Serie tv

Le serie tv che mi hanno entusiasmato. Alcune celeberrime, altre meno conosciute o un po’ datate. Tutte da vedere, per un motivo o per l’altro. Motivi che tenterò di riassumere in tre righe per ciascuna serie tv.

Alfred Hitchcock Presents (1985)

Blue Mountain State di Eric Falconer e Chris Romano (2010-2011)

Se American Pie fosse una serie tv sarebbe Blue Mountain State. Forse il miglior esempio di commedia americana idiota applicato alle serie televisive.

Prendete il mito del college americano: sesso, alcol, droga e party tutte le sere (o quasi). Aggiungete una squadra di football sgangherata ma di talento, e una sfilza di personaggi memorabili, degni di Stiffler e Pausamerda. Ecco, avete già un ottimo prodotto televisivo. Ma non basta.

Blue Mountain State diventa capolavoro quando la commedia esce dal genere e osa in territori attraenti quanto pericolosi come l’horror. Un trip di acidi diventa la scusa per virare all’horror: una manciata di trovate geniali unite a scelte registiche al limite del virtuosismo, generano uno dei momenti più divertenti della storia della tv.

E poi Blue Mountain State finisce. [SPOILER GIGANTE] E finisce male, con la sconfitta in finale (e una rivincita privata).[FINE SPOILER GIGANTE] Ma è il degno finale di una serie tv mai banale, dove la creatività non ha avuto confini.

Boris di Luca Manzi e Carlo Mazzotta (2007-2010)

Le ceneri della commedia all’italiana non si sono mai freddate del tutto. Boris è una piccola gemma nata da quelle ceneri. La serie racconta le vicende della troupe che sta girando una brutta serie televisiva italiana, “Gli occhi del cuore”. Quasi tutti i personaggi sono da sballo: il regista René Ferretti (Francesco Pannofino) vi esalterà con i suoi wiiii e genioooo; la tronfia star di “Occhi del cuore” Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) è così sopra le righe che ci sta, sempre e ovunque; Augusto Biascica (Paolo Calabresi) è il tecnico delle luci che vi farà schiattare dalla risate, e forse vi innamorerete dell’aiuto regista Arianna (Caterina Guzzanti). Ma ci sono altri mille personaggi, tutti ben caratterizzati. Come le meravigliose comparsate di Corrado Guzzanti, Marco Giallini e un autoironico Sergio Brio. Le trovate di sceneggiatura, i continui riferimenti al modo di fare tv in Italia e le esilaranti allusioni alla politica completano il quadro di una serie che, in Italia, non ha eguali.

Decalogo di Krzysztof Kieslowski (1989-1990)

Il prigioniero di Patrick McGoohan (1967-1968)

Il regno di Lars Von Trier (1994-1997)

Il regno (The kingdom) è la serie capolavoro di Lars Von Trier. In un ospedale succedono cose strane: fra spiriti del passato e massoneria del presente, una serie sospesa fra l’horror e la commedia, intrisa di un meraviglioso umorismo grottesco, marchio di fabbrica del regista danese. Dopo 2 stagioni da circa 4 ore ciascuna, ci sarebbe dovuta essere una terza stagione – Lars ne aveva anche scritta la sceneggiatura – ma il decesso di due degli attori principali, ottuagenari, hanno mandato a monte tutto. Dunque serie interrotta, ma avvincente e imprescindibile tanto da essere la mia preferita di tutti i tempi.

Sandokan di Sergio Sollima (1976)

I segreti di Twin Peaks di Mark Frost e David Lynch (1990-1991)

In attesa della terza stagione, annunciata per il 2017, Twin Peaks è il metro di paragone con cui ogni serie tv ha dovuto fare i conti dal 1990 in avanti. Non è possibile inquadrarla in nessun genere: ora è un thriller a tinte soprannaturali, ora una commedia, ora un dramma famigliare. Per qualche problema di produzione in alcune puntante i creatori Lynch e Frost si sono allontanati dalla serie. Questo ha generato un calo visibile della qualità in alcune puntate centrali della seconda serie, ma il finale della seconda stagione è qualcosa di memorabile.

True detective di Nic Pizzolatto (2014-2015)

True detective resterà nella storia delle serie tv per la sua memorabile prima stagione. Matthew McConaughey e Woody Harrelson interpretano una coppia di ex detective invischiati in un vecchio caso di omicidio che sembra correlato a un nuovo omicidio. Due grandi attori, le atmosfere polverose della provincia americana, una brutta storia avvolta nel mistero e l’efficace rimbalzare fra passato e presente, sono gli elementi che rendono gloriosa questa prima stagione. Peccato che la seconda – un’altra storia, con altri personaggi – non sia stata all’altezza, decretando la fine della serie.

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