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The exorcism of Emily Rose (2005)

Recensito mercoledì 6 Ottobre 2021
Anno: 2005
Durata: 115 minuti
Regia: Scott Derrickson
Sceneggiatura: Paul Harris Boardman, Scott Derrickson
Produttore: Paul Harris Boardman, Tom Rosenberg, Gary Lucchesi, Tripp Vinson, Beau Flynn
Cast: Laura Linney, Tom Wilkinson, Jennifer Carpenter
L'esorcista di William Friedkin inaugurò nel 1973 uno dei peggiori filoni del cinema horror, quello degli esorcismi. Infatti la quasi totalità dei film realizzati in seguito si è rivelata mediocre, se non pessima, con rare eccezioni (L'esorcista III, scritto e diretto dall'autore de L'esorcista William Peter Blatty, ne è un esempio). Finché Scott Derrickson, consapevole dell'impossibilità di competere con il capolavoro di Friedkin, si è inventato The exorcism of Emily Rose, che si discosta dall'ingombrante predecessore quel tanto che basta per brillare di luce propria, rendendo inutile qualsiasi il confronto.

Voto

8.5
L'esorcista di William Friedkin inaugurò nel 1973 uno dei peggiori filoni del cinema horror, quello degli esorcismi. Infatti la quasi totalità dei film realizzati in seguito si è rivelata mediocre, se non pessima, con rare eccezioni (L'esorcista III, scritto e diretto dall'autore de L'esorcista William Peter Blatty, ne è un esempio). Finché Scott Derrickson, consapevole dell'impossibilità di competere con il capolavoro di Friedkin, si è inventato The exorcism of Emily Rose, che si discosta dall'ingombrante predecessore quel tanto che basta per brillare di luce propria, rendendo inutile qualsiasi il confronto.

La trama di The exorcism of Emily Rose

Padre Richard Moore è un prete cattolico accusato dell’omicidio colposo di Emily Rose, una studentessa diciannovenne morta dopo una serie di tentativi di esorcismo. La diocesi vuole chiudere il caso rapidamente con un patteggiamento e lo affida all’avvocata Erin Bruner, in forte ascesa dopo aver vinto una causa che sembrava disperata. Ma padre Moore pone una condizione: niente patteggiamento, vuole testimoniare in aula per rendere pubblica la storia di Emily Rose. L’avvocata accetta, a patto che le sia permesso usare qualsiasi mezzo per vincere la causa.

Durante il processo una serie di flashback raccontano la storia della possessione di Emily Rose, dalla prima manifestazione notturna al college alle violente possessioni casalinghe. Intanto l’avvocata Bruner comincia a svegliarsi alle 3:00 di notte, l’ora del maligno, turbata da sinistre presenze.

Jennifer Carpenter - The exorcism of Emily Rose
Jennifer Carpenter in una delle prime manifestazioni della possessione

Perché adoro The exorcism of Emily Rose

Lo ammetto: ho un debole per questo film. Il mio giudizio su The exorcism of Emily Rose è meno oggettivo del solito e vi spiego subito perché.

Il primo motivo è legato alla mia storia personale: lo vidi al cinema nell’ottobre 2005 insieme a un drappello di amici universitari. Ne uscimmo terrorizzati al punto che, rientrati in studentato, tirammo fuori tutti i crocifissi e i santini che avevamo e li appendemmo intorno al letto. Ovviamente per avere questa reazione bisogna:

a) credere alle possessioni demoniache
b) rispettare il film (niente chiacchiere e niente cellulare o altre interruzioni che distraggono dall’atmosfera del film)

Gli altri motivi sono legati a due peculiarità del film che lo rendono un caso più unico che raro nella storia del cinema horror.

Ѐ un dramma giudiziario… horror

The exorcism of Emily Rose è un dramma giudiziario che starebbe in piedi anche senza la componente horror: è un film “vero”, a tutto tondo, non una storiella imbastita tanto per mettere in scena un esorcismo. Ѐ dotato quindi di un equilibrio insolito per i film di genere.

Laura Linney - The exorcism of Emily Rose
Laura Linney è l’avvocata Erin Bruner

Con The exorcism of Emily Rose il quasi esordiente Scott Derrickson ha sostanzialmente inventato un nuovo modo di fare horror, innestando il cinema horror su un genere ben definito: in questo caso il dramma giudiziario, in Liberaci dal male il poliziesco. Sinceramente non ricordo film horror simili.

