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Il Cristo proibito (1951)

Recensito venerdì 2 Aprile 2021
Anno: 1951
Durata: 100 minuti
Regia: Curzio Malaparte
Sceneggiatura: Curzio Malaparte
Produttore: Eugenio Fontana
Cast: Raf Vallone, Rina Morelli, Alain Cuny

Il Cristo proibito è l'unico film realizzato dallo scrittore Curzio Malaparte: una riflessione a caldo su temi come la libertà, la giustizia e il sacrificio, affrontati con declinazione esistenziale ancor più che sociale.

Un film con qualche piccola imperfezione, ma di un'intensità esistenziale clamorosa, che sfiora la violenza. Dalla visione del Cristo proibito se ne esce scossi e turbati nel profondo.

Voto

8.5

Il Cristo proibito è l'unico film realizzato dallo scrittore Curzio Malaparte: una riflessione a caldo su temi come la libertà, la giustizia e il sacrificio, affrontati con declinazione esistenziale ancor più che sociale.

Un film con qualche piccola imperfezione, ma di un'intensità esistenziale clamorosa, che sfiora la violenza. Dalla visione del Cristo proibito se ne esce scossi e turbati nel profondo.

La trama de Il Cristo proibito

Due reduci della campagna di Russia rientrano nelle loro case tra gli appennini toscani. Uno dei due è Bruno, “il figlio del paralitico”: la sua gioia di riabbracciare i propri cari è offuscata dal dolore per la perdita del fratello minore, un partigiano fucilato dai tedeschi in seguito alla denuncia di un compaesano.

Bruno appena rientrato in paese

La sete di vendetta consuma Bruno, che ovunque vada, chiunque incontri, porta una domanda stampata in fronte: “chi è stato a tradire mio fratello?” Ma i suoi famigliari e i paesani si rifiutano di rivelargli il nome del traditore: troppo sangue è già stato versato, la gente ha solo voglia di guardarsi avanti e dimenticare.

Non bastano l’amore della madre, l’affetto di due ragazze (Nella e Maria) diversamente segnate nell’intimo dalla guerra, l’amicizia fraterna di mastro Antonio; Bruno è determinato a vendicare il fratello e a pagarne tutte le conseguenze.

il cristo proibito - bruno e nella
Bruno e Nella

Il finale del Cristo proibito (spoiler!)

Intuìto che Bruno non si fermerà finché non avrà realizzato i suoi propositi, mastro Antonio decide di sacrificarsi: confessa a Bruno di essere lui il traditore, e Bruno lo ferisce a morte. Prima di spirare, Mastro Antonio svela di aver mentito e grazie a questa menzogna ha salvato Bruno, rendendolo innocente del delitto perché ingannato, e impossibilitato alla vendetta perché “ho pagato anche per lui”.

Trovato il vero colpevole, Bruno lo risparmia, memore delle parole di mastro Antonio.

Commento al film Il Cristo proibito

Il Cristo proibito è un film di una potenza eccezionale con dialoghi di rara profondità, nei quali si vede tutta la maestria del Malaparte scrittore.

Raf Vallone, nei panni di Bruno, regge da solo tutto il peso del film, ma è circondato da attori perfetti nelle loro parti, come Gino Cervi, Rina Morelli (madre di Bruno), Elena Varzi (Nella), Alain Cuny (mastro Antonio) e Anna Maria Ferrero (Maria).

La spiegazione del titolo Il Cristo proibito

il cristo proibito - gino cervi
Gino Cervi nel monologo cardine del film

La spiegazione del titolo del film è affidata alle parole di un eremita (Gino Cervi) in una scena centrale:

Mastro Antonio: Io non sono che un ignorante, un povero operaio come tanti altri, ma penso che gli uomini, se qualcuno non paga per loro, non ce la fanno a salvarsi. […] Gli uomini per salvarsi hanno bisogno di un innocente che si sacrifichi per loro.

Eremita: E dove li andreste a trovare oggi dei cristiani disposti a morire sulla croce? La gente non vuole più soffrire per gli altri. Agli uomini è proibito ripetere il sacrificio del Cristo.

Mastro Antonio: Proibito… ecco perché il mondo va così male! E la nostra libertà è una cosa sporca e la giustizia… Proibito.

Eremita: Sì, proibito! Finché tu soffri per te, per la tua fame, per la miseria tua, della tua donna, dei tuoi figli, finché ti avvilisci e ti rassegni allora tutto va bene; sei un buon padre di famiglia, un buon cittadino. Ma appena tu soffri per la fame degli altri, per la miseria dei figli degli altri, per l’umiliazione degli altri uomini, allora sei un uomo pericoloso, un nemico della società.

Non so se vi rendete conto di cosa poteva significare nel 1951 dire che “la libertà è una cosa sporca“. Un’affermazione forte oggi, figurarsi allora con milioni di cadaveri ancora caldi. Colpisce ancora di più che a farla sia Curzio Malaparte, uno che la guerra l’ha fatta (sia la Prima che la Seconda Guerra Mondiale). Ma forse può permettersela proprio per questo.

In questo dialogo Malaparte unisce due anime: quella cristiana, che reclama la necessità dell’imitazione di Cristo per salvare gli uomini, e quella sociale del comunismo (reso più esplicitamente poco prima dello scambio di battute qui citato) di un popolo dotato di una coscienza comune, che da sempre viene visto come una minaccia per il potere vigente.

“Ti ho già perdonato, ti ho già perdonato”

il cristo proibito - bruno e la madre
Bruno con la madre

Il dialogo finale con la madre, che dà il suo perdono preventivo a Bruno in una scena memorabile, vede la madre di Bruno quasi trasfigurarsi nella Madonna, in un abbraccio al figlio e a tutti i suoi difetti e peccati che è all’umanità intera.

Il Cristo nel film

il cristo proibito - bruno e mastro antonio
il “Cristo” di Malaparte con una corona di spine da classe operaia

Malaparte, agnostico e anticlericale fino alla conversione in punto di morte (sulla quale c’è stata una polemica), insegue la figura di Cristo per tutto il film, tanto che i personaggi la citano apertamente, anche invocandone l’imitazione (talvolta come provocazione). Nel finale la trova nel corpo “crocefisso” di mastro Antonio, che viene anche deposto nel “sepolcro”, tra i suoi attrezzi da falegname.

Un uomo che può dire “anch’io sono un colpevole, ho tutti i vostri peccati e i vostri delitti sulla coscienza e sono pronto a pagare per voi”, quello potrà salvare gli uomini.

mastro Antonio a fine film

Che sia mastro Antonio, “un ignorante, un povero operaio”, a dover seguire le orme di Cristo non è un caso. “Certe cose non le capisce che la povera gente: soffrire per gli altri, pagare per gli altri” dice mastro Antonio: la povera gente, i semplici, cioè i poveri di spirito che, proprio in virtù di questa povertà, riescono a vedere l’essenziale.

“Perché il mondo per salvarsi ha bisogno del sangue degli innocenti? […] Perché, perché, perché?” grida Bruno di fronte alla casa / tomba di mastro Antonio, sotto un cielo pesante di nuvole grige, ed è un po’ come se le gridasse a Dio. Domande che indagano il senso del sacrificio e l’insensatezza della guerra, e rimangono senza risposta. Ma Dio, si sa, ha scelto questo metodo per salvare l’umanità, sacrificando il suo unico figlio.

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