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Non chiamatemi papà (1997)

Recensito martedì 16 Febbraio 2016
Anno: 1997
Durata: 90 minuti
Regia: Nini Salerno
Sceneggiatura: Gino Capone
Produttore: Roberto Palamara
Cast: Jerry Calà, Umberto Smaila, Marina Suma

Dopo gli anni Ottanta vissuti tra alti (uno solo: Bomber), medi (Vacanze di Natale, Sapore di mareSottozero) e bassi (Delitti e profumi, Rimini Rimini, Fratelli d'Italia), Jerry Calà è al top della popolarità. Ma saranno gli anni Novanta a consacrarlo re del filmbrutto Made in Italy con capisaldi quali Chicken park, Ragazzi della notte e il formidabile Non chiamatemi papà.

Voto

2

Dopo gli anni Ottanta vissuti tra alti (uno solo: Bomber), medi (Vacanze di Natale, Sapore di mareSottozero) e bassi (Delitti e profumi, Rimini Rimini, Fratelli d'Italia), Jerry Calà è al top della popolarità. Ma saranno gli anni Novanta a consacrarlo re del filmbrutto Made in Italy con capisaldi quali Chicken park, Ragazzi della notte e il formidabile Non chiamatemi papà.

Non chiamatemi papà è un “film” del 1997 diretto da Nini Salerno (un attore improvvisatosi regista), scritto da Gino Capone (ha firmato i peggiori film di Jerry) e recitato maluccio da un appesantito e spettinato Jerry, spalleggiato dall’inseparabile Umberto Smaila – Umby per gli amici. Nel cast anche la rediviva Marina Suma, che si conferma essere tutto tranne un’attrice.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: lo spacciano per film-tv, ma la qualità audio video è da filmino parrocchiale. Penso si tratti di una scelta ben precisa del regista, visto che la recitazione è equiparabile alla recita di Natale dei bambini del quartiere.

Il look di Jerry Calà e Umberto Smaila in Non chiamatemi papà

Guardate com’è vestito Jerry.

La trama (se è lecito chiamarla così) di Non chiamatemi papà

Jerry e Smaila sono due vecchi amici di università freschi di divorzio che si ritrovano a condividere lo stesso tetto. Un mattino Jerry, uscendo dal locale in cui lavora come cantante e animatore (che novità, eh?), decide di adottare un bambino polacco maltrattato e costretto a fare il venditore di rose da una gang di zingari polacchi. Senza porci troppe domande – quella che Jerry chiama adozione è sequestro di persona? Smaila è mai stato magro? Esistono zingari polacchi? – passiamo al pirotecnico finale in cui gli zingari rapiscono i figli di Smaila, ma i loro piani vengono mandati all’aria da Jerry e dal figlioccio prima ancora che intervenga la polizia.

Come avrete intuito, il “film” è incentrato sulla tematica quanto mai attuale delle adozioni gay. Nel lontano 1997, quando i diritti delle coppie omosessuali erano al 792° posto nell’agenda politica italiana, Jerry Calà se ne esce con Non chiamatemi papà, “film” che più di ogni altro ha anticipato gli scenari politico-sociali degli anni a venire (un po’ come Metropolis di Fritz Lang).

Il risultato? La visione di questo “film” potrebbe causare irritazioni cutanee, sottocutanee, forfora, unghie incarnite e, nei casi più gravi, lebbra.

Un uomo, un Oscar: signore e signori, Umberto Smaila!

Fin dal primo fotogramma non possiamo non notare lo stato di forma di Umberto Smaila: il capello leccato, il pizzetto folto e curato, l’abbigliamento sobrio e distinto. Sì, ok, è un po’ rotondetto, ma chi ha mai visto Smaila magro scagli la prima pietra!

Jerry Calà e Umberto Smaila in Non chiamatemi papà

Poi, però, notiamo anche qualcos’altro: da grande caratterista qual è, Smaila ha adattato il suo look al personaggio: un illustre insegnante di musica classica nel vortice della depressione post-divorzio.

