Riflessioni sullo scrivere (e cioè sul vivere)

Da marzo, cioè da quando ho “chiuso” il libro Da un paese lontano, ho scritto 7 racconti:

  1. La fiera del libro
  2. Il concerto
  3. Non avevo più di vent’anni
  4. Notte di un presentatore tv
  5. Morte di un barbone
  6. Funerale di donna
  7. L’uomo di chiesa
  8. Come il fiume

che, contandoli, in effetti sono 8.

Le tematiche affrontate sono un segreto – per non dire che non l’ho ancora capito -; no dai, insomma… ho parlato a più riprese della morte (evviva, eh?), del valore del cattolicesimo oggi, del matrimonio e, più in generale, del fascino della realtà.

Ma perché vi sto dicendo tutto questo? (sempre che ci sia qualcuno o qualcosa in ascolto). Perché sono due settimane che non scrivo più, o quasi, e sto rifiatando. Rifiato perché a metà della stesura del nono racconto (La figlia dei Turrini, titolo orrendo ma provvisorio) mi sono accorto che m’era preso il “narrativismo”: stavo raccontando una storia e basta; avevo smarrito l’impulso comunicativo. Insomma, era una dannata storia contadina e null’altro.

Ho solo bisogno di un po’ di tempo per rimboccarmi gli occhi e lasciar che si facciano sommergere dalla bellezza della realtà. In fondo, la bellezza della realtà è il tema unico di tutti i racconti.

Rispondi