Gomez – Liquid Skin

Correva l’anno 2000 e l’Heineken Jammin’ Festival vedeva gli Oasis come gruppo di punta. Era il mio primo Heineken e in un certo senso anche il mio primo concerto. Sarò anche stato 1.85 ma avevo l’aria del quattordicenne: zainetto in spalla, cappellino, panino e lattine chiaramente filtrate dalla security all’ingresso.

Gomez - Liquid skin coverEro lì da solo. Prima degli Oasis mi aspettavano 8 ore di concerto e la cosa mi preoccupava un bel po’: non conoscevo i gruppi in scaletta e quelli che conoscevo avrei preferito ignorarli. Him? Gomez? E chi erano? Temevo Kelis e Subsonica, ignoravo Elisa, ero quasi fiducioso per i Counting Crowes, pur non avendo la benché minima idea di chi fossero.

Fatto sta che i funamboli inglesi – i Gomez appunto – furono la sorpresa della giornata. L’imprevidibilità delle armonie, la dualità vocale che mischiava dolcezza e canto viscerale, l’energia emotiva e fisica sprigionata sul palco lasciarono il segno. Passò un anno da quel concerto senza che ascoltassi nemmeno una volta i Gomez, poi, all’improvviso, entrai in un negozio di dischi e acquistai Liquid Skin. Il commesso mi disse che sarei tornato di lì a poco a prendere anche Bring It On e non sbagliò.

Peccato che da In Our Gun (compreso) in avanti abbiano smesso di sperimentare, abbandonandosi a semplice pop da classifica. Ma quella prima stagione 1998-2000 resterà indimenticabile (ci metto dentro anche Abandoned Shopping Trolley Hotline, ottima compilation di b-sides e rarità).

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