Piero Scaruffi

Piero Scaruffi è un genio? Chi lo sa, io non lo conosco.

Laureato in Fisica Teorica, è scienziato – si occupa di intelligenza artificiale, scienza cognitiva e teorie formali della mente, poeta, viaggiatore – ha visitato oltre 120 Paesi, critico musicale – autore di enciclopedie della musica popolare, jazz, dance e rock – letterario e cinematografico.
Fra le altre cose, ha svolto ricerca e/o insegnato ad Harvard, Stanford e Berkeley ed è stato direttore del Centro di Intelligenza Artificiale dell’Olivetti, a Cupertino, California.
È stato un pioniere di internet: nel 1985 distribuiva una rivista elettronica via email, nell’86 creava un database scaricabile via ftp e nel ’95 lo trasformava nel suo sito www.scaruffi.com, sul quale ha rilasciato un’intervista al New York Time che è stata titolata “The Greatest Web Site of All Time“.

Piero Scaruffi non ha 600 anni: è nato a Trivero, Biella, nel 1955. E di sicuro è quello che più ha influenzato i miei gusti musicali.

The History of Rock Music

Devo dire un grazie gigante a lui e al suo sito, dove ha pubblicato per intero l’enciclopedia della musica rock (oltre a miliardi di altre cose). Basta scrivere su Google il nome di un artista seguito da “scaruffi” (ad esempio: Metallica scaruffi) e potrete accedere alla critica completa di quella band o cantante.

In questa maniera ho scoperto decine e decine di gruppi, come The Cramps, Built to Spill, Liz Phair, The Holy Modal Rounders, Rocket From The Crypt, Green on Red… ed è diventato un vero e proprio punto di riferimento per scegliere cosa ascoltare e cosa rimandare a domani.

Un esempio? Potrebbe capitarvi di partecipare a un festival rock per ascoltare, che so, gli Oasis. Subito prima (o dopo) suona un tizio – poniamo Ryan Adams – di cui ignorate l’esistenza. E vi piace un casino. Tornate a casa e andate in un negozio di dischi per comprare un cd di Ryan Adams. Peccato che il signor Adams in 8 anni (2000-2008) abbia inciso 10 album, peraltro molto diversi l’uno dall’altro. Cosa fate? Acquistate l’ultimo, Cardinology, per scoprire che è orrendo? Oppure cercate su internet “Ryan Adams Scaruffi”: potrete andare dritti su Heartbreaker, Gold e Cold roses, i migliori che ha fatto.

Ok, Piero non è stato troppo clemente col signor Adams, ma a voi che ve ne importa? Quel che conta è che non buttiate 15-20€ in Easy Tiger (soporifero) o in Demolition (una raccolta di b-sides).

Quello che colpisce dell’enciclopedia di Scaruffi – oltre alla vastità dell’opera e alla sua gratuità – è che non si tratta di semplici recensioni, ma di analisi approfondite, taglienti, con giudizi netti e motivati. Sono ormai celebri la stroncatura dei Beatles e il plauso agli Aqua (Let it be piglia 4 mentre Aquarium si fregia di un bel 7), ma leggetevi anche le recensioni commoventi di Bruce Springsteen e del mio preferito in assoluto: Lou Reed.

A volte, poi, fa anche sorridere. Prendiamo l’incipit di Elvis Presley: “Elvis Presley, “the king”, fu la prima grande truffa del rock and roll, e il modello per tutte quelle che sarebbero seguite”; o l’inquadramento artistico di David Bowie: “dire che Bowie è un musicista è come dire che Nerone era un suonatore di lira (fatto tecnicamente vero, ma fuorviante)”. Se poi volete ruzzolare giù dalla sedia, andate a leggervi la recensione di Elvis Costello: in una parola, esilarante. Specie nel finale quando parla di All This Useless Beauty (“composto da ballate pianistiche che fanno rimpiangere il peggior Elton John”) di Painted From Memory (“al cospetto di Costello, persino quel pover uomo di Bacharach sembra un gigante della musica moderna”) e di Costello & Nieve (“Costello costringe poi i critici all’umiliante ascolto di un atroce cofanetto di cinque dischi dal vivo”).

Insomma, non è scontato che esista uno così. Scopritelo sul suo sito www.scaruffi.com.

45 commenti a “Piero Scaruffi

  1. Piero Scaruffi non è un genio,è il più grande bluff della storia del giornalismo ( non solo musicale ).Al di là dell’impossibilità di aver ascoltato realmente quello che afferma di aver ascoltato ( dovrebbe avere veramente 600 anni )il suo sito è puro terrorismo d’informazione.Considerare i Beatles,Elvis,Bowie e Prince i nomi più sopravvalutati e osannare Neu,Faust,Red Crayola,Schulze,Popol vuh o Royal trux(la cui musica è formata quasi esclusivamente di sperimentalismi casuali fini a se stessi ) come massimi geni della musica è solo snobismo spinto a oltranza.Inoltre le sue schede sono piene di errori oggettivi e spudorate menzogne che vanificano qualsiasi discussione critica.

  2. ron70, sono in molti a pensarla come te. Alcune sue scelte sono clamorosamente impopolari, inoltre è effettivamente impossibile che abbia ascoltato tutti quei cd. Ma io non sono qui a difenderlo o a giudicarlo, solo tengo a sottolineare quanto la sua storia del rock sia utile per ampliare gli orizzonti musicali e inserire nuovi elementi di giudizio.

    Quel che dice a proposito di molti artisti lo sottoscriverei seduta stante; il fatto che molti di essi non siano sulle prime pagine delle riviste specializzate qualche dubbio me lo fa venire.

    In ogni caso, Scaruffi ha avuto il coraggio di dire che parte della produzione di mostri sacri quali Beatles, Dylan, Pink Floyd e Bowie non è nient’altro che spazzatura. Per affermare ciò basta un pizzico d’onestà (e nessuna mazzetta dalle case discografiche).

  3. Il discorso dell’onestà di Scaruffi mi ha sempre fatto sorridere.Sono sempre esistiti critici indipendenti dalle case discografiche.Negli anni 80 quando furoreggiavano i duran duran e gli europe e bastava metterli in copertina per vendere riviste il Mucchio selvaggio non ha mai fatto articoli su di loro,anzi li ha sempre denigrati.Critici come Eddy Cilia,Riccardo Bertoncelli o Max Stefani non hanno MAI parlato bene di complessi che non apprezzano ( Bertoncelli ha sempre parlato male di Bowie perchè gli stà antipatico e lo ha sempre ammesso ).Le sue stroncature dei Beatles e di Bowie sono solo snobismo all’ultimo stadio ed è dimostrato dalle tante falsità che sono riportate come dati di fatto.Per es. afferma che i Beatles sono ascoltati solo dalle ragazzine isteriche mentre sono una presenza stabile nelle enciclopedie di musica classica !!!!!!Ovviamente non apprezzo tutto quello che hanno fatto quei nomi(anche nel repertorio di Beethoven o di Chopin ci sono opere minori che oggi non vengono eseguite figuriamoci se è credibile affermare che musicisti rock hanno fatto solo cose valide)ma ridimensionarli in favore di roba oggettivamente inascoltabile come Infinity Inc. dei Royal trux(solo per fare un esempio ma il 90% dei suoi dischi preferiti sono solo sperimentalismi impprovvisati in modo casuale)è solo snobismo.Lui ritiene che i rumorismi contino più della melodia,se così fosse i suoi gruppi sarebbero superiori a Mozart o Verdi la cui musica si basa esclusivamente sulla melodia.

    1. La penso come te, ma da quando in qua Mozart si basa “esclusivamente sulla melodia”? È la stessa banalità in cui incappa proprio Scaruffi quando cita come “composizioni di pura melodia” il Concerto n. 22 e (peggio ancora!) la Nona di Beethoven. Da segnalare anche la gaffe di dichiarare che li “consider[a] grandi capolavori”. Lui.

  4. Non dico che non ci siano critici validi e ammetto che ne possano esistere di migliori, ma questo articolo non è una celebrazione dello Scaruffi critico musicale. Questo è un punto fondamentale, bisogna che sia chiaro.

    Io parlo di Scaruffi perché il suo sito è (1) una risorsa gratuita (2) bilingue (3) molto più completa di qualsiasi rivista musicale (4) grazie alla quale è possibile scoprire gruppi ignorati o riscoprire band dimenticate.

    Poi si può non essere d’accordo con il suo modo di fare critica musicale (copia? non ascolta i cd?) o con i suoi giudizi (volutamente impopolari? errati?), ma che male fa? Scaruffi scrive sul suo sito personale, vende libri, tiene conferenze. Lo vedo più come una bella opportunità che come un opinionista da affossare.