Racconta un’umanità autentica

Tom Wilkinson - the exorcism of emily rose
Tom Wilkinson è padre Richard Moore

Il film approfondisce principalmente 3 personaggi:

  • Padre Richard Moore (Tom Wilkinson): per una volta non abbiamo un sacerdote in crisi vocazionale, un fondamentalista invasato o con una vita privata controversa. Si tratta di un prete autentico, solido nella fede e ben ancorato nella realtà, così simile ai sacerdoti che ho conosciuto nella mia vita.
  • L’avvocata Erin Brunner (Laura Linney): una donna in carriera e atea che, di fronte alle inspiegabili forze maligne che operano intorno a lei, ha l’onesta di mettere in discussione le sue credenze e perfino il suo modo di intendere il lavoro e la carriera.
  • Emily Rose (Jennifer Carpenter): la posseduta non è il solito mostro infernale, ma una ragazza che vive la fede fino in fondo, accettando le sofferenze del martirio per dare testimonianza al mondo.
Jennifer Carpenter è Emily Rose in The exorcism of Emily Rose
Jennifer Carpenter è Emily Rose

Insomma, siamo di fronte a un film intenso, profondo, che oltre a essere un ottimo horror offre spunti di riflessione non banali.

The goal was to make something entertaining and scary, and also give people something to dialogue about when the movie was over.
(L’obiettivo era di creare qualcosa di divertente e spaventoso, e anche di dare alle persone qualcosa di cui discutere quando il film era finito.)

Scott Derrickson – HG Journal

La vera storia di Emily Rose: Anneliese Michel

Anneliese Michel

The exorcism of Emily Rose si ispira alla vera storia della tedesca Anneliese Michel, morta in circostanze simili a Klingenberg am Main (Baviera) nel 1976, e in particolare al libro The Exorcism of Anneliese Michel dell’etnologa americana Felicitas D. Goodman.

Derrickson ha trasposto la storia dalla Germania agli Stati Uniti, cambiato i nomi e romanzato molti dettagli, conservando il dibattito tra chi riteneva Anneliese malata e chi posseduta. L’opera di Derrickson, al contrario dell’altro film dedicato alla vicenda (Requiem di Bernd, 2006), propende per la tesi religiosa della possessione, ma a mio avviso lo fa non per affermare una verità storica, ma per raccontare tre vicende umane universali (quelle di cui sopra: la fede del prete, il dubbio dell’avvocata, il martirio della posseduta).

Per approfondire la storia di Anneliese Michel vi consiglio di leggere la pagina Wikipedia, che abbraccia un approccio laicista, e l’articolo del blog del giornalista David Murgia, di opinione opposta.

Gli sceneggiatori Scott Derrickson e Paul Harris Boardman raccontano com’è nato The exorcise of Emily Rose

Boardman, che ha anche prodotto il film, ha esordito spiegando che lui e Derrickson hanno avuto l’idea durante una ricerca per un altro progetto, quando un ufficiale di polizia di New York (che si è anche autodefinito investigatore del paranormale) ha fatto ascoltare loro la registrazione audio di un esorcismo.

Paul Harris Boardman: È stato molto spaventoso e ci ha raccontato un po’ di quella storia. Quando siamo tornati dal viaggio, abbiamo iniziato a fare ricerche e abbiamo trovato alcune cose di pubblico dominio, articoli e anche un libro che era fuori stampa. Questo è stato il nostro punto di partenza. Dopo esserci affacciati sull’argomento, abbiamo finito per immaginarlo e trasformare la storia in qualcos’altro. Ci siamo presi una certa licenza drammatica, ma abbiamo mantenuto gli eventi e la struttura di base del caso come nostra ispirazione.

Scott Derrickson: Una volta che abbiamo deciso di raccontare la storia, penso che l’idea sia stata raccontare di una ragazza che è morta e del processo a seguito dell’esorcismo, è questo ciò che abbiamo cercato di fare combinando due generi di film. Questo è stato ciò che ci ha entusiasmato all’inizio: vedere se potevamo farlo funzionare, fondere due generi che amiamo in un film.

Boardman: Entrambi abbiamo pensato subito che l’aula fosse una grande arena per il dibattito. Ci piace il film Rashomon. La gente parla di “Rashomon questo e quello” ogni volta che ci sono più punti di vista. In questo caso è in realtà molto più vicino a quella struttura, dove presenti le prove. In questo modo, puoi guardare una cosa in molti modi diversi. Era qualcosa che volevamo fare fin dall’inizio. Abbiamo deciso abbastanza presto di iniziare con la sua morte e tornare indietro, una specie di approccio alla Sunset boulevard. È una sfida interessante per un film, perché puoi avere un personaggio che è già morto ma devi mantenere l’interesse [e ha contribuito a rendere il film diverso da L’esorcista]

Derrickson: Abbiamo cercato di mettere al centro del film la domanda sul perché è morta, e qual è la verità dietro questo fenomeno. E alla fine non abbiamo risposto.

Boardman: Abbiamo adottato un approccio da Scully-Mulder a questo materiale, con io che sono un po’ più scettico e Scott è il credente. Ci avviciniamo e cerchiamo di essere molto onesti e imparziali su entrambi i punti di vista, sui nostri punti di vista. È così che lo affrontiamo analiticamente.

