Gli spietati (1992)

Il matto (Richard Harris), lo spietato (Gene Hackman), il convertito (Clint Eastwood): potrebbe essere questo il titolo di Unforgiven (letteralmente: non perdonato), un western classico ma atipico diretto dal buon vecchio Clint.

Gli spietati - locandina del filmLa storia: un gruppo di prostitute mette una taglia da 1.000 $ sulla testa di due cowboy che hanno sfigurato il volto di una di loro. Il gruzzolo attira alcuni pistoleri. Il primo è Bob English (Harris), un inglese bizzarro quanto svelto a estrarre. Ma lo sceriffo (Hackman) lo prende, lo disarma, lo gonfia di botte e lo rispedisce da dov’era venuto. Poco dopo arriveranno in paese il leggendario bandito Will Munny (Eastwood), la cui vita è cambiata per amore di una donna, e i suoi due compari: un ex collega (Ned Logan – Morgan Freeman) e un giovane pistolero. Lo scontro sarà inevitabile…

Non sono un fan dell’Eastwood regista: non ho apprezzato Mystic River e considero un tantino prevedibili e moralisti Million dollar baby e Gran Torino. Ma Unforgiven è un altro paio di maniche.

Eastwood antepone i personaggi alla storia. Crea figure facilmente classificabili – alla Sergio Leone, per intenderci – e le caratterizza “dentro”, regalando così un tocco di attualità a una storia altrimenti relegata a un passato remoto.

Will Munny e Ned Logan erano killer e fuorilegge, adesso sono cambiati per amore. Ma cambiati in maniera diversa, tanto che Logan si rifiuterà di portare a termine il compito, mentre Munny, pur sapendo di andare contro al suo nuovo sé stesso, sparerà.

La figura più affascinante è proprio quella di Munny. Il suo rispetto per la defunta moglie si contrappone alla spietatezza con cui mette fine a vite umane. Non si tratta di incoerenza: è cedere al lato peggiore di sé. Peccato, lo chiamerebbero i preti.

Il duello finale è qualcosa di smisuratamente esaltante. A mio parere, il miglior film del Clint Eastwood regista.

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