Eugenio Corti

Eugenio Corti è uno scrittore brianzolo (che dovrebbe essere) noto per il romanzo Il cavallo rosso (Ares, Milano 1983) e il diario I più non ritornano (Garzanti, Milano 1947). Nella sua produzione letteraria un’altra manciata di romanzi storici, tre saggi e un’opera teatrale: Processo e morte di Stalin.

Non so se Corti fosse un tipo simpatico. Di certo era diretto, non faceva giri di parole. Sulla sua candidatura al Nobel commentò: “me lo merito”, di Umberto Eco disse: “uno che, semplicemente, rappresenta il niente”.

Un estraneo come me può definirlo in due soli modi: un grande romanziere e un grande cattolico.

Romanziere l’è diventato col tempo, cattolico quasi subito.

Non era un cattolico mansueto: più che il San Francesco di Zeffirelli, ricorda Gesù nel Tempio.

L’esordio: I più non ritornano

La sua opera letteraria non è vastissima. Ha esordito con un capolavoro che è anche un preziosissimo documento storico: I più non ritornano. Diario di 28 giorni in una sacca sul fronte russo (inverno 1942-43).

Il racconto di Corti è durissimo: non risparmia niente della guerra, ci catapulta nell’inverno russo mostrandocelo dai suoi occhi di tenente d’artiglieria. Immagini, volti, storie, rischi, fatalità, miracoli: tutto ci scorre davanti come un film, ma siamo consapevoli che è la realtà.

Eugenio Corti giovane

Il capolavoro: Il cavallo rosso

Il cavallo rosso è il romanzo che consegna Eugenio Corti alla storia della letteratura. Pubblicato nel 1983 dopo una lavorazione decennale, è un macigno di quasi 1300 pagine di grande formato, sottili come la bibbia e riempite da un font dimensione Bignami. Insomma, ci vogliono cinque o sei mesi a leggerlo.

Il cavallo rosso, un riferimento all’apocalisse che (forse) allude anche al rosso del regime comunista sovietico, racconta la storia dell’alter ego di Corti: un giovane soldato lombardo che si arruola per la campagna di Russia. La storia del protagonista, e di tutte le persone che gli gravitano attorno, si mescola con la Storia della disastrosa ritirata dell’esercito italiano, preso fra due fuochi: da un lato i sovietici, piegati e forgiati da un regime durissimo, dall’altro i nazisti, compagni e nemici. Ma anche la bellezza del cuore del popolo russo, vittima del comunismo, e la fede – cattolica e ortodossa, ma non importa – sono gli squarci di sovrumana bellezza in quell’inferno di ghiaccio.

Il romanzo si conclude negli anni ’70, passando per la grande sfida fra la Democrazia cristiana e il Partito comunista italiano alle prime elezioni, il boom economico e la crisi, le grandi aspirazioni e le delusioni del dopoguerra.

Con Il cavallo rosso Corti prende posizione. Una posizione netta, chiara, abbracciata con grande libertà. Romanzo cattolico fino in fondo, che non risparmia frecciate e critiche a personaggi e situazioni che in pochi hanno osato criticare.

Insisto: Il cavallo rosso è cattolico fino al midollo, così cattolico che all’inizio lo era quasi troppo per i miei gusti, tanto sono abituato a leggere romanzi “atei” (lo dico senza offesa: naturalmente non c’è nessun obbligo di affrontare l’argomento). Superate le prime pagine ho semplicemente aperto la mia mente, dando la possibilità a quei personaggi di esistere così come sono: autentici cattolici. Ma attenti! Corti non fa la predica, né vuol convertire nessuno. Per capire quello che fa Corti, bisogna leggere Tolstoj e Dostoevskij, Hugo e Manzoni. Perché Corti non guarda né a Pavese né a Calvino, ma ai grandi dell’800. Un po’ come ha fatto Bacchelli nel suo Il mulino del Po, seppur con toni molto diversi.

Ho messo Il cavallo rosso al primo posto dei libri che ho letto, forse sbagliando. Non è paragonabile a nessun altro romanzo per l’impatto che ha avuto sulla mia vita. Mi risulta difficile anche chiamarlo romanzo…

La campagna d’Italia: Gli ultimi soldati del re

Gli ultimi soldati del re è il terzo capitolo di un’ipotetica trilogia della Seconda Guerra Mondiale, dopo I più non ritornano e Il cavallo rosso. In realtà questo romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1950 con il titolo di Poveri cristi, ma io ho letto la riedizione del 1994 rivista dall’autore che prende appunto il titolo Gli ultimi soldati del re. Racconta l’ultima fase della guerra in Italia, quando l’esercito del re affianca Alleati e partigiani nella lotta per la liberazione dal nazifascismo. Il libro riprende (cioè anticipa) il respiro de Il cavallo rosso, pur non condividendone la portata e l’ambizione. È comunque una lettura importante, che rispolvera una pagina poco conosciuta della storia della Liberazione.

Eugenio Corti anziano

Eugenio Corti è morto il 4 febbraio 2014, a 93 anni compiuti. La sua opera ha avuto grande risonanza all’estero, soprattutto in Francia, dove «Le Figaro» l’ha definito “uno degli immensi scrittori contemporanei, uno dei più grandi, forse il più grande“. Intanto Il cavallo rosso è arrivato alla trentaduesima edizione. Tocca a voi dargli una mano per arrivare alle trentatreesima.