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Roma città aperta (1945)

Recensito venerdì 5 Agosto 2022
Anno: 1945
Durata: 105 minuti
Regia: Roberto Rossellini
Sceneggiatura: Sergio Amidei, Federico Fellini, Ferruccio Disnan, Celeste Negarville, Roberto Rossellini
Produttore: Ferruccio De Martino
Cast: Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Marcello Pagliero

Un film cruciale per il cinema italiano (e non solo) girato miracolosamente in un momento cruciale della nostra storia, capace di mettere a fuoco temi cruciali per la nostra vita sociale e spirituale.

Con tutti questi elementi cruciali non poteva mancare la croce di Cristo, portata simbolicamente da uno strepitoso Aldo Fabrizi, e la falce e il martello incrociati, incarnati da un compassato Marcello Pagliero. Senza dimenticare la verace e dirompente presenza di Anna Magnani, che con Roma città aperta diventa un'icona del cinema mondiale.

Voto

10

Un film cruciale per il cinema italiano (e non solo) girato miracolosamente in un momento cruciale della nostra storia, capace di mettere a fuoco temi cruciali per la nostra vita sociale e spirituale.

Con tutti questi elementi cruciali non poteva mancare la croce di Cristo, portata simbolicamente da uno strepitoso Aldo Fabrizi, e la falce e il martello incrociati, incarnati da un compassato Marcello Pagliero. Senza dimenticare la verace e dirompente presenza di Anna Magnani, che con Roma città aperta diventa un'icona del cinema mondiale.

La trama di Roma città aperta

Seconda Guerra Mondiale: Roma è sotto il dominio nazi-fascista, ma attende speranzosa e un po’ disillusa l’arrivo degli Alleati. La resistenza è già attiva in città: il comunista Giorgio (Marcello Pagliero) è un leader partigiano braccato dalla Gestapo; don Pietro (Aldo Fabrizi), insospettabile e benvoluto da tutti, si presta a fare da staffetta partigiana; Pina (Anna Magnani), vedova incinta del tipografo Francesco e madre di Marcello, aspetta di sposarsi l’indomani e nel frattempo, insieme al futuro marito, ospita Giorgio. La guerra sconvolgerà le loro vite.

Un film che ha fatto Storia

La storia del cinema si divide in due ere: una prima e una dopo Roma città aperta.

Otto Preminger, regista austriaco

Film cardine del neorealismo e, in generale, della cinematografia mondiale, Roma città aperta è l’opera più importante di Roberto Rossellini. Girato subito dopo la liberazione della città con pochi mezzi tecnici – Cinecittà era un ricovero per gli sfollati – ed economici, il progetto di Rossellini era nato come un documentario sul prete antifascista don Giuseppe Morosini, ma poi, con l’ingresso di altri sceneggiatori – tra cui Fellini – la sceneggiatura crebbe, includendo nuovi personaggi – ad esempio Pina, non prevista inizialmente – e diventando un film vero e proprio.

Per risparmiare e perché la pellicola non si trovava, Rossellini utilizzò scarti di pellicola di diversa provenienza per girare il film. Nonostante questo, rischiò di non portare a termine le riprese per assenza di fondi. Fortunatamente il regista riuscì a convincere uno dei finanziatori – tale Aldo Venturini, commerciante di lana – a coprire le spese per ultimare il film paventandogli la perdita di quanto finora investito.

L’estrema precarietà produttiva è visibile ancora oggi nell’edizione restaurata dalla Cineteca di Bologna: alcune inquadrature sono malferme o poco a fuoco. Questo non inficia la godibilità del film, anzi, è una preziosa testimonianza del momento storico in cui è stato realizzato.

Si può dire – anzi, è stato detto – che Roma città aperta è il frutto di una serie di circostanze che hanno preso la piega giusta.

I protagonisti di Roma città aperta

Il personaggio di don Pietro riassume le figure di due sacerdoti: oltre a don Morosini, anche quella di don Pietro Pappagallo. Insieme a don Pietro, il film ha per protagonista il leader comunista Giorgio Manfredi. Questi personaggi, oltre a rappresentare due fazioni della resistenza al nazi-fascismo, sono profetici della contrapposizione politica e sociale del dopoguerra italiano.