  5. Che male fa?Semplicemente rovina (musicalmente parlando) intere legioni di internauti che, essendo giovanissimi e quindi sprovveduti,prendono per buone le tante falsità che ci sono in tante schede(bada che non parlo di opinioni personali che non condivido ma di informazioni oggettivamente sbagliate).Siamo in democrazia e ognuno può pensarla a modo suo ma non mi sorprende se tanti la pensano come me riguardo Scaruffi.Comunque anch’io consulto spesso il suo sito e qualcosa riesco anche a condividere ma le incredibili castronerie che scrive nel 90% dei casi mi costringono ad accodarmi al coro di detrattori.Sei ovviamente libero di pensarla diversamente,ci mancherebbe!

  6. Guarda, personalmente amo dal più profondo del cuore la musica dei Red Crayola, dei Popol Vuh e di molti altri di quei gruppi che definisci “oggettivamente inascoltabili”. E’ ridicolo definirli sperimentalismi fini a sé stessi, e con tutto il rispetto indica solo che non hai capito ciò che vogliono esprimere. Che poi… i Popol Vuh? Ma l’hai ascoltato Hosianna Mantra almeno? E’ l’album più paradisiaco e sublime che si possa immaginare, cosa avrebbe in comune con i Royal Trux?

    Il problema di Scaruffi non sta tanto nelle sue scelte musicali, ma sul modo in cui le propone, che spesso lo fa sembrare un critico altamente snob ed egocentrico. Anche io un tempo la pensavo come te, ma poi ho voluto dare una vera chance ad alcuni dei “suoi” album e me ne sono innamorato. Non si tratta di album che puoi apprezzare al primo ascolto, perché propongono tipi di bellezza completamente diversi da ciò a cui sei abituato, ma è proprio questo a renderli così interessanti. Se pensi siano scelti a caso in base alla loro stranezza, perché credi siano quasi tutti pietre miliari di OndaRock? Perché credi Trout Mask Replica sia l’album preferito di Matt Groening e migliaia di altri appassionati? (vedi http://www.youtube.com/watch?v=SF_N7cobuuU a 0:55).

    E se ti fossi mai chiesto perché non da mai un 10 ad alcun album rock, è perché li confronta ai capolavori della musica classica. La sua opera musicale preferita in generale è la Nona Sinfonia di Beethoven, e ama anche Mozart, Bach e tutti gli altri classici. Con questo voglio dire che non è che Scaruffi abbia un fetish per il rumorismo o odi la melodia. Semplicemente tratta la musica come un’arte, e non come merce di massa, ed è questo che lo differenzia dalla maggiorparte degli altri critici.

    Su Beatles e altri sono d’accordo abbia esagerato; sebbene fossero rimasti ancorati alla canzone pop e commerciabile (che è diverso da commerciale), hanno saputo innovarla più di ogni altri, in particolare in direzione psichedelica. Probabilmente Scaruffi voleva solo… bilanciare le varie critiche troppo positive con una troppo negativa, cosa che comunque non condivido. In ogni caso per quanto rispetti i Beatles credo ci sia un abisso tra loro e Beethoven, o tra loro e i King Crimson se si vuole rimanere in ambito rock.

    Spero davvero di non sembrare “snob” o cose simili, perché non è assolutamente mia intenzione. Odio anzi intervenire in questo modo, ma mi sono sentito in dovere leggendo questi commenti. Voglio solo far capire che dietro quegli album c’è molto più di quanto potrebbe sembrare, e che c’è un folto gruppo di persone che li ama sinceramente.

    1. Ciao; scusami ma c’è un errore di fondo nel paragone di Scaruffi rock/musica classica. Ed è il paragone stesso. Perchè non mettere un 10 a un album rock perchè lo si paragona alla classica? Son due linguaggi diversissimi. Mi sembra assurdo. Io lo consulto e molte volte, oltre a fornire nomi di band che son completamente ignote ma spesso interessanti, trovo che sui Beatles in molte cose le azzecchi. Teniamo conto che non nega la loro capacità di scrivere canzoni ma fa una comparazione con altri artisti contemporanei e sinceramente i Beatles sono degli eterni “secondi”

  7. La musica classica è la musica che ho ascoltato di più( ho anche una radio su internet che trasmette musica dal ‘500 al ‘900 ).Il confronto tra Beethoven e i Beatles (o qualunque altro gruppo rock)non ha senso.Proprio perchè conosco la classica ,essendo abituato ad analizzare la struttura musicale del brano che ascolto,ritengo che la maggior parte dei dischi che secondo Scaruffi sarebbero i massimi capolavori del rock mancano di melodia ( che è la cosa su cui si basa l’opera omnia di Beethoven,Mozart e tutti gli altri grandi compositori di musica classica),mancano di una struttura musicale,sono il risultato di un esperimento che non necessita talento.Hosianna mantra mi sembra un buon disco( un pò monotono ma suggestivo)ma è l’unico disco dei Popol vuh che riesco ad ascoltare per intero.Trout Mask Replica l’ho imparato a memoria ma è un guazzabuglio di suoni senza una logica.Non mi sorprende se piace a tanti:lo snobismo regna incontrastato e molte persone,anche intelligenti,pensano di essere superiori alla massa se ascoltano roba inascoltabile.Se ti piacciono sei ovviamente libero di apprezzarli ma vorrei sentire da qualche fan le motivazione sul perchè li apprezzano.La cosa che più di tutto mi ha irritato di Scaruffi sono le menzogne che ha scritto sui Beatles per screditarli,tipo affermare che se un critico di musica classica li ascoltasse riderebbe delle loro canzoni quando sono l’UNICO gruppo rock ad essere presente con largo spazio nelle enciclopedie di musica classica,osannati proprio per le loro doti melodiche.Un conto sono le opinioni personali,un conto sono i dati di fatto.

    1. Mi spiace se arrivo tardissimo.. ma sono capitato qui per caso e non riesco a trattenermi. Perché a me, fan di pere ubu e Capitan cuordibue, piace sta roba zozza? Semplice: perché è rock!! Fonde due cose per me eccezionali (perché spesso ascolto un gruppo in quanto viscerale, istintivo, ed altri perché un po’ troppo “ragionati” e impegnati) il primitivismo e l’impegno intellettuale. Con una semplicità unica. Quindi il risultato è che ballo sfrenandomi sul rock e contemporaneamente godo nel pensare ai quadri che hanno dipinto e alle storie che raccontano con i loro suoni. Lo fanno fottendosene della gloria. Lo fanno perché è così. E già solo questo, per me, li posiziona esattamente ai primi posti di quello che cagano in testa ad obla di obla da.

  8. Probabilmente il motivo della discrepanza è proprio il tuo background strettamente classico. La musica è l’arte del suono, non l’arte delle note suonate da strumenti tradizionali, o nemmeno l’arte della melodia. Ogni tipo di suono può far parte di una composizione musicale, a patto che il risultato sia atto ad esprimere un qualche tipo di bellezza.

    Le strutture di note melodiche sono uno dei modi maestri di esprimere bellezza, e Beethoven, Mozart, Bach, Dvorak, Brahms,… sono i maestri di questo tipo di arte del suono.
    Limitarsi solo alla melodia finisce però per essere riduttivo, e sono stati proprio i compositori classici ad accorgersene, a partire da Satie, Schoenberg e Stravinsky. Loro iniziarono a proporre nuovi modi di comporre musica, che esprimevano una nuova bellezza. Il vero passo in avanti fu però fatto da Edgard Varése e John Cage tra gli anni ’20 e gli anni ’50, che mostrarono che non era nemmeno necessario usare note per comporre musica: ogni suono poteva essere usato, se esprimeva qualcosa. A partire da Cage la musica conobbe un’infinità di nuovi tipi di espressione, tra cui la classica-elettronica di Stockhausen, il minimalismo di LaMonte Young e Terry Riley, la musica atmosferica di Gyorgi Ligeti e così via.

    Tutto questo excursus per dire che la musica è molto più che semplice melodia, un po’ come l’arte visuale è molto più che una semplice rappresentazione della realtà. Gli stessi Beatles hanno preso ispirazione da Cage e Stockhausen, non a caso Stockhausen stesso è tra i personaggi che compaiono nella copertina di “Sgt. Pepper” xD. Una canzone come “Tomorrow Never Knows” mica si basa solo sulla melodia no? Si basa in grossissima parte sull’atmosfera generata dal tipo di suoni utilizzati, e le note finiscono anzi in secondo piano.

