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8½ (1963)

Recensito giovedì 15 Aprile 2021
Anno: 1963
Durata: 132 minuti
Regia: Federico Fellini
Sceneggiatura: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi
Produttore: Angelo Rizzoli
Cast: Marcello Mastroianni, Anouk Aimée, Sandra Milo

Questa non è una recensione. Recensire è un'impresa proibitiva che lascio a critici professionisti - ma solo i migliori ne sono capaci - e blogger smaliziati. Questo è un invito alla visione di 8½, il film più importante di Federico Fellini e tra i più significativi della storia del cinema. Perché, per certi versi, è il film per eccellenza.

Voto

10

Questa non è una recensione. Recensire è un'impresa proibitiva che lascio a critici professionisti - ma solo i migliori ne sono capaci - e blogger smaliziati. Questo è un invito alla visione di 8½, il film più importante di Federico Fellini e tra i più significativi della storia del cinema. Perché, per certi versi, è il film per eccellenza.

La trama di

Marcello Mastroianni è Guido Anselmi in 8 e mezzo

Il regista Guido Anselmi (Marcello Mastroianni) sta cercando di recuperare le energie psicofisiche in una stazione termale in vista dell’inizio delle riprese del suo attesissimo nuovo film, ma non ha un attimo di pace. Gli attori e le maestranze soggiornano nel suo stesso hotel e lo assillano costantemente alla ricerca di una qualsiasi informazione sul film. Nessuno, infatti, sa di cosa parlerà, e gli attori ancora non conoscono il loro ruolo.

Barbara Steele e Mario Pisu in 8½
Barbara Steele e Mario Pisu

Le giornate diventano man mano più caotiche, complici l’incontro fortuito con l’amico Mario (Mario Pisu) in viaggio di piacere con l’amante (l’icona horror Barbara Steele) per la quale ha deciso di lasciare la moglie, l’arrivo dell’amante Carla (Sandra Milo) e poco dopo della moglie Luisa (Anouk Aimée), invitata dallo stesso Guido.

Sandra Milo con Marcello Mastroianni in 8 e mezzo
Sandra Milo con Mastroianni

La confusione sentimentale di Guido è superata solo da quella lavorativa: la sua vena creativa sembra esaurita e il rapporto con gli attori e i collaboratori non fa altro che amplificare il suo smarrimento. Guido sembra trovare pace solo nei ricordi d’infanzia, richiamati alla mente da dettagli del presente, e sognando realtà idilliache (la moglie che va d’accordo con l’amante) o figure quasi trascendentali (Claudia Cardinale nel ruolo di se stessa).

claudia cardinale in 8 e mezzo
Claudia Cardinale

Il film non si farà, ormai è certo, e il matrimonio con Luisa forse non ha più senso di esistere. Oppure…

, la danza senza fine della vita

Guardando capita spesso di chiedersi “cosa sto vedendo?” e non è facile darsi una risposta prima della fine del film. Ma anche dopo, il dubbio di aver capito bene (o capito qualcosa) rimane. Non c’è da preoccuparsi, è normale. non è un film normale.

la danza finale di otto e mezzo di fellini

L’ho definito la danza senza fine della vita. Ed è così: le scene si succedono le une alle altre in un carosello senza tregua che mescola realtà, sogno e fantasia, presente e passato, in un flusso continuo di personaggi e maschere, situazioni surreali, comiche, idilliache, drammatiche, nostalgiche. Come una danza, il film accelera, frena, sembra fermarsi, riparte in impennata.

In questo vortice impazzito Fellini mette a tema praticamente tutta la sua vita, con un eccesso di verità da far tremare le gambe. è una riflessione sull’arte e sul cinema, sulla relazione di coppia e le sue alterazioni, sulla ricerca del senso e della verità, di un centro di gravità permanente che metta ordine nella vita. Di Fellini colpiscono l’autocoscienza e il giudizio di sé, il coraggio di mettere in piazza le proprie debolezze e mancanze, la spudoratezza di scritturare la sua vera amante, Sandra Milo, per interpretare l’amante di Guido, la capacità di rappresentare se stesso e i suoi “nemici”.

