Lidrîs cuadrade di trê (2001)

Lidris cuadrade di tre di Lorenzo Bianchini - dvd coverUdine, Istituto tecnico industriale. Max, Nico e Asma sono tre studenti a rischio bocciatura. Dopo aver fallito l’ennesimo compito in classe, decidono di far irruzione di notte in aula insegnanti per sostituire i compiti prima che il prof li corregga. Non tutto va come previsto: Nico e Max perdono di vista Asma, il custode li scopre e sono costretti alla fuga. Il giorno dopo i due ragazzi si recano a scuola come se niente fosse, tanto che quando vedono il banco di Asma vuoto pensano sia rimasto a casa a dormire. Ma durante l’appello la prof non chiama Asma: qualcuno glielo fa notare, lei ribatte con un ambiguo “mi hanno informata della sua assenza”.

Dopo la scuola Max riceve la telefonata allarmata della madre di Asma: suo figlio non è rientrato a casa la notte scorsa. Preoccupati per il loro amico, Max e Nico decidono di tornare nell’istituto quella stessa notte per cercarlo. Quello che troveranno va oltre ogni immaginazione…

Un horror amatoriale fra Dario Argento e David Lynch

Leggendo il paragone vi sarà venuto da ridere. Innanzitutto, chi è questo Lorenzo Bianchini? E poi, se il film è del 2001, perché non se n’è mai sentito parlare (se non nei siti e nei forum dedicati al cinema dell’orrore)?

Lorenzo Bianchini è tecnico degli audiovisivi all’Istituto Tecnico Industriale A. Malignani di Udine, la scuola dove è stato girato questo Lidrîs cuadrade di trê, che è anche il suo primo lungometraggio. Da allora a girato altri 4 film (ho visto solo l’ultimo: Oltre il guado, che consiglio vivamente) con un budget che rasenta lo zero (penso non abbia mai superato i diecimila euro). E, come potete ben capire, il budget nel cinema conta più che in ogni altra forma d’arte.

I problemi di Lidrîs cuadrade di trê sono legati proprio all’assenza di budget: ne risentono la fotografia, in difficoltà soprattutto nelle riprese notturne e con scarsa luce, e il cast, composto da attori non professionisti, prevalentemente studenti dell’Istituo Malignani. In alcuni casi la prestazione è al limite del presentabile – vedi il commissario di polizia – ma i tre protagonisti si sono dimostrati all’altezza della situazione.

Allora, vi starete chiedendo, cosa c’entra il film di Bianchini con due maestri come Dario Argento e David Lynch? Lidrîs cuadrade di trê è un horror in pieno stile argentiano, in cui l’intrigo si sviluppa e si avviluppa allo stesso tempo: più informazioni ci vengono date, e più si incasina il quadro, fino al finale rivelatore. Il fatto è che Bianchini non si limita a creare un intreccio degno del miglior Dario Argento – i riti satanici in un istituto scolastico hanno più di un’analogia con Suspiria – ma riesce a imbastire un ulteriore livello interpretativo, tipicamente lynchiano: fonde il sogno con la realtà, interseca verità e incubo, paura e pazzia, fino a farci chiedere cosa è reale e cosa no.

Lidrîs cuadrade di trê è un film immenso, che si muove su una delle più ambiziose sceneggiature horror mai scritte. Il tutto senza sbavature né buchi di sceneggiatura (una rarità nei film amatoriali, ma anche nei costosi e brutti horror americani che invadono i multisala). Bianchini è bravo con la macchina da presa e maestro nel montaggio: riesce a rendere il senso dell’azione, a creare tensione e angoscia, a spaventare lo spettatore senza ricorrere ai soliti “buh!” e limitando al minimo indispensabile gli effetti speciali, che non sfigurano.

Cosa manca a Lidrîs cuadrade di trê per esser considerato una pietra miliare del cinema horror? Solo il budget. E questo è imperdonabile. Non a Bianchini, non a Udine, non agli italiani, ma ai produttori – da De Laurentiis in giù – che ciecamente investono milioni di euro in cinepanettoni e commedie mediocri e non affidano nemmeno centomila euro a un regista che ha tutte le carte in regola per diventare il punto di riferimento dell’horror italiano nel nuovo millennio (come lo è stato Mario Bava fino al 1970 e Dario Argento del ’70 al 2000).

Dimenticavo: è in friulano (sottotitolato)

Che sbadato, quasi dimenticavo di dirlo: Lidrîs cuadrade di trê è in friulano (non si capisce un’acca) e sottotitolato in italiano. Questa scelta, che a prima vista potrebbe sembrare un ostacolo, rende più realistica la vicenda e vi cala immediatamente nella realtà friulana, dove è tipico assistere a dialoghi che oscillano con naturalezza dal friulano all’italiano e ritorno. Inoltre, lima eventuali problemi di dizione, tipici degli attori non professionisti – non a caso le frasi in italiano sono quelle dove la recitazione si fa zoppicante.

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