Mohican comes home (2016)

Mohican comes home (Giappone, 2016) è una commedia scritta e diretta da Shûichi Okita.

Mohican Comes Home (2016) di Shûichi Okita

Il leader di una scapestrata band metal-punk di Tokyo torna nell’isola natale per comunicare ai genitori che la sua ragazza è incinta e si vogliono sposare. Il padre, un anziano insegnante di musica, reagisce alla notizia inseguendo il figlio per casa: lo sforzo improvviso gli genera una fitta alla schiena che si rivelerà un cancro in fase avanzata.

Gli elementi in gioco sono stereotipi contemporanei: una giovane coppia senza lavoro fisso e con un figlio in arrivo, un anziano malato di cancro, la vita tranquilla e un po’ fuori dal mondo di una piccola isola. Sembra lo scenario di una delle tante commedie italiane, belle o brutte, che sono uscite negli ultimi anni.

Quello che rende speciale Mohican comes home è una positività di fondo che conquista: i due ragazzi si amano e aspettano con gioia la nascita di un figlio non cercato; i genitori sono una coppia felice, senza lati oscuri o segreti da nascondere, e hanno un buon rapporto con i figli anche se hanno preso strade diverse dalle loro – chi non vorrebbe dei genitori o dei nonni così?

So che può sembrarvi un quadretto molto Mulino Bianco, ma vi assicuro che non è così. Il tono del film è intimo ed essenziale, non c’è traccia di cliché e i personaggi sono ben delineati e credibili – anche quelli secondari; in più tutto, anche la malattia, è impregnato di un umorismo delicato che a volte si fa prorompente, tanto che la risata più grassa me l’ha strappata nel momento in teoria più drammatico.

Mohican comes home è un film buffo come la cresta da moicano del protagonista e i ragionamenti ingenui della sua ragazza, ma non per questo superficiale. Non ha una morale definita o una frase d’effetto da postare su Facebook; mostra la vita nella sua interezza e ci dice che può essere bella così com’è, con i suoi imprevisti e le sue sfighe. È questa bellezza, questa positività che rendono Mohican comes home un film unico e indispensabile.

Mi sono chiesto perché in Italia non riusciamo a fare un film così – forse solo Checco Zalone ci riesce, ma con un taglio smaccatamente comico e risultati artistici di gran lunga inferiori. Mi sono risposto che siamo tutti concentrati a raccontare il lato oscuro delle coppie, l’ipocrisia e la meschinità della gente comune, la doppia faccia dei cosiddetti buoni, le difficoltà dell’infanzia / adolescenza, ecc. Raccontare la bellezza e la positività della vita è molto più difficile. Mohican comes home ce l’ha fatta. Per questo è un (piccolo) capolavoro.

Suichi Okita e Martino Savorani, Far East Film Festival, Udine 2016

insieme al regista di Mohican comes home, Suichi Okita, al Far East Film Festival di Udine 2016

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