOS – THE HAND OF FATE, uno dei primi filmbrutti (è del 1966). Sicuramente vi resterà nel cuore.

    Se volete soffrire invece potete optare per L’UOMO PUMA del nostro Alberto De Martino.

    Dopo questi due film, Robotropolis vi sembrerà Avatar.

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