Delitti e profumi (1988)

Delitti e profumi - cover dvdDifficile dire cosa rappresenti Delitti e profumi: un Omicidio a luci rosse all’italiana, la caricatura dei noir alla Chandler, o l’estremo tentativo di far sopravvivere la commedia anni ’70 mascherandola da thriller semiserio?

Difficile dire se Delitti e profumi sia un film o una demo. Avete presente le demo? Quelle che fanno i cantanti prima di incidere la canzone nella versione definitiva. Solo che, stavolta, la demo è la versione definitiva (del film).

“Il mastino del grande magazzino”

Un Jerry Calà giovane ma un tantino cicciottello è “il mastino del grande magazzino”, il responsabile della sicurezza che scopre i ladruncoli, placca i disturbatori e cerca di mantenere l’ordine nei grandi magazzini.

Un giorno riesce a sedurre in maniera definitiva una strampalata Lucrezia Lante della Rovere, commessa dei grandi magazzini. Consumano focosamente nella tenda degli indiani, ma il buon Jerry non ha neanche il tempo di godersi il goduto che la bella Lucrezia, passando sotto una lampada, prende fuoco e brucia fra lo sgomento marmoreo della folla. Di lei non rimarrà che un mucchietto di cenere, il ché è davvero molto verosimile (…). Sul luogo del delitto si palesa il vice commissario Turroni, interpretato da uno smagliante e non ancora smagliato Umberto Smaila.

La strana fine della bella Lucrezia fa scattare le indagini parallele del vice commissario Smaila e dell’autonominatosi detective privato Calà: il mastino Jerry arriva nel posto giusto sempre prima dello Smaila, anticipandone le indagini con un tempismo che ha del clamoroso.

La sfida fra i due giganti della commedia brutta all’italiana dà vita a una sorta di scimmiottamento profetico di quel che faranno alcuni anni più tardi De Niro e Al Pacino in Heat (in questo caso gangster contro ispettore).

Delitti e profumi - Jerry Calà e Umberto Smaila

Il mistero si infittisce quando una prostituta – la bella e sconcia Eva Grimaldi – avvampa nelle fiamme di fronte ai fari di un’auto (ma stavolta non si riduce in cenere).

“Scusami Ambra, ma il caso Scarlett è mio”

Jerry Calà si imbatte in Ambra Altar, una fotomodella capitata nei grandi magazzini per promuovere il suo profumo Scarlett. Jerry scoprirà essere proprio quel profumo la causa della combustione delle due ragazze: una volta spruzzato sul corpo, la vicinanza a una fonte di luce fa divampare le fiamme.

Lo spettatore attento noterà che questo profumo è stato venduto a migliaia di donne, ma solo 2 sono bruciate vive. Questi sono dettagli, inezie che non possono arrestare la grande macchina del cinema (?).

È in uno di questi frangenti che Jerry si inorgoglisce e balbetta la fatidica frase: “Scusami Ambra, ma il caso Scarlett è mio”, cimentandosi in un mix fra l’Humphrey Bogart / investigatore Marlowe e il Clint Eastwood / ispettore Callaghan. L’esito, inutile dirlo, è abominevole.

A questo punto vi sarà venuta voglia di spegnere tutto e spezzare il dvd del film, ma fatevi forza, il peggio deve ancora venire.

“La giustizia è un rullo che procede inesorabile”

E quel rullo si chiama Umbertone Smaila. Il simpatico e baffuto commissario, facendo irruzione nel “laboratorio degli scienziati” – in altro modo non mi è possibile definirlo – azzecca due micidiali battute da sganasciarsi dalle risate, così belle, e dico belle per davvero, che rischiate la sincope. Dunque attenzione, maneggiare lo Smaila con cautela.

La scena del treno, la scena del calesse

Umbertone, nasato che il Calà è sempre e comunque un passo avanti a lui nelle indagini, adotta l’unica strategia che può condurlo a svelare per primo l’arcano: pedinare Jerry.

Inizia un’interminabile scena in cui Jerry fugge a bordo di un treno e Smaila lo segue in auto, affiancato sulla statale. In questa sequenza – che dura almeno mezz’ora – nel bagno del treno Jerry picchia un frate (!) allo scopo di rubargli i vestiti e farsi condurre in un convento di suore (?) dove andrà a cercare… va be’, mi sono dimenticato un cospicuo pezzo di trama, ma la mia memoria ha fatto harakiri e non riuscirei a ricomporre l’assurda trama di Delitti e profumi neanche con una pistola puntata alla tempia.

Durante l’inseguimento Smaila, per non esser da meno, causa incidenti a ripetizione e stermina una dozzina di ciclisti, suscitando un’ovazione nell’automobilista che c’è in ognuno di noi.

Il tutto prosegue con frate Calà che, in calesse con una suora, sale al convento. A un certo punto il cavallo si ferma e la suora comincia a incitarlo con strane formule; ci prova anche Jerry ma sbaglia formula e il cavallo fa retromarcia. Sono sull’orlo del precipizio e Jerry, guardando la morte in faccia, capisce che l’unico modo per far avanzare il cavallo è prenderlo a parolacce. Convince la suora a insultare il cavallo, aiutandola nella composizione di ingiurie via via crescenti, finché la bestia riparte appena in tempo per evitare una bestemmia tricomposta.

In una scena come questa i casi sono due: o vi abbandonate a un riso isterico, o stappate qualcosa di forte, dal Petrus in su.

Pazza idea vs Umberto Smaila

La colonna sonora di Delitti e profumi è affidata all’estro di Umberto Smaila, che conia arie da film porno come solo lui sa fare. Un motivetto allupato e suadente di cui ho inteso solo la parola “woman” fa capolino in più scene, naturalmente senza il benché minimo legame con quanto accade.

