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Guinea pig: Devil’s experiment (1985)

Recensito giovedì 10 Marzo 2022
Anno: 1985
Durata: 42 minuti
Regia: Satoru Ogura
Sceneggiatura: Satoru Ogura
Produttore: Satoru Ogura
Cast: non indicato

ATTENZIONE!

Guinea pig: Devil's experiment è un film ultraviolento e disturbante. Se siete persone sensibili o minorenni, vi sconsiglio vivamente la visione di questo film. Anzi, ne sconsiglio la visione a chiunque, se non per motivi di studio o innata curiosità (come il sottoscritto).

Con "guinea pig" si intende il porcellino d'India, la cavia domestica. In questo film la cavia è umana.

Voto

7

ATTENZIONE!

Guinea pig: Devil's experiment è un film ultraviolento e disturbante. Se siete persone sensibili o minorenni, vi sconsiglio vivamente la visione di questo film. Anzi, ne sconsiglio la visione a chiunque, se non per motivi di studio o innata curiosità (come il sottoscritto).

Con "guinea pig" si intende il porcellino d'India, la cavia domestica. In questo film la cavia è umana.

La “trama” di Guinea pig: Devil’s experiment

Alcuni anni fa sono entrato in possesso di un video amatoriale privato che porta il nome di GUINEA PIG. Il commento dice: “Questo è il rapporto di un esperimento servito a determinare quali sofferenze l’essere umano riesce a sopportare prima di perdere i sensi”… ma perlopiù è stata l’esibizione dell’orrenda crudeltà di 3 uomini e delle atroci sofferenze che hanno inflitto a una giovane ragazza.

scritta in apertura del film Guinea pig – Devil’s experiment

La trama è facilmente riassumibile in: tre uomini legano una ragazza a una sedia e le infliggono ogni tipo di violenza, fino a ucciderla.

Non c’era nessun altro dettaglio riguardo all’esperimento quando ricevetti il video, ma nome, l’età e le altre informazioni sulla ragazza e sui tre uomini sono attualmente sotto indagine.

scritta che chiude il film

Zero dialoghi, 100% violenza

Guinea Pig è sostanzialmente privo di parlato, se si eccettuano alcune imprecazioni rivolte alla vittima, rea di essere ancora viva. Ogni scena, dalla prima all’ultima, mostra atti di violenza o il corpo della vittima ritrovato in una rete appesa a una albero.

Assistiamo a diversi tipi di torture: sberle, calci, tenaglia, incoscienza, rumore, pelle, ustioni, vermi, interiora, ago. A ciascuna è dedicato un capitoletto dalla durata variabile, a volte di pochi secondi.

Le torture sono molto realistiche, in alcuni casi sembra impossibile che non siano state inflitte veramente. Considerate che si tratta di un film a basso budget girato nel 1985, quando gli effetti speciali digitali non esistevano.

Guinea pig: Devil’s experiment dura solo 42 minuti ma, ve lo garantisco, sono più che sufficienti.

guinea pig - la tortura dei vermi
la tortura dei vermi
guinea pig - la tortura del rumore
la tortura del rumore

Perché esiste un film come Guinea pig?

Vent’anni fa, quando sentii parlare per la prima volta di Guinea pig, mi rifiutai di vederlo e, se anche l’avessi visto, l’avrei etichettato come il prodotto di una mente disturbata: un film di una morbosità insopportabile, zeppo di violenza gratuita e, in definitiva, inutile.

Oggi la penso diversamente. A mio modo di vedere i casi sono due:

  • la scelta di realizzare un film privo di trama, musiche e dialoghi che mostra esclusivamente scene di violenza è una sorta di terapia d’urto: chiunque lo veda si troverà ad aberrare la violenza in ogni sua forma
  • Satoru Ogura, regista e sceneggiatore di Guinea pig, è una persona fortemente disturbata che necessita di cure psichiatriche

Se sto scrivendo questa recensione è perché ho deciso di dare credito alla prima ipotesi. A rafforzare la mia convinzione l’onesta carriera di Ogura come produttore: ha lavorato anche con registi leggendari come Takashi Shimizu (la saga Ju-on / The grudge) e Seijun Suzuki (La farfalla sul mirino e Tokyo drifter).

La brutalità estrema messa in scena e filmata con una certa maestria (campi stretti, primi piani, effetti speciali eccezionali) è un proclama gridato al megafono: BASTA VIOLENZA! Basta, basta, basta. A implorarlo è lo spettatore, che non ne può più di colpi, martellate, ustioni, perforazioni…

La decisione di non spiegare praticamente nulla dei protagonisti, se non il movente – “determinare quali sofferenze l’essere umano riesce a sopportare prima di perdere i sensi” – non fa altro che amplificare il messaggio e lo shock in chi guarda. Il finale, di una atrocità inaudita, è la “perla” che chiude una visione davvero traumatizzante.

Dove nasce il mito di Guinea pig

Al primo episodio, chiamato Devil’s experiment, fanno seguito altri 6 film, usciti dal 1985 al 1992. Si presentano come finti snuff movie, i video che mostrano omicidi reali. Cioè: gli snuff movie esistono davvero e, naturalmente, sono vietati; Guinea pig li imita solamente.

La serie di film Guinea pig acquista una certa notorietà nel 1989, quando i primi 5 capitoli vengono trovati tra le 5763 videocassette di Tsutomu Miyazaki, un serial killer che uccise 4 bambine sul finire degli anni ’80. Addirittura, pare che sia stato ispirato dal secondo capitolo dalla saga di Guinea pig: Flower of flesh and blood.

Sempre Flower of flesh and blood è protagonista dell’alto episodio che garantì popolarità internazionale a Guinea Pig: nel 1991 l’attore Charlie Sheen (Platoon, Wall street, Hot shots!) denunciò il film all’FBI sostenendo che si trattasse di un vero snuff movie. Si arrivò perfino in tribunale, dove venne dimostrata la finzione cinematografica dell’opera.

Da allora si cita Guinea pig come il film più violento della storia. Che dire… essere il film preferito di un noto serial killer e aver meritato una denuncia da un attore all’apice della carriera sono stati fattori fondamentali per generare un alone di leggenda intorno alla saga, ma senza una qualità tecnica all’avanguardia tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Devo dire la verità: non ho mai visto effetti speciali così realistici, tant’è che il dubbio che si tratti solo di finzione è davvero difficile da scacciare.

Ah, dimenticavo: non guardatelo

Ma se proprio non riuscite a resistere, potete scaricare gratis e legalmente Guinea pig qui.

2 Commenti

  1. Ramsis

    Concordo, probabilmente il processo di antinomia dovrebbe sviluppare una repulsa contro la violenza, ma forse ne siamo così assuefatti che potrebbe non avere effetto.

    Rispondi
    • Martino Savorani

      Beh, restare indifferenti in questo caso credo sia impossibile!

      Rispondi

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