    Venendo a noi: quegli album che giudichi inascoltabili cercano di esprimere un tipo di bellezza diverso da quello melodico. Infatti non era mai stata intenzione di tali artisti proporre melodie, loro volevano proporre nuovi tipi di bellezza musicale, ed è proprio per questo che sono degni di nota. Se vuoi mi metto ad esplicitarli uno a uno, ma è ovviamente un lavoraccio, per cui mi concentro brevemente sul più complicato di tutti, Trout Mask Replica.

    Prima osservazione da fare per capirlo: tutto ciò che ascolti nell’album è perfettamente intenzionale e programmato. Beefheart fece vari mesi di prove estenuanti con la sua “Magic Band”, per insegnarle a suonare quella musica esattamente in quel modo, e per far calare la band nell’atmosfera dell’album. Bisogna allora capire perché Beefheart organizzò la sua musica proprio in quel modo, cosa voleva esprimere? La musica di Trout Mask distrugge in pratica ogni possibile regola formale che era stata imposta nella musica rock, ma a partire dai brandelli ricostruisce tanti quadretti che espongono nuovi tipi di rock, estremamente surreali ed evocativi. Non serve essere intellettualoidi o critici per apprezzarli, si tratta soltanto di lasciarsi “trasportare” dallo stranissimo sound creato in questo modo, dimenticandosi delle tipiche costruzioni a cui si era abituati. Prova ad esempio Bills Corpse, che è una delle mie preferite. Certo, alcune canzoni sono semplicemente fatte della sua voce che canta in modo ridicolo testi altrettanto ridicoli, ma hanno anch’esse un senso all’interno dell’album, in quanto contribuiscono a rendere più surreale l’atmosfera.

    Chiudo qui che sennò scrivo un libro, ma ci tengo a ribadire che il mio apprezzamento per questo e altri album è più che sincero, e così è per gran parte dei suoi fan. In fondo l’unico motivo per cui sono sceso “in campo” è proprio per difendere la musica, non ho alcun interesse in una mia ipotetica auto-esaltazione snob e sono anzi con te nell’odiare quel tipo di persone, Scaruffi compreso in alcuni casi.

  9. I tuoi ragionamenti sono logici e lineari anche se ne condivido solo una minima parte.Ovviamente il mio intervento iniziale era sommario.Non tutto quello che appartiene alla cosidetta avanguardia considero inascoltabile.Dischi interessanti ce ne sono ( non si può stroncare in toto un genere musicale )ma mi sembra ridicolo scegliere i capolavori del rock ESCLUSIVAMENTE in quel settore:è come se un critico di musica classica considerasse capolavori solo roba appartenente al minimalismo,all’atonalità o alla dodecafonia considerando banale il repertorio di Schuman,Schubert,Mendelsshon o Chopin perchè più orecchiabile.Sei ovviamente libero di apprezzare quello che vuoi,io intendevo giudicare Scaruffi per quello che é.

  10. Chiaro che tra il comprendere il senso della musica “d’avanguardia” e l’iniziare effettivamente ad apprezzarla ce ne passa. Metto le virgolette perché in fondo tutta la musica, o anzi tutta l’arte degna di questo nome dovrebbe cercare di estendere i tipi di bellezza conosciuti e apportarne di nuovi, ma si tende ad affibiare il termine “avanguardia” solo alle opere difficili da comprendere al pubblico medio. Edgard Varése non a caso diceva: “Un artista non è mai all’avanguardia rispetto al proprio tempo, è semmai il pubblico ad esserne indietro.”

    Commento brevemente sul resto per concludere:
    Scaruffi (giustamente per quanto mi riguarda) vede la musica rock come parte della Storia della musica in generale, e da questo punto di vista sorge una grossa differenza tra la gran parte degli album rock “standard” e le opere della classica e del jazz: laddove queste ultime sono esclusivamente volte ad esprimere bellezza pura, come ogni forma d’arte dovrebbe fare, gran parte delle canzoni rock cerca anche (se non solo) di esaltare il pubblico con un’immagine graffiante e testi in cui immedesimarsi. Anche trascurando questo, gli album rock che propongono semplicemente bellezza melodica non sono in grado di raggiungere il livello delle opere classiche, in particolare per i pochi strumenti in gioco, la presenza costante di un singer e la necessaria orecchiabilità. Per questi motivi un album rock per essere artisticamente rilevante (a livello di storia della musica) deve riuscire a trascendere i dettami del rock tradizionale e diventare quindi “d’avanguardia”. Che poi non significa che debba diventare di difficile ascolto, e anzi artisti “semplici” come Doors, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Nick Cave, Van Morrison, Built to spill,… hanno tutti voti altissimi sul sito di Scaruffi. Lui magari ne sottovaluta alcuni come Beatles e David Bowie, ma quello è un altro discorso.
    Ciò che criticherei di lui è semmai il suo modo striminzito e spesso “snob” di esporre i suoi pareri. Il suo libro sulla storia del rock in particolare non è altro che un copia-incolla delle schede sul suo sito, organizzate per generi e con una breve introduzione per ciascuno. E con questo chiudo, sì >.<

  11. Anche la classica e il jazz ( che non riesco a mettere nella stessa categoria )erano generi fatti per esaltare il pubblico.Mozart,Beethoven,Haydn,Verdi etc.componevano per esaltare il pubblico dei concerti e tante delle loro opere sono orecchiabilissime ( non le cito perchè sono troppe ).Ogni genere ha le sue regole:quando il rock ha tentato di essere colto si è rotto l’osso del collo a parte qualche rara eccezione(Frank Zappa e King crimson in testa ma non molti altri).Inoltre devi considerare che tanta musica colta moderna è derisa e sbeffeggiata da tanti critici di musica classica.Il critico e compositore italiano Luca Francesconi ha addirittura affermato che i Beatles sono gli ultimi grandi inventori delle note musicali e che nessun compositore moderno ha fatto di meglio.La parte migliore della musica classica è indiscutibilmente la miglior musica mai prodotta ma tanta musica classica è oggi dimenticata e non vale la parte migliore della musica popolare.Comunque dischi come quelli dei vari Faust,Neu etc.in nessuno modo sono paragonabili alla classica.Dietro una sinfonia o una sonata c’è un lavoro e una preparazione che non esiste in dischi sperimentali dove manca totalmente una base musicale,anche se sei ovviamente libero di apprezzarli.

  12. Be’, innanzitutto vi ringrazio per il dibattito. Probabilmente siete molto più ferrati di me sull’argomento.

    Quando si discute di musica è difficile trovarsi d’accordo su tutta la linea. Il problema è anche culturale ed economico: il 99% dello spazio mediatico è riservato alla musica per le masse. Questo limita fortemente l’approccio a sonorità diverse dallo standard.
    Poi ci sono tutti quei gruppi e cantanti che, perché indipendenti, vengono presentati come veri musicisti quando magari sono solo stati scartati (spesso a ragione) dalle major.

    Scaruffi – lo sapete meglio di me – va oltre questi problemi: è una finestra sul mondo economicamente e mediaticamente sommerso, e lo fa senza dimenticare Mariah Carey e Duran Duran.

    Se la sua enciclopedia contiene errori, nessuno ci impedisce di segnalarglieli.
    Personalmente ho tradotto alcuni brani dall’inglese all’italiano: un piccolo aiuto in segno di ringraziamento per ciò che lui mette a disposizione senza chiedere nulla in cambio.

  13. @ron70: Complessivamente la classica e’ su un altro livello, sono d’accordo, ma comunque anche il jazz ha i suoi capolavori, uno su tutti The Black Saint and the Sinner Lady di Charles Mingus.
    E… per quanto sia vero che anche i compositori classici si rivolgessero direttamente al pubblico con le loro opere, non c’era quel culto dell’immagine che caratterizza la musica rock (in senso lato) a partire da Elvis. Da questo punto di vista non c’e’ molta differenza tra un metallaro, un fan di Lady Gaga e qualcuno che ascolta musica solo per apprezzare la tecnica strumentale di gente come Steve Vai: in tutti i casi non sta ascoltando musica per la bellezza che essa esprime, ma piuttosto per l’immagine che quella musica rappresenta. Nel caso dei Beatles questo aspetto convive con un’effettiva ricercatezza musicale, ma si tratta di casi relativamente rari. Quanto al commento di Francesconi mi pare palesemente un’esagerazione, e soffre dello stesso problema che denunciavo prima: il fatto che molti critici di classica sono legati al concetto di musica come insieme di note organizzate con regole tradizionali, che trovo parecchio riduttivo, se non irrazionale. E questo mi ricollega al paragone con Faust, Neu e simili: le regole sono utili nel momento in cui servono ad esprimere qualcosa di rilevante, ma non e’ certo la quantita’ di lavoro che sta dietro un’opera a renderla un capolavoro. La genialita’ di un’artista sta piu’ nella concezione delle idee alla base di un’opera, che nella sua effettiva costruzione. Facendo un paragone con l’arte visuale, sarebbe come dire che l’impressionismo non sara’ mai al livello dell’arte tradizionale perche’ disegnare un quadro impressionista e’ tecnicamente molto piu’ facile. Cio’ che conta e’ solo la bellezza che l’opera esprime.

