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L’avversario: il caso Romand. Recensione del romanzo di Emmanuel Carrère

Scritto martedì 30 Gennaio 2024

Jean-Claude Romand ha una bella moglie, due bravi figli, un miglior amico sempre presente e un ottimo lavoro come medico ricercatore presso l'OMS di Ginevra.

Quando sopravvive miracolosamente all'incendio della sua casa, dove trovano la morte la moglie e i figli, una verità agghiacciante viene a galla: prima di dare alle fiamme l'abitazione, Jean-Claude aveva ucciso a sangue freddo la moglie, i figli e gli anziani genitori.

Voto

7.5

Jean-Claude Romand ha una bella moglie, due bravi figli, un miglior amico sempre presente e un ottimo lavoro come medico ricercatore presso l'OMS di Ginevra.

Quando sopravvive miracolosamente all'incendio della sua casa, dove trovano la morte la moglie e i figli, una verità agghiacciante viene a galla: prima di dare alle fiamme l'abitazione, Jean-Claude aveva ucciso a sangue freddo la moglie, i figli e gli anziani genitori.

Ho pensato che scrivere questa storia non poteva essere altro che un crimine o una preghiera.

Emmanuel Carrère, Parigi, gennaio 1999

Emmanuel Carrère, scrittore francese autore di celebri biografie (Io sono vivo e voi siete morti. Philip Dick, 1928-1982: una biografia e Limonov) e romanzi di successo (La settimana bianca) si interessa al caso Romand, un tremendo fatto di cronaca avvenuto il 9 gennaio 1993 nel piccolo comune francese di Prévessin-Moëns, e contatta l’assassino, allora in carcere in attesa del processo, con l’intento di conoscerlo per sondare gli abissi dell’animo umano alla ricerca di cosa possa aver spinto un uomo mite e in apparenza rispettabile a commettere il più tragico dei misfatti.

Senza svelarvi ulteriori dettagli della storia, mi soffermerò sul tipo di libro che è L’avversario.
Formalmente rientra nella categoria dei romanzi, ma presenta alcune singolarità. La principale è che, pur affrontando una storia che si presta a una narrazione tipica del giallo, del noir o del thriller giudiziario, Carrère lo sottrae a ogni inquadramento di genere focalizzandosi non sull’indagine – tanto che nelle prime righe del libro dice subito chi sono le vittime e chi è l’assassino -, ma sulla storia di Romand, che sembra un percorso a tappe verso l’inevitabile omicidio plurimo.

L’autore è presente nel racconto sia come personaggio che come voce narrante; Carrère parla esplicitamente di questa scelta proprio nelle pagine conclusive de L’avversario:

Dovevo scegliere un punto di vista […] non mi resta che raccontare in prima persona, senza rifugiarmi dietro un testimone più o meno immaginario o un patchwork di informazioni diciamo così oggettive, quello che della sua storia mi riguarda e produce un’eco nella mia.

L’effetto è che il romanzo, specie all’inizio, ha un tono quasi diaristico. In seguito ripercorre l’intera vita di Romand partendo dall’infanzia, svelando come tante “fortunose” coincidenze abbiano contribuito a creare un’immagine rispettabile di un uomo falso e truffatore.

Carrère non sfrutta l’incredibile trama della vita di Jean-Claude per imbastire una narrazione d’effetto, al contrario: racconta i fatti senza enfasi, con l’onestà e lo stupore di chi si affaccia su una triste verità. Quello che colpisce è l’umanità dell’autore, che si mantiene sempre un passo dietro agli eventi narrati, evita di dare ovvi giudizi senza sottrarsi al doloroso impatto con la realtà.

L’avversario non racconta solo la terrificante storia di un assassino, ma anche – forse soprattutto – il modo in cui l’autore sta di fronte al male e all’omicida senza dimenticare che, per quanto ripugnante e deplorevole, resta pur sempre un essere umano.

Per quanto sembri incredibile a dirsi, L’avversario è un libro che trabocca umanità e instilla il desiderio di essere una persona migliore.

Concludo con un’annotazione sul titolo: L’avversario fa riferimento a Satana; Carrère lo tira in ballo come se fosse stato proprio Satana a tessere la trama della vita di Jean-Claude Romand, una vita basata sulla menzogna che sarebbe bastato un nonnulla a mandare all’aria, invece si è protratta per 18 lunghi anni, come protetta da un invisibile guardiano oscuro.

2 Commenti

  1. Ram

    Sì è vero. È un libro che parla del male ma a fin di bene, mi vien da dire. La visione religiosa della vicenda è un aspetto interessante.
    Me lo ricordo come un gran bel libro.
    Bella recensione!

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    • Vale

      Mi sono trasferito da poco a Prevessin-Moens, posto molto chic, devo assolutamente vedere la sua casa bruciata dicono sia ancora qui!

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