Derrickson: Solo dopo che l’entusiasmo iniziale è passato ci siamo resi conto che non sapevamo molto di esorcismo e possessione; non sapevamo molto nemmeno sulla procedura in tribunale. Quindi c’era un’enorme quantità di ricerche da fare. Ho letto forse due dozzine di libri sulla possessione e l’esorcismo da prospettive psichiatriche scettiche, prospettive cattoliche, prospettive protestanti. Non importava quale fosse la prospettiva; il materiale era incredibilmente oscuro e profondamente inquietante. È stata l’unica volta che mi sono sentito un po’ strano a leggere così tanti libri di fila”.

Boardman: In realtà ha preso tutto il materiale, me l’ha portato e ha detto: ‘Guarda, questo non ti dà fastidio quanto dà fastidio a me. Non lo voglio in casa mia.’

Derrickson: Tutti i miei nastri di esorcismo sono nel suo garage!

Boardman: Ora sono la centrale dell’Inferno!

Derrickson: È stato interessante. Sono rimasto sorpreso da quanti casi documentati ci sono là fuori, quante informazioni sono disponibili su questo argomento. Abbiamo visto videocassette di veri esorcismi. Tutta la faccenda delle 3 del mattino, c’erano un certo numero di libri che parlavano dell’idea che le 3 del mattino fossero l’ora delle streghe demoniache. Dopo averlo letto, ho continuato a svegliarmi esattamente alle 3 del mattino! Ha iniziato a spaventarmi un po’; ecco perché è finito nella sceneggiatura. Per me è stata l’unica cosa strana che è successa, ed è stata durante la fase di ricerca. Una volta che siamo entrati nella scrittura, è diventato creativo e divertente. Realizzare il film è stato davvero positivo. Non abbiamo grandi storie mitologiche sulla “maledizione dell’esorcismo”.

Boardman: Quella cosa delle 3 del mattino è un esempio perfetto: è il potere del diavolo o il potere della suggestione? O sono entrambi? Stava funzionando su di lui, a un certo livello.

Derrickson: C’era un ragazzo a New York che ha questo caveau di roba. Di tutte le cose che ci ha mostrato, quella che Paul e io abbiamo trovato più avvincente non era una videocassetta di un vero esorcismo o aveva fenomeni paranormali. Era un nastro che questo poliziotto aveva fatto, intervistando una famiglia italiana a New York che stava avendo tutta questa attività demoniaca nella loro casa. Li intervista separatamente, come un ufficiale di polizia, per vedere se le loro storie coincidono. Probabilmente è stato il più inquietante. Il livello di paura che avevano queste persone, tutte: potevi sentire quanto fossero terrorizzate. Quando finì, tutto quello che potevi pensare era: “Non stanno mentendo”.

Boardman: In realtà è stato molto sorprendente per me. Il mio punto di vista è che, anche se non credo necessariamente nelle forze demoniache, penso che sia presuntuoso respingere le convinzioni delle persone quando hanno una reale credibilità su ciò che sentono e ciò in cui credono. È uno studio sul personaggio: cosa rende una persona così spaventata? Vedi questa ragazza che è terrorizzata e non mi è sembrata finzione. Ho pensato: “Quel terrore è molto reale”. Quindi, comunque lo esamini, il nostro personaggio sta attraversando quel tipo di terrore. È un personaggio incredibilmente empatico per me.

Strutturare la storia come un dramma giudiziario è stato un modo per evitare gli inevitabili paragoni con L’esorcista – e anche per evitare qualsiasi somiglianza con gli innumerevoli film pessimi che ne sono seguiti, da Chi sei? a L’esorcista II.

Derrickson: Nel cinema, devi essere pazzo per fare un film di esorcismo dopo L’esorcista. È il mio film horror preferito; penso che sia il miglior film horror mai realizzato. Non farai un film migliore di quello. Le persone che hanno cercato di imitare quel film hanno notoriamente fallito. È scoraggiante. Perché non sia più un argomento di discussione nella cultura popolare, non lo so proprio, perché succede più spesso di quanto si pensi, sia nelle chiese cattoliche che protestanti.

Boardman: Nel bene e nel male, questa è l’ombra dell’Esorcista. In realtà era un film molto bello. Molte persone ricordano lo stato dell’arte degli effetti speciali scioccanti in quel momento, come la zuppa di piselli o la testa che gira. È a questo che le persone si riferiscono, e si riferiscono a questa sfilza di film che sono venuti da allora che cercano di superare L’esorcista. In un certo senso, quello che stiamo cercando di fare è mostrare più rispetto per le persone che lo guardano in modo più critico. Quando guardi tutti questi casi di vita reale, che tu creda o meno alla possessione, ci sono casi molto validi e credibili. Abbiamo scoperto che è molto spaventoso. Cerchiamo di tornare ai casi di cui abbiamo letto e di stare vicini a quanto documentato.