    @Martino: Figurati 😉

    La visibilita’ della musica, ma anche dell’arte e della cultura in generale, e’ un grosso problema della societa’ attuale, in cui l’informazione e’ soggetta alle leggi di mercato. Credo pero’ che internet stia avendo un effetto positivissimo in questo senso, grazie alla sua liberta’ e indipendenza assolute. Scaruffi, nonostante i suoi difetti, lo stimo proprio per il suo diffondere musica che altrimenti non avrebbe trovato spazio altrove, ed e’ tuttora il critico che seguo maggiormente.

  14. Uno dei tanti effetti negativi che Scaruffi ha avuto verso le nuove generazioni è stato il convincerle che la popolarità di massa è necessariamente indice di scarsa qualità.Beethoven fu il più famoso musicista dei primi dell’800,Mozart fu una star sin da bambino,Paganini e Listz attirarono ai loro concerti folle immense,Verdi fu il personaggio(non solo musicale)più famoso in Italia nel corso dell’800 e potrei continuare per ore.Ascolto da circa 20 anni le canzoni di Elvis,Beatles,Bowie e Prince senza essermi mai stancato e il fatto che furono delle star non vedo in che modo sminuisca la validità dei loro dischi.Di star che hanno raggiunto il successo commerciale ce ne sono state migliaia, i pochi nomi dotati di talento(poche decine)non mi sembra il caso di ridimensionarli solo per snobismo.Vogliamo considerare gli esordi dei Red crayola o dei neu o dei Faust superiori a opere popolarissime come la Traviata o quinta di Beethoven solo perchè meno orecchiabili?Spero di no!”L’immagine che rappresenta”?Scusa ma non capisco.Se apprezzo una canzone è solo perchè mi piace.Scaruffi vi ha convinti che i miti sono costruiti a tavolino ma questo non spiega il perchè alcuni nomi restano miti a decenni di distanza mentre tanti altri che arrivano al successo con le medesime modalità(apparizioni televisive,pubblicità,passaggi radiofonici,videoclip,scandali)vengono invece dimenticati pochi anni dopo il loro(effimero)successo.Ripeto:ognuno è libero di scegliersi le fonti che prediligie ma la considerazione che molti hanno per Scaruffi mi lascia inorridito.Per fortuna ha anche tantissimi detrattori.

  15. Scusa ron70, ma manchi sempre il punto decisivo. Scaruffi non è la Bibbia, come c’è lui esistono MTV, Rumore, Rockstar, Rolling Stone, Top of the pops… C’è chi apprezza una cosa, chi un’altra. Ognuno tiene una linea. Qual è la differenza? Che Scaruffi è un uomo (uno solo) e ci mette la faccia in tutto e per tutto.

    Perché tanto accanimento verso di lui? Non è un sobillatore delle folle, non dice “bruciate i Beatles”, non ci costringe ad ascoltare Red Crayola. Consiglia, dà opinioni, racconta fatti (che potrebbero non essere veri: fagli causa o mandagli una mail con le correzioni).

    Sul perché alcuni diventano mito e altri no, è semplice: un mito si basa su una serie di qualità distintive. La musica (bravura, originalità, innovazione…), la visibilità sui mass media (scandali, pubblicità, tv… come hai detto bene tu) e anche capacità di cavalcare e legarsi (o slegarsi!) a un momento storico. Ci sono moltissimi altri fattori, ma quel che volevo dire è che i Beatles sono dei miti, d’accordo, ma magari il loro merito è legato alla musica per un 20%. Mentre, che so, i Velvet Underground devono lo status di miti al fattore musicale per un 60%.

    Questo non vuol dire che i Beatles facevano musica mediocre o peggiore dei VU.

    Se Scaruffi ha sbagliato… ha sbagliato. Senza star qui a tifargli contro. Tanto, voglio dire: i Beatles hanno già la fama che meritano. I Dream Syndicate no.

  16. @ron70: Quando mai ho detto che popolarità = mediocrità? O quando mai l’ha detto Scaruffi? Ho anzi esplicitamente fatto notare che Scaruffi valuta benissimo artisti estremamente famosi come i Doors, Springsteen, i Pink Floyd e naturalmente i compositori classici. Ho anche detto che io stesso stimo molto i Beatles e David Bowie =/
    La cultura nata recentemente che scarta in partenza gli artisti “mainstream” si chiama “hipster”, e con Scaruffi non ha proprio nulla a che fare, te l’assicuro.
    Ho poi scritto messaggi chilometrici per spiegare che nè Scaruffi nè alcuna persona di buon senso penserebbe che un’opera sia superiore ad un’altra solo perché “avant-garde”, ma onestamente mi passa la voglia se mi si risponde come se non ne avessi mai parlato.

    Quando parlo di culto dell’immagine non parlo del tuo modo di fruire la musica, ma di quello della massa, degli ascoltatori occasionali. Pensa a Justin Bieber ai giorni nostri, credi abbia così tanto successo per un ipotetico talento? Le ragazzine ne vanno matte perché dietro la musica vedono la sua immagine e pensano “che carino!”. Anche con Elvis e Beatles c’era un fenomeno simile, ma la differenza è che lì c’era ANCHE un effettivo talento dietro, ed erano dunque apprezzati anche da persone interessate puramente alla musica come noi.

    “Scaruffi vi ha convinti…” Scusami ma qui mi sento un po’ preso in giro. Siamo qui per allargare la nostra conoscenza tramite una discussione costruttiva o per mostrare la “superiorità” del proprio punto di vista forzando le frasi degli interlocutori nel proprio modello dopo averle opportunamente storpiate? Io non ho mai neanche lontanamente paragonato i Beatles a fenomeni puramente mediatici come ad esempio il già citato Justin Bieber. Ho solo spiegato perché spesso i musicisti pop/rock non arrivano alla popolarità solo per meriti artistici, a differenza che nella musica classica.

    Quanto alla tua ultima frase, capisco se non sopporti chi segue alla lettera Scaruffi per sentirsi una persona “dai gusti superiori”, ma credo di averti dato motivi abbondanti e razionali per mostrare che il problema sta nella mentalità di certa gente e non negli album che Scaruffi propone. Se qualcosa non ti convince e ti interessa capirlo o farmi capire il tuo punto di vista sono lieto di continuare, ma se devo ripetermi avrei anche modi migliori di usare il mio tempo, con tutto il rispetto.

  17. Con “vi ha convinti”non mi riferivo a voi 2 ma agli internauti in generale,rileggendo il mio ultimo intervento è chiaro che mi sono espresso male.Leggendo i vari siti musicali su internet molti sono basati sull’imitazione pedissequa del sito di Scaruffi,non è il vostro caso.Comunque Scaruffi ha più volte affermato che l’arte e la commercialità non vanno d’accordo(sono parole sue)ed è per questo che non posso che schierarmi contro di lui.In un’intervista ha affermato che “nel rock contano solo le vendite”.Riguardo i Beatles sul suo sito su decine di schede li attacca anche quando non c’entrano niente.Persino sulla scheda di Britney Spears ha trovato il modo di paragonarla ai Beatles!Scaruffi è ossessionato dai Beatles.Leggendo la sua classifica dei migliori dischi mi sembra che per il 99%siano”avanguardia”.Tolti Doors,Dylan e Springsteen quanti altri fra i suoi dischi preferiti non rientrano in qualla categoria?Ben pochi mi sembra.Come ho specificato in precedenza siete liberi di apprezzarlo se volete,non mi sembra di aver peccato di intolleranza.Ho dato solo una mia opinione(motivata)su di lui dato che Scaruffi è l’argomento di discussione del post.Mi scuso se ho offeso qualcuno.