Il pezzaccio di Smaila si alterna a Pazza idea di Patty Pravo, anch’essa riproposta a ripetizione. Devono aver esaurito il budget acquistando i diritti di questa canzone, perché la ripropongono in mille versioni: strumentale, remixata, coverizzata, ecc. Anche in questo caso senza preoccuparsi che il sonoro abbia una qualche attinenza con le immagini.

Segnalo che una scena si svolge durante un concerto di Patty Pravo. Purtroppo Patty non è la vera Patty, ma una giovane e già scosciata Alba Parietti.

Pazza idea cessa di essere solo una delle più belle canzoni di Patty Pravo per diventare una dichiarazione di intenti quando assistiamo, impotenti, a un folle inseguimento notturno: Jerry, cosparso del micidiale profumo, fugge in Vespa dall’auto dell’assassino, che vuole illuminarlo per bruciarlo vivo. Poco importa che la strada sia costellata di lampioni, Jerry non brucia!

L’inseguimento si conclude come peggio non potrebbe: dentro la Fontana di Trevi. Non hanno pietà nemmeno per i monumenti!

“I detective seguono logiche che le geishe non possono capire”

Parafrasando questa citazione di Jerry Calà, direi che la sceneggiatura di Delitti e profumi segue logiche che gli esseri umani non possono capire. Lo testimonia il fatto che, due ore dopo averlo visto, ho già rimosso ampie parti della trama.

Tentare di vedere questo film è già un’impresa ardua (procurarselo, inserire il dvd, ecc.), arrivare in fondo è quasi una mission impossibile, causa la sua durata stratosferica: 97 minuti! Per un film del genere sono veramente tanti, ve lo assicuro.

In generale, quando un filmbrutto supera i 90 minuti è sempre un problema arrivare in fondo. Specie se in fondo trovate questo fermo immagine.

Jerry Calà e Umberto Smaila

Le cose che non vi ho detto

Il film è costellato di errori e di orrori che ho omesso perché altrimenti non avrei scritto una recensione, ma un libro. Parlo di scene dove gli attori recitano malamente, di battute talmente inascoltabili che lo stesso Jerry, dopo averle dette, si guarda intorno con aria smarrita, alla ricerca di un buco nero dentro cui gettarsi.

A proposito di Jerry

(E non è il titolo di un film.)

Jerry Calà si cimenta in uno dei ruoli più impegnativi della sua carriera: il simpatico detective privato, buffo, un po’ sfigato, ma geniale. Un ruolo alla Peter Sellers, mica un Mario Merola qualsiasi. La sua prestazione a tratti è degna del peggior Humphrey Bogart, in altri momenti sfocia nel parrocchiale (mai visto Jerry così in difficoltà). Ma una cosa va detta: in Delitti e profumi Jerry limona tanta di quella figa come non gli capiterà mai più al mondo (almeno… non così tanta in una singola pellicola).

NB:  i titoli virgolettati di questa pagina sono frasi del film dette da Jerry Calà e Umberto Smaila. Mi sembra giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, specie se questo costituisce un’attenuante per il sottoscritto.

PS: ve l’ho detto che la suora è interpretata da Mara Venier? Cicciolina sarebbe stata più credibile.

PPS: non ho parlato del regista. C’era un regista?

 

5 commenti a “Delitti e profumi (1988)

  1. …però siilo tu uno spettatore attento, quando dici “Lo spettatore attento noterà che questo profumo è stato venduto a migliaia di donne, ma solo 2 sono bruciate vive” mi sa che gia mentalmente ti eri distratto perchè nel film si capisce benissimo che le confezioni infiammabili destinate alle vittime erano state manipolate. Il film più passano gli anni e più guadagna appeal, che magari al giorno d’oggi, in tempi di beceri cinepanettoni, tirassero fuori una sceneggiatura così ben strutturata. Il taglio è da commedia ma da una sceneggiatura così potevano girare anche un bel thriller, intanto comunque la sequenza della morte della Lucrezia L.D.R. è un bijoux di musica, regia e montaggio, in Italia ne ho viste girate poche di sequenze così fino al 1988, altro che assenza di Regia, certo De Sisti non è De Palma ma non ne ha neanche i mezzi però l’inventiva non è mancata, vedasi la sequenza della scoperta dell’assassino con un morphing di invecchiamento antesignano e assolutamente avveniristico nel 1988.

  2. Ormai al revisionismo non c’è mai fine. Rivalutare un film del genere è come tentare di salvare dal baratro la commedia sexy all’italiana. Baratro che peraltro si è scavato da sola, ammucchiando film beceri e sperperando il talento di alcuni (pochi) comici (in realtà mi viene in mente solo Lino Banfi).

    L’unica cosa avveniristica che ho intravisto in Delitti e profumi è la fine della carriera di Jerry Calà, ormai condannato a reinterpretare all’infinito la caricatura di sé stesso per le discoteche italiane più caciarone.

  3. E’ successo.
    Ieri avevo un mezzo pomeriggio libero, ho scoperto che esiste su YouTube una versione velocizzata di questo film, monca del finale – termina alla fontana di Trevi – e l’ho guardato.
    Qualcosa sono riuscito ad apprezzare, ma penso sia per il fatto che la velocità aumentata migliorava montaggio e ritmo del film.

    E le battute di Smaila nel laboratorio, mamma mia.

    1. Beh, qualunque maltrattamento abbia subito – velocizzato, rallentato, tagliato e magari rimontato – non può che aver migliorato Delitti e profumi. Che resta un film fondamentale, nonché il mio regalo per il tuo matrimonio.

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