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Andrej Rublëv (1966)

Recensito lunedì 27 Maggio 2013
Anno: 1966
Durata: 186 minuti
Regia: Andrej Tarkovskij
Sceneggiatura: Andrej Mikhalkov-Končalovskij, Andrej Tarkovskij
Produttore: Tamara Ogorodnikova
Cast: Anatolij Solonicyn, Ivan Lapikov, Mykola Hrin'ko

Andrej Rublëv è il secondo lungometraggio del regista russo Andrej Tarkovskij.

Il film è suddiviso in 8 capitoli più un prologo e un epilogo, e ripercorre le tappe più significative della vita del monaco e pittore di icone Andrej Rublëv (1360–1430).

Voto

10

Andrej Rublëv è il secondo lungometraggio del regista russo Andrej Tarkovskij.

Il film è suddiviso in 8 capitoli più un prologo e un epilogo, e ripercorre le tappe più significative della vita del monaco e pittore di icone Andrej Rublëv (1360–1430).

L’intenso travaglio artistico e religioso di Rublëv si muove nel più grande travaglio della Russia medievale. L’arte, la fede, il peccato, la giustizia, il bene e il male sono le grandi questioni che tormentano il monaco; gli aristocratici, i Tartari, la fame e la peste le piaghe del popolo russo.

Anatolij Solonicyn è Andrej Rublëv

Si può di dipingere la Trinità?

Non bisogna considerare l’opera di Tarkovskij come una pura e semplice biografia cinematografica dell’artista: il protagonista, ossia ciò che costituisce la vita del film e che rimane come punto di vista costante in ogni inquadratura, non è tanto il pittore ma piuttosto la sua Trinità. Il film è un tentativo di capire e di mostrare la genesi di quell’opera: dalla corruzione dell’anima e del corpo, dalla violenza delle guerre del tempo, dall’insinuarsi nei cuori dell’invidia e della superbia è nata un’opera di estrema purezza che fissa in un’immagine l’amore santo e beato della persona di Dio.

Samuele Sanvito – CulturaCattolica.it

Rublëv con il suo maestro, Teofane il Greco

Andrej Rublëv è un film davvero impressionante. Lo paragono a un grande fiume che, avanzando in un letto vergine, sommerge qualsiasi cosa. Lo spettatore è quel letto vergine: vergine perché non ha mai visto niente del genere.

Certo, come fiume è piuttosto lento, ma per niente noioso. Solo non bisogna opporre resistenza, ma lasciarsi trasportare un’insenatura dopo l’altra, fino alla scoperta della Trinità.

Il buffone

Tarkovskij invita lo spettatore a fare il cammino di Rublëv mostrandogli ciò che Rublëv osservava: la natura, il suo maestro Teofane il Greco, i pagani, le violenze perpetrate al popolo, il lavoro del giovane fonditore di campane.

Rublëv e il giovane fonditore di campane in una scena finale

Tutto è in bianco e nero – un bianco e nero bellissimo! – come a testimoniare il limite e la bidimensionalità dell’uomo, tormentato nella carne e nello spirito. Solo l’epilogo è a colori: 10 minuti di documentario sull’opera di Rublëv, con chiusura sulla Trinità.

L’uomo, limitato e imperfetto, è in bianco e nero; la Trinità, mistero infinito, a colori.

La Trinità di Andrej Rublëv

Per approfondire Andrej Rublëv

Commenti al film:

Trama completa e dettagliata: Wikipedia

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