  18. Mi scuso allora io il fraintendimento e per aver alzato il tono >.<

    Senza dubbio a Scaruffi è molto cara la questione Beatles, probabilmente perché li vede (insieme ad Elvis) come gli iniziatori di quel "culto dell'immagine" di cui parlavo e per questo li penalizza più di quanto dovrebbe. Tuttavia se dice che l'arte e la commercialità non vanno d'accordo penso intenda che sono due intenti completamente diversi; difficilmente un disco il cui motivo di esistere sta nella commercialità sarà anche interessante artisticamente, mentre è raro (ma possibile) che un album creato per fini puramente artistici abbia anche successo commerciale. Spesso questi due fini si sovrappongono, ma di per sé sarebbero strade ben diverse e finiscono per intralciarsi a vicenda. In fondo per me i Beatles erano grandi proprio per questo, per il loro riuscire a conciliare perfettamente popolarità e ricercatezza.

    Quanto agli album più quotati da Scaruffi dipende da cosa intendi per avanguardia: se intendi album votati ad estendere le possibilità finora esplorate dall'arte musicale, allora lo sono tutti, Doors compresi (e in questo senso come avevo già fatto notare tutta l'arte degna di nota sarebbe "d'avanguardia"). Se però intendi album che traggono parte della loro espressività dal contrasto con la musica "tradizionale", allora io vedo solo Trout Mask Replica, Faust, Twin infinitives (Royal Trux), Parable of Arable Land (Red Crayola), Not Available (Residents), Suicide (Suicide) e Y (Pop Group), che sono sì e no il 15% degli album a cui da 9 o più (puoi vederli qui, anche se la lista non è aggiornata). Poi ce ne sono altri a mezza via come quelli di Diamanda Galas e Meredith Monk, ma mi pare assurdo considerare "avanguardisti" album come Velvet Underground & Nico, Loveless, Good o Yerself is Steam, per non parlare dei godibilissimi album punk/hardcore di Husker Du, Fugazi, Gun Club e Minutemen, o del "semplice" cantautorato di Nick Cave, Van Morrison, Lisa Germano e Red House Painters. Almeno il 60% sono album assolutamente immediati per chi è sensibile al tipo di bellezza che esprimono.

  19. Per avanguardia intendo in senso generico tutto ciò che è sperimentale.La (quasi)totale assenza di dischi di canzoni in senso tradizionale mi rende difficile considerare la sua classifica valida.Ritengo che la bistrattata (da lui)forma-canzone (strofa-ritornello)sia la più importante forma espressiva della storia del rock.Se dovessi selezionare le suite o jam sessions che considero ottime le potrei contare sulle dita,la stragrande maggioranza di esse si limitano o alla tecnica strumentale fine a se stessa senza una struttura musicale o agli sperimentalismi fini a se stessi.Se dovessi scegliere le canzoni che mi piacciono molto non saprei da dove cominciare.Lui le canzoni le definisce canzonette ignorando che è l’unica forma musicale che è rimasta invariata nel corso del xx sec.,l’unica che è sopravvissuta a tutte le mode e tendenze.Se vedi la sua classifica sulle migliori songs vedrai che ha scelto solo forme alternative.Comunque il discorso Scaruffi credo sia esaurito,ognuno rimarrà della sua idea.Chiudo con una domanda:ho ascoltato alcuni mesi fa il secondo disco dei Popol vuh e i primi 2 dischi di Klause Skulze a cui Scaruffi ha dato voti altissimi fra l’8 e il 9.Io dopo alcuni ascolti li ho giudicati quasi inascoltabili,sono praticamente formati di brani di una nota ripetuta per oltre venti minuti!!!Tu come li giudichi?

  20. Ma veramente un buon 30-40% dei dischi a cui da 9 o più usano il formato canzone, come ad esempio quelli cantautoriali/punk che ho menzionato prima. Uno su tutti, Down Colorful Hill dei Red House Painters che adoro: http://www.youtube.com/watch?v=f_K4yp4rB6k. Tuttavia ricorda che se il formato canzone è usato in ogni canzone pop dagli anni ’50 ai giorni nostri non è tanto per le sue capacità espressive, ma piuttosto per la sua semplicità d’ascolto e per la sua efficacia nel creare “tormentoni”. In generale una canzone senza regole strutturali così limitanti può essere molto più espressiva. Pensa se la Nona Sinfonia di Beethoven fosse ridotta al formato canzone, tenendo l’inno alla Gioia corale come ritornello: magari avrebbe più successo di pubblico, ma sarebbe infinitamente meno espressiva. Per questo motivo i compositori classici, jazz, elettronici, ambient,… non hanno (pressoché) mai usato quel formato, mentre tra i compositori rock di spicco c’è chi rimane al suo interno e chi ne va fuori.

    In Der Garten Pharaos (dei Popol Vuh) è un album che ho rivalutato col tempo, e ora lo considero davvero bellissimo, anche se non quanto Hosianna Mantra. Il motivo è l’immensa atmosfera, trascendente, che porta l’ascoltatore in universi lontanissimi. E’ un tipo di bellezza che non usa note, e infatti è un “misto” tra Ambient e World Music, entrambi generi non basati sulle note e che peraltro sarebbero nati solo cinque anni dopo. Se vuoi qualcosa di più orecchiabile dei Vuh comunque prova Aguirre, colonna sonora del bellissimo film omonimo: http://www.youtube.com/watch?v=3oh8yDDCrWQ . Per me Scaruffi sottovaluta molto quest’album e questa canzone in particolare.

    Anche Irrlicht di Schulze mi piace molto, anche se magari non quanto al nostro Piero. Qui le note ci sono eccome, infatti in genere lo presento ad amici vari come una “sinfonia elettronica”. Il punto è capire perché mai una sinfonia potrebbe essere migliore se “suonata” elettronicamente. Il motivo è anche qui l’atmosfera, creata da quei drone elettronici che continuano a salire e scendere, quasi assorbendo al proprio interno le note “sinfoniche”. Complessivamente è il capolavoro della cosidetta Kosmiche Musik, e uno dei capolavori della musica elettronica in generale. Anche se Scaruffi non ne parla credo si ispiri molto a Rainbow in Curved Air di Terry Riley, del 1968, che è una delle mie opere preferite in generale: http://www.youtube.com/watch?v=t3JDNRmisnQ .

  21. Mi riferivo alla classifica delle canzoni e non degli album.Non credo che la forma canzone sia rimasta solo per la semplicità e per creare tormentoni e non credo sia limitativa.Tanta musica alternativa a quella forma(come i dischi In der garten o Irrlight) mi sembra priva di vincoli e quindi trovo imbarazzante giudicarla in quanto non vedo quale sia il talento richiesto per fare brani d’atmosfera senza melodia(le poche note di cui sono composte,spesso una sola nota,non sono sufficenti per parlare di melodia).Se io e te provassimo a fare musica elettronica cosa ci impedirebbe di fare un brano come quelli di Schulze?Inoltre il confronto con la nona di Beethoven mi sembra infelice.Mi sembra difficile immaginare un successo maggiore se si pensa che l’inno alla gioia è il più celebre brano musicale della storia!Chi non l’ha mai canticchiata?é presente in film,spot pubblicitari,suonerie di cellulari e manifestazioni sportive.Inoltre è strutturata a forma di ritornello con il tema di base riproposto a intervalli regolari nel corso dei circa 23 minuti di cui è composta.La musica sinfonica e da camera del 700 e 800 è basata quasi tutta sulla forma sonata,ossia ABAAB ossia un primo tema,un secondo tema e la ripetizione con variazioni e intrecci dei 2 temi.Se ci pensi non esula dallo schema strofa-ritornello.Non voglio paragonare una sinfonia o un quartetto per archi con una canzone ma lo schema di base è lo stesso.L’ho appreso 20 anni fa da uno speciale televisivo di Leonard Bernstein!Mentre la suite o la jam session sono rimaste in auge pochi anni(fine 60 primi 70)prima che il punk le spazzasse via la forma canzone mi sembra che non sia mai stata allontanata nei vari periodi storici o sbaglio?Certo,di canzoni scadenti ce ne sono miliardi ma ce ne sono anche tante valide.Le suite raramente sono andate oltre lo sperimentalismo o la tecnica priva di base musicale.Ce ne sono di valide,anche qualche capolavoro(per es. Starless dei King crimson)ma mi sembra l’eccezione non la regola.