Genesi di

Eddra Gale è la Saraghina in 8 e mezzo
Eddra Gale è la Saraghina

Pellicola fortemente autobiografica, con il personaggio di Guido Anselmi che è in tutto e per tutto Federico Fellini, ha origine da un fatto reale. Il regista riminese, reduce da 6 film + 3 mezzi film (perché co-diretti), inizia a lavorare a quello che è a tutti gli effetti il suo ottavo film e mezzo (da qui il titolo, inizialmente provvisorio poi definitivo) ma a pochi giorni dall’inizio delle riprese si rende conto di aver dimenticato l’idea cardine del progetto. Sul punto di comunicare al produttore Angelo Rizzoli che il film non si farà, Fellini viene invitato a festeggiare il compleanno di un macchinista e lì ha l’illuminazione: racconterà di un regista in procinto di girare un film, ma l’ha completamente dimenticato.

è il film perfetto?

il sogno di Guido: un harem con le sue donne - 8 e mezzo
il sogno di Guido: un harem con tutte le sue donne

In ogni scena splende di grazia filmica, di pura tecnica. Ogni incastro, ogni battuta o inquadratura pare perfetta, al di là della storia che racconta il film, che può piacere o non piacere.”

Andrea Scala, operaio e drammaturgo

In lo stile, l’eleganza, la perfezione cinematografica di Fellini toccano il vertice più alto. La gestione degli spazi, l’esaltazione del bianco e nero, il tripudio musicale imbastito dal maestro Nino Rota, l’eccezionale interpretazione di Mastroianni che restituisce tutte le sfumature del tormentato regista Guido Anselmi rendono quest’opera unica nella storia del cinema.

Citazioni, monologhi e dialoghi iconici di

Premesso che il film è pieno zeppo di frasi memorabili, battute micidiali e monologhi leggendari, propongo qui di seguito alcune frasi iconiche di . Vi consiglio di leggerle solo dopo aver visto il film o se non avete intenzione di vederlo (sigh!).

Guido incontra un cardinale ma, anziché fargli alcune domande per il film, gli chiede…

Guido: Eminenza, io non sono felice.
Cardinale: Perché dovrebbe essere felice? Il suo compito non è questo. Chi le ha detto che si viene al mondo per essere felici? Dice Origene nelle sue omelie: «extra Ecclesiam nulla salus, fuori della Chiesa non c’è salvezza; extra Ecclesiam nemo salvatur, fuori dalla Chiesa nessuno si salverà; salus extra Ecclesiam non est, non c’è salvezza fuori dalla Chiesa; Civitas Dei, chi non è nella Civitas Dei appartiene alla Civitas Diaboli

Una frecciatina di Fellini a certo cinema “intellettuale” di quei tempi nel dialogo tra Guido e l’amica Rossella

Rossella: Ma va! Davvero vedremo tutta questa roba nel tuo film? Mamma mia, il profeta fa la voce grossa, si è messo in testa di far paura a tutti quanti!
Guido: Perché anche a te t’entusiasmano le storie dove non succede niente? Nel mio film invece succede di tutto, guarda un po’! Ci metto dentro tutto!

Mi sembrava di avere le idee così chiare. Volevo fare un film onesto, senza bugie di nessun genere. Mi pareva di avere qualcosa di così semplice, così semplice da dire, un film che potesse essere utile un po’ a tutti, che aiutasse a seppellire per sempre tutto quello che di morto ci portiamo dentro. E invece io sono il primo a non avere il coraggio di seppellire proprio niente. Adesso ho la testa piena di confusione, questa torre tra i piedi… chissà perché le cose sono andate così. A che punto avrò sbagliato strada? Non ho proprio niente da dire, ma voglio dirlo lo stesso. Non ho proprio niente da dire, ma voglio dirlo lo stesso.

Guido Anselmi a Rossella

La felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno.

Guido Anselmi alle sue donne dell’harem

Il dialogo tra Claudia Cardinale e Guido Anselmi

Claudia: Della storia che mi hai raccontato non ho capito quasi niente. Ma scusa, un tipo così, come tu l’hai descritto, che non vuol bene a nessuno, non fa mica tanta pena sai? In fondo è colpa sua. Che cosa pretende dagli altri?
Guido: Perché, credi che io non lo sappia? Come sei noiosina, anche tu.
Claudia: Ah, ma non ti si può dire proprio niente! Quanto sei buffo con quel cappellaccio truccato da vecchio! Io non capisco: incontra una ragazza che lo può far rinascere, che gli ridà vita e lui la rifiuta?
Guido: Perché non ci crede più.
Claudia: Perché non sa voler bene.
Guido: Perché non è vero che una donna possa cambiare un uomo.
Claudia: Perché non sa voler bene.
Guido: E perché soprattutto non mi va di raccontare un’altra storia bugiarda.
Claudia: Perché non sa voler bene.

