Il diario di un curato di campagna (1951)

Il diario di un curato di campagna è tratto dal celebre libro di Georges Bernanos del 1936 e narra la breve esperienza di un giovane parroco in un paesino di campagna.

Il pretino è pieno di progetti e aspirazioni, come quello di creare un centro sportivo per avvicinare i ragazzi alla parrocchia, ma si scontra ben presto con una realtà avversa. I ragazzi del catechismo si prendono gioco di lui e la gente attribuisce la sua labile salute all’alcolismo e lo tratta come un beone – cosa che non è. Sua sola compagnia è il curato di Torcy, un omone energico e pratico, tutto il contrario di lui, col quale instaura un rapporto come tra padre e figlio.

Il parroco di Torcy gli consiglia di ingraziarsi il conte per ottenere l’appoggio economico necessario a realizzare il centro sportivo. Ma il conte si rivela una figura ambigua, che inganna la moglie e pecca di superficialità con la figlia. Il curato si prende a cuore la salute spirituale sia della moglie del conte, che ha perso la fede alla morte del figlio, sia della figlia, che vive un turbamento che i genitori sono incapaci di cogliere.

Tra i libri che ho letto, Il diario di un curato di campagna era forse il più difficile da tradurre in un film, per la sua struttura a diario, i lunghi momenti di travaglio interiore e i pochi fatti narrati. Robert Bresson c’è riuscito in pieno, preservando, oltre al contenuto, anche l’atmosfera austera, dolce e tragica del romanzo.

“Un’opera tutta fatta di verità interiore ha potuto per la prima volta passare sullo schermo senza la più piccola concessione”
Julien Green

Come dicevo, pochi fatti, ma tutti decisivi. Più che fatti, incontri. Con il parroco di Torcy, la figlia del conte, l’amico spretato e soprattutto la moglie del conte. L’occhio di Bresson è essenziale, neorealista alla maniera di Rossellini per esaltare ciò che accade tra i personaggi. Perché in pochi e semplici dialoghi si decide la vita.

Un film avvolto in un misticismo sempre concreto, grazie anche alla perfetta interpretazione di Claude Laydu, che con il suo volto indimenticabile comunica senza bisogno di parole tutto il dramma della vita e della fede. Leydu, pensate, un esordiente!

Claude Leydu - Diario di un curato di campagna

Insomma, Il diario di un curato di campagna è un piccolo miracolo. Un film fragile e prezioso come un bambino, che va guardato con attenzione e pazienza per essere compreso e goduto fino in fondo.

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