  22. Non dico che non abbia i suoi pregi come formato, ma semplicemente se è usata da chiunque compone musica commerciale è perché è anche il formato più adatto a tale scopo. Non ho scelto a caso l’Inno alla gioia come ritornello per la mia “versione ridotta” della Nona sinfonia. La maggiorparte della gente conosce solo quello, che è solo una parte del quarto movimento; per tali persone la versione ridotta sarebbe esattamente equivalente a quella completa, se non migliore perché salta le parti per loro noiose xD.
    Poi è chiaro che in musica classica moltissime composizioni hanno dei temi ripetuti, ma la struttura è comunque molto più libera e complicata.
    Quanto all’ipotetico nostro poter comporre album come Irrlicht e In Der Garten Pharaos, prima di tutto ti faccio notare che ciò non ha nulla a che fare con il valore dell’opera. Il suo valore è dato esclusivammente dalla bellezza che esprime, non certo dalla sua difficoltà tecnica. E’ naturale che io possa creare una riproduzione perfetta delle opere di Mondrian (http://www.lanevatile.com/wp-content/uploads/2010/02/mondrian.jpg ) senza problemi, ma ciò mica sminuisce il suo valore e la sua bellezza; se poi non ti piace l’arte astratta pensa all’impressionismo. L’abilità dell’artista non sta nel costruire materialmente l’opera, ma nel concepire l’idea che sta alla sua base. Se ci fossimo trovati al posto dei Popol Vuh nel 1971 non credo proprio avremmo avuto la genialità di concepire una musica così bella e incredibilmente originale per il proprio tempo. Anche oggi poi è difficilissimo raggiungere quel livello di espressività senza copiarli spudoratamente.
    Ricorda comunque che la melodia ha ben poco a che vedere con quel tipo di musica, e se forzata al suo interno finirebbe anzi per rovinarne l’atmosfera, che è ciò che quel tipo di arte vuole esprimere.
    Io di suite o jam memorabili ne ricordo molte, anche dopo l’avvento del punk, ma comunque qui si tratta di opinioni personali. Starless è senza dubbio bellissima, ma ad esempio adoro anche Interstellar Overdrive dei Pink Floyd e Plague of Lighthouse Keepers dei Van Der Graaf Generator.

  23. Sicuramente la forma canzone viene usata soprattutto da musicisti mediocri per raggiungere il successo ma anche la forma-sonata nel campo della musica classica fu usata da innumerevoli compositori mediocri oggi dimenticati.Inevitabilmente una forma espressiva viene sfruttata da chiunque si cimenti in un genere,alla lunga il tempo opera una selezione e rimangono solo le opere valide,nella classica come nella popolare.La suite e la jam session(nel rock si sono affermate fra il 65 e il 66 con Dylan e i Cream)hanno proposto un’alternativa alla forma canzone ma a parte alcune eccezioni(ce ne sono senz’altro)sono quasi tutte puro esercizio di stile senza una struttura musicale necessaria perchè si possa parlare di ottimi brani e per questo sono state dimenticate quasi tutte.Prova a leggere un qualsiasi referendum indetto da critici per eleggere i migliori dischi rock di sempre.I dischi di suite sono quasi tutti esclusi.Non dico che quei referendum siano attendibili ma è un dato di fatto su come la pensa la critica.Nell’800 c’erano tantissimi virtuosi del violino e del pianoforte che infiammavano le folle con lunghissime improvvisazioni virtuosistiche.A parte pochissimi casi (Paganini,Listz) sono stati completamente dimenticati in favore di musicisti la cui musica seguiva sempre una melodia (Rossini,Bellini,Verdi,Schumann etc.).Le varie suite di Jefferson airplaine,Grateful dead,Incredible string band,Fairport convention,Cream etc. non mi sembra abbiano lasciato segni particolari nella storia del rock e il livello medio delle suite dei 70(Kraut rock e soprattutto progressive)mi sembra anche più basso.Per non generalizzare dico che considero capolavori Voodoo chile di Hendrix,A saucerful of secrets dei Pink floyd,In memory of Elizabeth Reed della Allman brothers,Calvary dei Quicksilver e anche altri brani dello stesso genere ma ritengo siano eccezioni.Il 99% mancando di una linea melodica non riesco spesso neanche a finirle di scoltare.Se ritieni che la melodia non sia necessaria abbiamo semplicemente 2 punti di vista differenti.

  24. Per me sopravvaluti l’abilità di giudizio della gente comune. Spero di non sembrare snob nel dire cose simili, ma la maggiorparte delle persone ascolta la prima cosa orecchiabile sotto tiro, spesso seguendo l’immagine con cui viene presentata. Con questo voglio dire che capolavori come quelli dei Popol Vuh non diverranno mai popolari, perché richiedono un ascolto molto approfondito per essere compresi. Resteranno invece ad appannaggio degli appassionati di musica e dei critici, e in questi ambiti sono già altamente acclamati. D’altra parte, musicisti non così disumanamente eccezionali come Michael Jackson verranno ricordati come semidei dal popolo per ancora molto tempo.

    Quanto alle liste, tieni presente che gran parte dei “critici” rock che scrivono sulle riviste non tratta davvero la suddetta musica come un’arte (ovvero come un mezzo per esprimere bellezza pura e distaccata), al punto che c’è chi si offenderebbe sentendola accostare a quel termine. Senza contare che spesso per poter pubblicare articoli su riviste non indipendenti bisogna per forza parlare di musicisti popolari. Se infatti ti limiti a guardare la critica indipendente su internet, vedrai che la situazione è ben diversa. Vedi ad esempio la lista degli album fondamentali del rock di Ondarock: http://www.ondarock.it/pietremiliari_lista.php
    O la lista degli album meglio votati da utenti/critici italiani su rate your music.

    Che la melodia non sia l’unico mezzo espressivo in musica è cosa risaputa da più di un secolo. Negarlo è equivalente a dire che l’arte visuale non può fare a meno del realismo (sì, la smetto con questo paragone xD). Peraltro se si considera esclusivamente la melodia si può comprendere sì e no il 10% dei capolavori della musica dagli anni ’40 ad oggi; perché limitarsi ad essa allora? Chiaramente la scelta è tua, ma almeno evita di criticare opere musicali volutamente non melodiche per il loro non esserlo; sarebbe come criticare un quadro di Kandinskij per il suo non essere abbastanza realistico, o una tragedia per il suo non essere abbastanza comica.

    Naturalmente so che se critichi certi album è perché li consideri una truffa che prende ingiustamente crediti togliendo spazio ai musicisti onesti, e si tratta di un intento encomiabile, ma hai la mia parola che nella maggiorparte degli album “scaruffiani” non è così.

  25. Guarda che non mi riferivo alla gente comune,che inevitabilmente apprezza solo cose orecchiabilissime,ma a critici preparatissimi e non snob che pur apprezzando certe opere alternative non le mettono davanti a dischi formati di belle canzoni.Per fare belle canzoni che si possono riascoltare a distanza di decenni occorre talento(compositivo o interpretativo),per fare brani basati eslusivamente su suoni più che autentica musica non vedo quale talento richieda.Non ho mai capito come si selezionano le opere valide da quelle mediocri nel campo alternativo.Vedo voti da 9 a 6 per dischi identici!Tu consideri i dischi dei Popol vuh dei capolavori e ovviamente rispetto l’opinione(criticare i gusti altrui è il massimo dell’intolleranza)ma non riesco ad essere d’accordo.Soprattutto dopo numerosi ascolti è evidente l’inesistenza di un’organizzazione musicale:è tutto casuale ed improvvisato.Come detto apprezzo con molte riserve Hosianna per il resto non riesco a dare quasi nessuna sufficenza.Non sono un fan di M.Jackson ma neanche di tanta musica alternativa.Riguardo Ondarock non ritengo attendibile la loro lista dato che parlano bene di tutto!!!Avranno dato voti da 8 a 9 a centinaia di dischi screditando il valore dei voti.L’altra lista è più selettiva ma palesemente snob.Come si fa a mettere Spiderland nelle prime posizioni?é solo rumore!Cosa pensi di Spiderland?