I “complimenti” finali del critico Carini

Lei ha fatto benissimo, mi creda, oggi è una buona giornata per lei. Sono delle decisioni che costano, lo so, ma noi intellettuali, dico noi perché la considero tale, abbiamo il dovere di rimanere lucidi fino alla fine. Ci sono già troppe cose superflue al mondo, non è il caso di aggiungere altro disordine al disordine. In fondo perdere dei soldi fa parte del mestiere di produttore. I miei rallegramenti, non c’era altro da fare e lui ha ciò che si merita, per essersi imbarcato con tanta leggerezza in un’avventura così poco seria. No, mi creda, non abbia né nostalgia né rimorsi, distruggere è meglio che creare quando non si creano le poche cose necessarie. E poi, c’è qualcosa di così chiaro e giusto al mondo che abbia il diritto di vivere? Un film sbagliato per lui non è che un fatto economico, ma per lei, al punto in cui è arrivato, poteva essere la fine. Meglio lasciar andare giù tutto e far spargere sale come facevano gli antichi per purificare i campi di battaglia. In fondo avremmo solo bisogno di un po’ di igiene, di pulizia, di disinfettare. Siamo soffocati dalle parole, dalle immagini, dai suoni che non hanno ragione di vita, che vengono dal vuoto e vanno verso il vuoto. A un artista, veramente degno di questo nome, non bisognerebbe chiedere che quest’atto di lealtà: educarsi al silenzio. Ricorda l’elogio di Mallarmé alla pagina bianca? E di Rimbaud? Un poeta mio caro, non un regista cinematografico, lo sa di Rimbaud quando ha finito una poesia, la sua rinuncia a continuare a scrivere, la sua partenza per l’Africa? Se non si può avere il tutto, il nulla è la vera perfezione. Mi perdoni quest’eccesso di citazioni, ma noi critici facciamo quello che possiamo. La nostra vera missione è spazzare via le migliaia di aborti che ogni giorno, oscenamente, tentano di venire al mondo. E lei vorrebbe addirittura lasciare dietro di sé un intero film, come lo sciancato si lascia dietro la sua impronta deforme? Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori. E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vaghi ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai?

La risposta è nella riflessione solo pensata di Guido

Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature, non avevo capito, non sapevo… com’è giusto accettarvi, amarvi… e com’è semplice. Luisa, mi sento come liberato: tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare… ma non so dire. Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io… io come sono, non come vorrei essere e non mi fa più paura. Dire la verità: quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. È una festa la vita, viviamola insieme. Non so dirti altro Luisa, né a te né agli altri. Accettami così come sono se puoi, è l’unico modo per tentare di trovarci.

Hanno detto di

È la storia di un uomo come ce ne sono tanti: la storia di un uomo giunto a un punto di ristagno, a un ingorgo totale che lo strozza. Io spero che dopo i primi cento metri lo spettatore dimentichi che Guido è un regista, cioè un tipo che fa un mestiere insolito, e riconosca in Guido le proprie paure, i propri dubbi, le proprie canagliate, viltà, ambiguità, ipocrisie: tutte cose che sono uguali in un regista come in un avvocato padre di famiglia.

Federico Fellini

Per me è uno dei più grandi film mai realizzati. Perché va direttamente al cuore della creatività, la creatività nel cinema, che è circondato da infinite e fastidiose distrazioni e varietà di follia. E per il fatto che la storia di Guido diventa una sorta di storia di tutti noi, diventa viva, vibrante, va verso il sublime.

Martin Scorsese

È un grande affresco umano e un’acuta rappresentazione dei dubbi che affliggono le persone, ancora attualissimo e tratteggiato con perfetta armonia tra stile e contenuto. Visivamente straordinario, affronta con apparente leggerezza i temi della morte, della memoria, dell’arte, del destino, della felicità. Un film che si potrebbe vedere e rivedere senza stancarsi mai, scoprendo sempre cose nuove.

Riccardo Scamarcio (non l’avreste mai detto, eh?)

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