Pink flamingos (1972)

Pink flamingos (fenicotteri rosa) sta al cinema come l’elefante sta alla grazia: è il polo nord della terra, la minigonna della donna cannone, la Lada delle utilitarie, il Quaresma dei trequartisti, ma è pur sempre cinema. Manca poco al porno, allo schifo assoluto, ai filmati per insospettabili pervertiti, ma è cinema.

locandina film Pink FlamingosPrima di passare alla trama ricordo che stiamo parlando del film trash per eccellenza: un oltraggio alla decenza e all’intelligenza, dove il cattivo gusto è ai massimi livelli. Se avete lo stomaco forte, poche remore morali e 90 minuti da buttare, potete guardare questo film. Altrimenti evitate! Lo dico per voi.

La storia è semplice, anche se guardando il film sarà difficile seguirla. Il travestito Divine vive in una roulotte con la mamma obesa, il figlio che se la fa coi polli e una ragazza bellina bellina, tale Cotton, che non si capisce da dove salti fuori.

Divine ha la fama di essere la persona più disgustosa del mondo. Una coppia, Connie e Raymond Marble, vuole strapparle il titolo di persona più disgustosa. Loro già spacciano droga alle elementari e rapiscono ragazze, le fanno partorire e vendono i bambini alle coppie lesbiche, ma sono attività che non possono rendere pubbliche. Divine invece finisce addirittura in prima pagina dei giornali per le sue nefandezze. La sfida si chiuderà in un bagno di sangue.

A parte la colonna sonora – zeppa di hit anni ’60 e perciò degna di lode – non c’è niente di salvabile in questa pellicola di John Waters, il re del trash. L’audio fa schifo, le riprese sono mosse, i dialoghi seguono il filo logico di un ubriaco morto, gli attori non sono accettabili, ogni dettaglio fa schifo: il colore dei capelli, la luce del sole, il negozio di alimentari, l’erba del giardino. E la fotografia? Ma non diciamo cazzate!

La cosa sorprendente è la totale assenza di ritegno nel mettere in scena il film: gli attori hanno difficoltà di tipo fisico e mentale che ne inficiano la recitazione; i dialoghi sono così assurdi che nemmeno a farlo apposta: bisogna proprio essere deviati per concepire simili botta-risposta. In alcuni casi l’effetto è divertente, dove per “alcuni” intendo 5 minuti su 90. Il resto è pianto e stridore di denti.

Non elenco le oscenità disseminate nella pellicola perché il pudore me lo impedisce – già ho la coscienza sporca per averle viste – ma vi assicuro che il film è talmente brutto che non peggiorano la visione: certe cose è quasi naturali trovarle in Pink flamingos. Ad esempio un rapporto a tre fra un uomo, una donna e un pollo, con quest’ultimo che ci lascerà le penne (sul serio).

Io vi ho messi in guardia. Fate la vostra scelta.

PS: vi starete chiedendo cosa c’entrano i fenicotteri rosa con il film. La risposta ovviamente è NULLA.

2 commenti a “Pink flamingos (1972)

  1. Che Pink Flamingos sia un catalogo di oscenità è fuor di dubbio. E non manca poco al porno: certe scene sono puramente pornografiche. Ma che il film sia un “oltraggio all’intelligenza” invece non lo condivido per nulla. Sotto tutta la depravazione c’è un film che è un’inno coraggioso alla libertà e contro l’oppressione dell’asfissiante morale borghese un’America bigotta e repressiva.
    Il fatto che venga considerato un esempio di cinema trash è del tutto fuorviante: quella è una maschera. In realtà qualsiasi cinepanettone (ma anche tanti film “rispettabili” pieni di nulla che ci vengono propinati quotidianamente) è infinitamente più trash e volgare dell’opera brillante di John Waters.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.