  26. Ma su questa storia del talento potrei benissimo rigirarti la questione così: ci vuole più talento a creare (bella) musica usando come guida un formato arcinoto e arciutilizzato come la canzone o partendo da zero e cercando di creare qualcosa di completamente nuovo (e bello)? Il talento di un artista per me sta nella sua abilità di vedere tipi di bellezza che i loro contemporanei non sono in grado di percepire, per poi condividere tale bellezza col resto del mondo creando un’opera che ne sia espressione.
    Se quindi io ora creassi una canzone che suona esattamente come quelle dei Beatles ma usando note parzialmente diverse, non sarei certo un grande artista, al massimo potrei essere un buon emule. E’ per questo che Varese diceva “Un musicista non è mai d’avanguardia rispetto al proprio tempo, è il suo pubblico ad esserne indietro”; è il compito stesso del musicista proporre nuovi tipi di musica. Lo si può fare rimanendo all’interno del formato canzone, come ha fatto ad esempio gran parte dei musicisti New Wave (oltre naturalmente a Beatles&co), ma non si tratta di un vincolo, esattamente come non lo è la melodia. Come ho già detto in passato la musica è in generale l’arte del suono, l’arte di esprimere bellezza tramite il suono. Senza altri vincoli.
    Se ora dischi non basati sulle note ti sembrano “casuali” o “tutti uguali” è perché secondo te l’unico modo per organizzare suoni ottenendo musica è l’uso di strutture di note (melodiche). Cerchi quindi di riconoscere una struttura di quel tipo nelle opere, e non trovandola pensi che l’opera in questione non abbia alcuna struttura e che i suoni che la compongono siano casuali. La struttura però (almeno nel caso dei Popol Vuh e degli altri di cui parlo) c’è, ed è stata creata dai musicisti per comunicare la bellezza che volevano esprimere. In altre parole è questa bellezza, questo fine estetico, a determinare la forma della musica.
    Per apprezzare musica strutturata diversamente da ciò a cui sei abituato devi quindi prima di tutto approciarla senza forzare su di lei strutture che non la riguardano, come se fosse la prima volta che ascolti musica. Quando poi dopo vari ascolti si inizia a comprendere il linguaggio con cui l’artista si sta esprimendo si inizia automaticamente ad apprezzarla. Certo, non è garantito funzioni, anche perché ognuno di noi è più o meno sensibile a diversi tipi di bellezza (e sono questi i gusti veri e propri), ma quantomeno bisogna prima capire che bellezza l’opera stia esprimendo.

    Ciò che dici su Ondarock è vero, e naturalmente è il risultato dell’avere cinquanta redattori diversi. Comunque la loro lista delle pietre miliari è per me un’ottima idea, proprio perché cerca di contenere al proprio interno i capolavori di ogni genere musicale derivato dal rock.
    Quella di rateyourmusic ti ricordo che è ottenuta mediando i voti di tutti gli utenti italiani del sito (me compreso), e si tratta di centinaia di recensioni per ciascun album, per cui mi pare un po’ azzardato considerare snob tutti gli utenti di un sito ad iscrizione completamente libera e gratuita. In fondo l’avevo mostrata proprio per quello.

    Spiderland è uno dei massimi capolavori della musica degli anni ’90, ma non ha proprio nulla di rumorista, forse ti confondi con qualcos’altro? E’ un album che prende gli elementi musicali del rock e dell’hardcore per riassemblarli creando uno stile dal fine estetico completamente diverso da quello di partenza, quasi opposto. Si tratta di una musica decadente e malinconica piuttosto che esaltante; anche nei punti più intensi ha un suono particolarmente drammatico, quasi postapocalittico. Il genere di musica nato con quest’album si chiama Post Rock, ed ha avuto un seguito incredibilmente folto, arrivando a diventare uno dei generi più popolari in assoluto dei giorni nostri grazie a gruppi come Mogwai e Godspeed You!Black Emperor. Tornando all’album, prova ad esempio la languida Washer (http://www.youtube.com/watch?v=6yEgcb167k4) per l’aspetto più malinconico del loro sound, o l’epica Good Morning Captain (http://www.youtube.com/watch?v=xoH5MPIgM7c)per quello più drammatico. Non crederai davvero che tutti i 590 utenti di youtube che hanno votato pollice in su in quel video siano snob, e magari che i soli 15 che hanno votato pollice in giù siano esperti di musica. Personalmente negli anni ’90 lo considero inferiore solo a Loveless dei My Bloody Valentine; album che tra l’altro è allo stesso tempo estremamente più popolare di Spiderland e ancora più lontano dalle pure strutture melodiche.

  27. Gli utenti votanti non sono un test attendibile per giudicare qualsiasi cosa,è ovvio che i fans di quel pezzo lo votano positivamente e solo pochi detrattori si interessano al dibattito.Comunque come detto più volte non voglio discutere gusti personali o imporre i miei,semplicemente da circa 5 anni tento di farmi piacere questo tipo di musica senza riuscirci:la totale mancanza di vincoli mi rende difficile fissarmi un criterio di giudizio.Senza vincoli anche dei sassi sbattuti su un pianoforte possono essere considerati musica.Chiudo l’intervento dicendo che anche tanta musica colta moderna è derisa da molti critici di musica classica proprio per la mancanza di una logica ad unire le note.

  28. Ma infatti non ho parlato dei voti di Youtube come critica di alto livello, ci mancherebbe, ma semplicemente per farti capire che non ha senso considerare “palesemente snob” qualcuno che vota positivamente Spiderland, in quanto quell’album ha tantissimi sinceri appassionati e ben pochi detrattori, oltre che un’enorme importanza storica sulle spalle.

    Se i sassi sbattuti su un pianoforte producessero un suono bello e magari diverso da ciò che si è sentito finora, allora sì, si tratterebbe di musica. Dovrebbe essere ovvio. Le strutture e le convenzioni sono utili a comporre musica, ma non sono la musica stessa. Un appassionato di musica la ascolta per trovare bellezza in lei, non per riconoscere al suo interno strutture a lui care. E’ questa la lezione che John Cage ci ha insegnato, e grazie a lui la musica ha oggi un’immensa varietà di stili, ciascuno con i propri capolavori. Un critico ha il dovere di separare le grandi opere dalle composizioni presuntuose e autoreferenziali, ma deve farlo sulla base della pura bellezza espressa dall’opera, non sul tipo di strutture che utilizza. Altrimenti la musica stessa perderebbe di senso, e il critico diverrebbe a sua volta presuntuoso e autoreferenziale. Le posizioni di certi critici classici sono quindi irrazionali ai miei occhi, oltre che cieche nei confronti dell’enorme ed estremamente varia bellezza contenuta nella musica contemporannea.
    E sì, mi sa che ormai siamo stanchi entrambi di continuare >.<

  29. Ultime precisazioni:non nego che in ogni settore dell’arte vi sia del buono.Solo se si è prevenuti si può parlare male di tutto ciò che appartiene ad un genere,infatti ho specificato che alcuni dischi li apprezzo.Dato che la discussione è senz’altro esaurita volevo suggerirti di ascoltare,quando hai tempo,la mia radio di musica classica su internet totalmente gratuita.L’indirizzo è radiosymphony.com.Ciao.

  30. ron70, non sempre è questione di snobismo. Ciò che piace a te può anche non piacere a me e viceversa. La musica non è scienza. A me, ad esempio, i Beatles, salvo qualche eccezione, annoiano da morire. Al contrario, trovo molto più interessante l’offerta musicale dei Popol Vuh (che tanto piacciono al signor Scaruffi). E tuttavia non amo la musica proposta da altri artisti che (come e più dei popol Vuh) vengono “esaltati” da Scaruffi (penso ai Velvet Underground o a Captain Beefheart). Quindi, pur non apprezzando i Beatles e pur amando i Popol Vuh,non per questo mi si può tacciare di snobismo né per questo sono automaticamente fan o discepolo del signor Scaruffi. Ascolto la musica che mi piace ed evito la musica che mi annoia (ovviamente, solo dopo averla ascoltata). P.s. A conferma dell’estrema soggettività dei gusti musicali ti dirò che “Hosianna Mantra” dei Popol Vuh mi annoia abbastanza mentre, dei medesimi, vado matto per “In den garten Pharaos”. Adoro Bach ma Mozart mi annoia. Non esiste, in ambito musicale, una scala di valori oggettiva ed universale. Questo è quanto.

  31. “Non esiste, in ambito musicale, una scala di valori oggettiva ed universale.”

    Scaruffi cerca e propone elementi oggettivi di valutazione. Puoi non condividere la sua impostazione, ma è proprio questo l’aspetto interessante: avere un criterio di giudizio che va oltre il banale mi piace/non mi piace o mi annoia/mi interessa.

  32. In sostanza di Scaruffi si parla, quindi esiste. E esiste (sulla rete) per qualche motivo. Che i giudizi su di lui siano positivi o negativi, non cambia di una virgola la questione. Evidentemente vi è un qualcosa nel sito di Scaruffi che non vi è da nessun’altra parte. Sito, attenzione, perché scendere sul piano personale mi sembra a dir poco scorretto. Per quel che mi riguarda, il problema (o presunto tale) non è in Scaruffi ma in chi va a criticare le sue critiche solo in base ai propri gusti musicali e non cercando di capire il suo, come l’altrui in generale, punto di vista. Si cerca troppo spesso invece conforto dei propri gusti nei giudizi altrui e non trovandolo, si cerca di sminuire tale giudizio. Quasi mai portando argomentazioni basate sul merito dell’analisi. Mi sembra un modo di fare un po’ infantile. Per quel che mi riguarda mi sono trovato d’accordo con Scaruffi su qualcosa, su altre cose non sono d’accordo ma capisco il suo punto di vista, su altre ancora sono completamente in disaccordo, e così via. Insomma, quel che succede nel mondo reale con tutte le persone.

