Il cattivo tenente (1992)

Il cattivo tenente di Abel Ferrara. locandina

Il tenente non è una brava persona. Tratta male tutti, tranne il suo pusher. Va a puttane, scommette grosso, ha il grilletto facile. Quando non è troppo fatto riesce a ubriacarsi con successo. Ha dei figli, anche una famiglia. Così pare. È un bravo poliziotto, almeno quando non tenta di fregare la refurtiva.

Harvey Keitel offre forse la sua migliore interpretazione nei panni del cattivo tenente, portando a spasso il cameramen per bordelli, scene del crimine, stanze buie e sedie su cui tirare e bucarsi. Quello che il tenente ci mostra di sé e del mondo in cui vive è qualcosa di fastidioso, odora di disperazione e perversione. Non c’è purezza, non c’è pietà nella sua vita.

Qualcosa cambia quando i Dodger, in vantaggio 3-0 nella serie delle finali contro i Mets, smettono di vincere. Il tenente, accanito scommettitore, inizia a perdere. Perdere pesante. Intanto, due minorenni violentano una suora. In chiesa. Con un crocifisso. L’affare si fa interessante per il tenente: 50.000 $ per chi risolve il caso.

Ma il problema non sono i soldi. Non sono mai stati i soldi, oh no. Il problema è la giustizia. Quella suora violata, offesa, menata, stuprata, ha perdonato i due ragazzi. Li conosce, li ha perdonati. “Non ho mai visto una preghiera più grande e dolorosa della loro” dice riferendosi alla violenza subita. Il tenente, fatto, disfatto, la incalza: “ma ci pensa, potrebbero fare la stessa cosa ad altre donne, ad altre suore. Non ha voglia di giustizia, di vendicarsi di quel che le è stato fatto?” e la suora risponde “lei sa che Gesù Cristo è morto per i nostri peccati? Lei crede in Dio, non è vero? Deve pregare.”

Assurdo, eppure così vero. La giustizia degli uomini e la giustizia divina.

La suora lo lascia solo, con un rosario in mano. In ginocchio davanti all’altare, il tenente ha una crisi. Piange. E ha una visione: gli appare Gesù, fresco di crocifissione. Davanti a quell’apparizione inizia a gridare tutta la sua rabbia “dov’eri, dov’eri finora?” e piange, bestemmia e piange. Poi, in ultimo, chiede perdono. Perdono per i suoi peccati, per i suoi sbagli, per tutto quello che ha fatto. Dopo tutto, dopo proprio tutto, l’unica cosa di cui ha bisogno è il perdono dei propri peccati.

Di lì a poco risolverà il caso, ma non nella solita maniera. Salderà anche il debito di 120.000 $, ma non nel solito modo.

Un film così non si dimentica facilmente, rimane negli occhi e nel cuore per un bel pezzo. Vengono i brividi a ripensarci.

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