Derrickson: Per me la singolare sfida non era l’elemento creativo di andare avanti e indietro tra il dramma del tribunale e l’orrore; è stato difficile, ma penso che la sfida più grande sia stata come prendere sul serio l’argomento e in qualche modo dargli una sorta di imparzialità, sapendo che le persone avrebbero voluto vedere accadere quelle cose spaventose e folli. Quindi parte della sfida era cercare di renderlo interessante e realistico, ma anche cercare di essere imparziale con le idee. Paul e io abbiamo davvero diverse visioni del mondo e volevamo rispettare entrambi questi modi di guardare il mondo. L’obiettivo era quello di creare qualcosa di divertente e spaventoso, e anche di dare alle persone qualcosa su cui dialogare quando il film era finito… mettendo solo alcune domande sul tavolo, senza dare le risposte o cercare di convincere il pubblico a pensare a queste cose in certo modo. Non è facile entrare in conversazioni di possessione, almeno non in quelle intelligenti.

Boardman: Siamo entrambi disturbati dal fatto che la religione sia diventata molto polarizzata e politicizzata in questo paese. Le idee religiose e la vita esaminata e questo interrogarsi su cosa sia la vita, sono molto personali. Volevamo che questo film creasse una rete ampia, in modo che la gente potesse arrivarci da tutti i punti di vista: il mio, il suo e vari altri. È stato gratificante nelle proiezioni di anteprima vedere persone diverse trovare il film stimolante.

Derrickson: Guardando Jennifer Carpenter che si lascia andare all’isteria, penso che tutti si siano molto eccitati. Abbiamo ottenuto un rating R (per minori di 17 anni solo se accompagnati da un adulto, ndr) sul film quando lo abbiamo presentato per la prima volta alla MPAA. Penso che abbiamo tagliato meno di, forse, dieci secondi per ottenere un PG-13 (materiale inappropriato per minori di 13 anni, ndr): piccole cose qua e là, come le foto dell’autopsia: erano a colori, le abbiamo dovute fare in bianco e nero. Erano tutti tagli relativamente indolori. Una delle cose che dovevamo tagliare era l’esorcismo della stalla. Quando si è seduta per la prima volta in ginocchio e ringhiava contro Padre Moore con odio – quando l’abbiamo girato, il suo viso si è contorto così gravemente, è stata la cosa più strana che abbia mai visto. Ero seduto accanto a Tom Stern, il nostro direttore della fotografia, vicino al monitor, e lui continuava a dire: “Oh mio Dio! Oh mio Dio!’ Continuava a peggiorare, finché non sembrava un alieno. Alla fine, la scena era finita e ho urlato di tagliare. Steve Campanelli, l’operatore della macchina da presa, posò la telecamera – era una ripresa a mano libera – e si avvicinò al monitor. Era bianco. Disse: ‘Hai visto? Hai visto quello? Sai cosa mi passava per la testa? Ho pensato, è appena stata posseduta: dobbiamo andarcene da qui!’ È stato fantastico; quello era uno dei miei preferiti. Era difficile da tagliare. L’MPPA diceva “È troppo inquietante”. Ricordo di aver litigato con loro: “Quindi, se avessi un’attrice peggiore, non dovrei tagliarla. Questo è quello che mi stai dicendo.’ Nessun effetto trucco, nessun effetto speciale. Sarà sul DVD, ne sono sicuro.

Derrickson: Penso che il genere horror abbia bisogno di aria fresca. Fortunatamente, il cinema asiatico gli ha dato una spinta che lo ha fatto andare avanti.

Boardman: Scott era davvero affascinato dai film di Dario Argento, in termini di qualità cinematografiche, in particolare Suspiria.

Derrickson: Infatti ho mostrato Suspiria a Tom Stern. La sua risposta è stata “Beh, è ​​una schifezza totale, ma ha avuto una buona idea”. Il che lo ha reso eccitato. Non penso che Suspiria sia una merda totale, ma ho pensato che [la reazione di Stern] fosse interessante. Quello che pensava fosse una buona idea era l’idea di provare a combinare colori brillanti e saturi con un bellissimo design artistico e una bellezza estetica atipica in un film dell’orrore. Questo lo ha ispirato a fare qualcosa di interessante e spaventoso, piuttosto che seguire il tipico percorso gotico. È davvero divertente. Lo studio voleva un campus che fosse gotico. Lo abbiamo visto in ogni film horror mai realizzato! Abbiamo finito per opporci, optando per un approccio molto moderno. Mi ha fatto bene al cuore quando sul set Tom ha detto: “Perché non facciamo ‘Argento’ questa finestra qui?” Mi ha reso così felice!

(Traduzione del dialogo riportato dall’HG Journal)

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