  33. “Non provo simpatia per nessun musicista rock, e non provo simpatia per la musica rock in generale. […] . Proprio non nutro nessun affetto per la musica rock. Non ci sono cresciuto e non mi ci riconosco.” by Piero Scaruffi
    http://www.scaruffi.com/music/letters.html#liv
    Direi che lui la dice giá tutta. Chi si affida alle sue schede rock per apprezzare il rock é logicamente masochista.

    Al contrario, per lo stesso motivo, Scaruffi é una risorsa per provocare un discorso sui limiti del rock (majors, album, specializzazione e frammentazione):
    http://www.scaruffi.com/music/letter3.html#l19
    http://www.scaruffi.com/music/letters.html#l29
    http://www.scaruffi.com/music/letters.html#l1

  34. Luciano, non sono le schede di Scaruffi che posso far appassionare qualcuno al rock, semmai il rock stesso che si può scoprire leggendo le schede di Scaruffi.

    Per quanto mi riguarda Scaruffi può anche detestare il rock, intanto ha fatto un dizionario della musica rock disponibile gratuitamente online dove parla di tanti musicisti sconosciuti ai più.

    Magari Blow sarebbe la rivista che fa per me – e molti giudizi di Blow sono affini a quelli di Scaruffi – ma Scaruffi e il suo essere personaggio me lo fanno preferire (simpatia personale).

  35. Salve, mi chiamo Innocenzo Alfano. Sull’argomento “Piero Scaruffi” ho già scritto anch’io, e in più di una occasione, in passato. La cosa che più mi sorprende, ogni volta che mi ricapita, è notare la passione e il coinvolgimento con cui vengono affrontate le sue teorie e commentate le sue schede sui gruppi rock e sulla musica in generale, ben sapendo che Scaruffi, nella migliore delle ipotesi, ha potuto ascoltare con attenzione soltanto una piccolissima parte (direi al massimo il 5%) della produzione discografica alla quale dà un giudizio. Tutto il resto non può che essere finzione, o tutt’al più pensieri altrui riportati nei suoi libri e nelle sue schede. Quindi, pur essendo tutti consapevoli che egli parla e scrive di cose che, in generale, non conosce, commentiamo ugualmente i suoi giudizi. E quando parla e scrive di cose che dice di conoscere, per esempio dei Beatles, i giudizi di Scaruffi non sono quasi mai giudizi musicali bensì attacchi personali a fenomeni che, evidentemente, non gli piacciono. Inoltre Piero Scaruffi è uno che, per sua stessa ammissione, non conosce la musica e non ha mai suonato alcuno strumento musicale, pur avendo egli pubblicato diversi volumi dedicati alla musica (ma quest’ultimo, in ogni caso, è un difetto che riguarda quasi tutta la saggistica legata al rock, soprattutto italiana). Da qui ne discendono, in moltissimi casi, analisi strampalate e prive di senso. E non potrebbe essere altrimenti.
    Ho letto invece con interesse il dialogo tra “ron70” e Matteo, che mi è parso vero, genuino, stimolante e basato – a differenza di Scaruffi – su esperienze reali e su riflessioni autentiche.

    Cordiali saluti.

    1. Grazie per il tuo contributo! Ribadisco solo che Scaruffi, per me, è prima di tutto una risorsa unica, perché vastissima e gratuita. Inoltre, con la sua classifica dei migliori album, impone un metro di giudizio, un termine di paragone severo e originale. Che abbia ascoltato tutti i dischi non mi importa (avrà avuto dei collaboratori, almeno un paio sono citati). Giudico il risultato e il taglio editoriale.

      1. Ciao Martino, i “metri di giudizio” e i “termini di paragone” di Scaruffi sono però viziati dai gravi difetti che, in breve, ho cercato di mettere in evidenza. E non sono cose da poco.

        Cordiali saluti.

  36. Io non sto sostenendo l’onniscenza di Scaruffi; dico solo che, fra tutti i siti-database sulla musica rock che ho visitato – da Ondarock a Debaser- Scaruffi è di gran lunga il mio preferito.

    Ti invito a suggerirmi un’alternativa a Scaruffi, la testerò e magari ne parlerò sul mio sito.

  37. Ho conosciuto la storia della musica di Scaruffi, prima di molti di voi, ma semplicemente per questioni anagrafiche. Negli anni 90 infatti apparvero in libreria tre o quattro volumi (non ricordo più bene) della Storia del Rock. Ne acquistai due. Fui folgorato da varie cose:
    1) il numero elevato di gruppi/artisti mai sentiti prima
    2) il tono sicuro e argomentato con cui l’autore diceva:”ascoltate questo che ne vale la pena/ lasciate perdere”
    3) una terminologia e un lessico molto molto personali

    Al di là dei giudizi sui vari artisti Scaruffi affascina per il un motivo molto semplice: il suo linguaggio. Ha la capacità di descrivere la musica con parole mai banali, è sintetico ma molto preciso ed evocativo. In una scheda c’è un mondo e quindi ti invoglia all’ascolto. Prendiamo l’inizio del profilo di Tom Waits:

    “Le vignette agrodolci di questi album formano l’equivalente dela “comedie humaine” di Balzac trasportate alle umili vite dell’America urbana.
    Waits sposava un idioma molto personale,fatto di associazioni libere nello stile della poesia beat con un’ecclettica idea di cosa un canzone e’,derivante,cioe’,da diverse tradizioni di musica popolare bianca e nera (swing, blues, gospel, lounge-music, vaudeville, Broadway show-tunes, bebop, religious hymns, marching bands, operetta, western soundtracks). Cio’ che teneva ben unito il tutto e’ la voce di Waits,che era anche il piu’ inverosimile elemento di coesione, essendo l’equivalente musicale del fetore di una moffetta.Ma la sua voce era piu’ di un mero veicolo alle cantate dei suoi testi.La sua voce velocemente divenne il “sound” della sua musica.
    Waits vantava,infatti, una delle piu’ flessibili,espressive e toccanti voci della storia della musica popolare.Specialmente quando aggangio’ con gli arrangiamenti “graziosi” dei generi stereotipati,quella voce divenne lo strumento perfetto per raffigurare l’anima,la bruttezza anarchica dell’individuo dentro la bellezza organizzata della societa’.”

    Questo non è un pezzo sciatto, ma è un brano con una notevole personalità lessicale e espositiva. E questo tipo di prosa è costante in tutta l’opera di Scaruffi. Non avrà sentito forse tutti quei brani che dice di recensire, ma lui scrive così.
    Fra l’altro quando leggevo il brano mi si aprivano molte altre porte (vaudeville? che cos`è?); all’epoca internet non c’era e io, adolescente, non sapevo proprio a chi chiedere il significato di molte di queste etichette. Scaruffi poi non lo conosceva nessuno, non si diceva nulla di lui e i miei amici ignoravano completamente l’esistenza di quel testo, anche perché per un adolescente non era così economico da comprare. ad alcuni amici ho mostrato il sito 15 anni dopo e mi hanno detto stupiti: “tu leggevi questa roba al liceo?”

    Il gusto di Scaruffi dopo un po’ lo si capisce. A lui piacciono le cose strumentali, minimaliste e sperimentali. Anche a me piacciono e quindi andiamo d’accordo. Però a me piacciono anche molte cose melodiche che lui disprezza apertamente. Non è un problema. Rimane il fatto che le sue critiche anche se non condivise da me, sono ben argomentate, ben scritte, argute, informate.

    In conclusione Scaruffi è molto piacevole da leggere e se si è vicini ai suoi gusti è utile per allargare i proprio orizzonti musicali. Tante volte non so che cosa ascoltare o ho voglia di roba nuova e apro il sito per vedere album che partono da 7 in su. E spesso escono bellissime sorprese.

    1. Mi permetto di ribadire che le analisi di Scaruffi non sono, e non potrebbero mai essere, “ben argomentate, ben scritte, argute ed informate” per il semplice fatto che egli non sa nulla di musica. Inoltre mi sembra altresì chiaro che egli può aver materialmente ascoltato, e con attenzione, solo una piccolissima parte delle migliaia tra brani ed album citati e “analizzati” nei suoi libri e nei suoi siti internet.

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