Il problema è che Smaila si è immedesimato talmente tanto nello stato d’animo del suo personaggio che non riesce a uscire da quel mood per tutto il film. Mai un sorriso, mai uno spunto, nemmeno di rabbia. Umbertone è un cane bastonato vinto dal fallimento della propria vita coniugale al punto da sbagliare un goal a porta vuota con la sua giovane allieva tedesca.

La scena clou

Fra le tante scene recitate male, scritte male, girate male, ce n’è una che le batte tutte per l’assurdità di quanto viene detto.

Riunione di famiglia: Jerry rivela a Smaila la sua intenzione di adottare il piccolo polacco. Smaila in un primo momento si oppone a quello che nei fatti è un sequestro di persona, ma Jerry e i suoi stessi figli lo convincono al grido di “lo teniamo?!?“, manco si trattasse di un cagnolino.

In quel momento vengono calpestati tutti i diritti umani conquistati col sangue nel corso dei millenni. Non solo la storia non esiste più, ma nemmeno il presente: qualsiasi istituzione italiana o europea, forza dell’ordine, associazione e onlus viene ignorata. Laddove studiano, discutono, legiferano da anni, Jerry fa spallucce, si porta a casa il bambino e tanti saluti.

E così Jerry e Smaila nel 1997 diventano la prima coppia di uomini ad aver adottato un bambino.

Ma Jerry è sempre Jerry: nonostante si sia appena mollato con la moglie perché, fra le altre cose, non si è mai assunto la responsabilità di fare un figlio, salvo poi adottare rapire il primo bambino che passava per la strada, continua a fare il gallo con le ragazze. Al locale ne conosce una proprio carina, e non ci mette molto a limonarla come un sedicenne; peccato che un minuto dopo, al primo appuntamento, le chieda di sposarlo. Il tutto – colpo di genio! – per poter adottare legalmente il figlio.

Mi sorge il dubbio che i personaggi di Jerry stiano a Jerry come Rocky sta a Stallone. In altre parole, ho paura che Calogero Calà detto Jerry sia veramente così. L’alternativa è che non sappia interpretare altri personaggi a parte il cantante da pianobar donnaiolo e un po’ sfigato. Anche se solitamente la verità sta nel mezzo, temo che in questo caso siano vere entrambe le ipotesi.

Un finale ovviamente aperto

Come avrete notato, Non chiamatemi papà, al pari di molti film di Jerry, non ha una trama riassumibile. Apre una miriade di sottotrame curandosi di non chiuderne nessuna. Ma Non chiamatemi papà compie il miracolo: riesce a non chiudere nemmeno la principale*!

Ebbene sì, alla fine di tutto non sapremo mai se Jerry tornerà con la moglie o si rimetterà sulle tracce della ragazza del locale. Che l’adozione illecita gli abbia fatto vedere il rapporto con Smaila sotto un’altra luce?

Siamo ai saluti

Vi lascio con una diapositiva: la donna delle pulizie di Smaila. Innanzitutto è nera, tanto per non farci mancare una punta di razzismo, poi parla con un inspiegabile accento romanesco. In una scena, con Jerry e Smaila in primo piano, la si nota sullo sfondo che fa palesemente finta di pulire il muro con un panno spugna.

Tranquillo Jerry, non ti chiameremo papà così come questo “coso” non lo chiameremo film.

Jerry Calà e la donna delle pulizie. Non chiamatemi papà

* mi accorgo solo ora di non avervi parlato del leitmotiv del film: Jerry che va a vivere da Smaila, stravolgendo la sua vita e quella dei suoi figli. Smaila che trama per ricucire il rapporto di Jerry con la ex, mentre lui vuole fiocinarsi la bionda (che si rivelerà essere una poliziotta). Ma che ve lo racconto a fare…

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