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Cecità di Josè Saramago

Scritto sabato 5 Giugno 2021

Oggi sono qui a presentarvi la mia ultima lettura: Cecità di José Saramago. Si tratta di un romanzo del 1996, due anni più tardi l'autore portoghese vinse il Nobel per la Letteratura.

Il libro è uno dei più letti in Italia nell'ultimo anno, l'anno del Coronavirus, dei lockdown e delle quarantene. Il motivo? Tratta di una epidemia di cecità che si trasmette come una malattia infettiva; il paragone con quanto successo con il Covid-19 è presto fatto.

Voto

7

Oggi sono qui a presentarvi la mia ultima lettura: Cecità di José Saramago. Si tratta di un romanzo del 1996, due anni più tardi l'autore portoghese vinse il Nobel per la Letteratura.

Il libro è uno dei più letti in Italia nell'ultimo anno, l'anno del Coronavirus, dei lockdown e delle quarantene. Il motivo? Tratta di una epidemia di cecità che si trasmette come una malattia infettiva; il paragone con quanto successo con il Covid-19 è presto fatto.

La trama di Cecità

La trama è molto semplice: tutto inizia col manifestarsi del primo caso di cecità e prosegue con la diffusione dell’epidemia: le persone diventano cieche all’improvviso, colpite da una cecità bianca (non nera). In breve tempo il paese è in ginocchio e il governo decide di recludere i ciechi in un ex manicomio, senza la benché minima assistenza se non quella dei militari appostati all’esterno con l’ordine di sparare a chiunque si avvicini all’uscita. Ai ciechi sono completamente abbandonati a se stessi: devono dividersi il cibo recapitato dai militari occuparsi della pulizia dell’ambiente e di sé, seppellire morti e autoregolamentarsi per ogni altra evenienza. Tutto procede fra mille difficoltà in un disordine crescente, finché un gruppo di ciechi armati si impadroniscono del cibo e iniziano a distribuirlo in cambio di denaro e prestazioni sessuali.

Il libro rappresenta una discesa nella cloaca umana:

persone normalissime, brave persone (ma anche cattive persone) che da un giorno all’altro, complici la cecità e la reclusione, si lasciano andare alla deriva quasi indifferenti per il loro destino, incapaci di aiutarsi gli uni gli altri. Annichiliti, perdono ogni speranza, ogni desiderio, ogni aspirazione per il futuro e si addentrano in un orrore senza fine che non è tanto la cecità, ma tutto quello che succede attorno a loro.

Cecità è un bel libro:

è scritto molto bene, ci sono alcune pagine di alta letteratura – specialmente nel finale – però è un libro che ha un grosso difetto: la mancanza totale di una speranza, di una luce, di una fede che possa salvare, che dia un senso alla vita di queste persone che vengono travolte dalla loro cecità e si lasciano andare alla deriva, sembrano non lottare, non credere neanche più a un futuro possibile. Non bastano neanche i valori umani a tenerli uniti, a farli rimanere umani. Cecità è orribile a tratti perché arriva veramente a descrivere il fondo che può toccare l’umanità; è un libro che ti lascia senza speranza, nell’accettazione dell’aberrazione.

Saramago era ateo, non possiamo aspettarci che proponga una divinità, anzi, in quei pochi frammenti in cui cita Dio la questione viene liquidata con delle battutine quasi di scherno. Però manca anche una speranza umanissima, una speranza non trascendentale, è come se il male fosse ineluttabile.

Mi viene da paragonare Cecità a un altro libro post apocalittico – Cecità forse non è proprio post apocalittico, nel senso che c’è l’apocalisse in corso – La strada di Cormac McCarthy, un libro ambientato in un mondo che sta finendo. In questo mondo ci sono un padre e un figlio che camminano sulla strada: la strada mi pensare alle parole di Gesù “Io sono la via”. Loro camminano e c’è questa speranza di fondo, una speranza inestinguibile che alimenta il padre che, pur malato, continua a vivere anche per il figlio, per mostrare la via figlio. E il figlio è un bambino che, se il padre muore, non può salvarsi in questo mondo crudele e disperato, ma il padre ha fede che il figlio possa sopravvivere in qualche modo, non sa neanche lui come.

La luce che c’è in La strada di McCarthy è totalmente assente in Cecità. Questo rende il libro molto cupo, fa perdere la fede non tanto in Dio, ma negli uomini: la fede in una società che blatera tanto di valori, di diritti, ma che poi, quando si viene al sodo, quando si viene al senso dell’esistenza, al senso del dolore, della perdita, della malattia, alla capacità di essere solidali, di essere un popolo, si sfalda totalmente. L’idea del progresso continuo, che anno dopo anno la società migliorerà sempre non solo a livello scientifico, di scoperte tecnologiche, ma anche di diritti e di valori, non c’è in Cecità e, a guardar bene, resta una teoria anche nella società reale.

Vi consiglio Cecità, ma con una domanda

Vi consiglierei di leggere Cecità perché comunque è un grande romanzo, è scritto molto bene, però allo stesso tempo vi suggerisco di concentrarvi non tanto su quello che viene descritto, sulle brutture che vengono raccontate, ma su quello che manca ai personaggi per poter uscire dalla cloaca umana in cui si sono infilati.

Dovete chiedervi: “cosa mi manca per uscire dalla bruttura dell’essere umano, per essere una persona bella, pura, felice?”

La video-recensione di Cecità di Saramago

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