Anche il personaggio della Magnani, Pina, è ispirato a una figura femminile reale: quella di Teresa Gullace, madre di 5 figli in attesa del sesto, fucilata da un soldato nazista mentre protestava per l’incarcerazione del marito. La Magnani è protagonista di una delle scene più celebri della storia del cinema: la ricorsa del camion che porta via il marito, prigioniero dei nazisti. Si tratta di una sequenza di fortissimo impatto emotivo che suscita una commozione profonda e racconta, in pochi secondi, la follia della guerra e il dolore di una donna che, in quell’istante, rappresenta l’Italia intera. Nel fermo immagine don Pietro tiene Pina in una posa che ricorda la Pietà di Michelangelo.

I personaggi secondari di Roma città aperta

Il film presenta una costellazione di personaggi secondari che vanno a delineare lo spaccato umano di quel momento storico. Partiamo da quelli positivi:

  • Francesco, promesso sposo di Pina: un uomo semplice e buono, che crede in un esito positivo della guerra
  • Marcello, il figlio di primo letto di Pina: un bambino sveglio, che organizza coi suoi coetanei un attentato alla stazione dei treni. Anche i bambini volevano dire la loro contro l’invasore tedesco
  • Lauretta, sorella di Pina: una ragazzetta ingenua, che lavora come modella di rivista e vuole godersi la vita; per farlo, finge di non rendersi conto della gravità della situazione
  • Marina, la donna di Giorgio: collega di Lauretta, ha un approccio pratico e disilluso alla vita; finisce per vendere il suo uomo ai tedeschi in cambio di una dose di droga
  • il maggiore Bergmann: è colui che conduce gli interrogatori di Giorgio e don Pietro; incarna gli ideali del nazismo e non ha pietà per i suoi nemici
  • il capitano Hartmann: militare di lungo corso, ha rigettato gli ideali nazisti e profetizza la fine del Terzo Reich, ma nonostante questo continua a fare il suo lavoro fino in fondo

Questi sono solo alcuni dei personaggi cosiddetti secondari, ma bisognerebbe citarli tutti – il brigadiere (poco) fascista; il sagrestano ingenuo e un po’ codardo; Ingrid, la collaboratrice di Bergmann che “compra” l’amore di Marina in cambio di dosi di droga – perché ognuno è autentico, reale.

Le frasi memorabili di Roma città aperta

Il dialogo tra Pina e don Pietro

Pina: È tanto che non mi confesso che… c’ho quasi vergogna. Sento che ho vissuto male, che ho fatto tante cose che non dovevo fare. Ma che credete che non me vergogni, de anda’ all’altare in queste condizioni? Ma voi non me potete capire, don Pietro. Son cose che uno fa senza pensarce, senza aver l’impressione di far del male. Ero tanto innamorata e lui è tanto bono, tanto bravo. Tante volte ho pensato che in fondo se poteva trova una mejo de me: sì, una ragazza più giovane, e non una con un fijo grande e senza un soldo. Perché me so dovuta vende tutto pe’ campà, pe’ tirà avanti, e la vita diventa sempre peggio. Ma chi ce le farà dimentica’ tutte ste sofferenze, tutte ‘ste ansie, ‘ste paure. Ma Cristo nun ce vede!

Don Pietro: Tanti mi fanno questa domanda, sora Pina: Cristo non ci vede. Ma siamo sicuri di non averlo meritato questo flagello? Siamo sicuri di aver sempre vissuto secondo le leggi del Signore? E nessuno pensa di cambiar vita, di ravvedersi, poi quando i nodi arrivano al pettine tutti si disperano e si domandano: ma non ci vede il Signore? Non ha pietà di noi il Signore? Sì, il Signore avrà pietà di noi ma… abbiamo tanto da farci perdonare. E per questo bisogna pregare e molto perdonare.

Pina: Avete ragione don Pietro. Ma come se fa: quando uno vede quegli là te viene ‘na voglia di darglie almeno ‘na borsata in faccia!

Don Pietro: Certo che avete ragione… Ma cosa mi fate dire! Datemi il pacco, si fa tardi. Buonasera signora Pina, buonasera.

Il dialogo tra Pina e Francesco

Pina: Ma quando finirà? Ci so dei momenti che non ne posso proprio più. St’inverno sembra che non debba finì mai.

Francesco: Finirà, Pina, finirà, e tornerà pure la primavera e sarà più bella delle altre, perché saremo liberi. Bisogna crederlo, bisogna volerlo! […] Non dobbiamo aver paura né oggi né in avvenire perché siamo nel giusto, nella via giusta, capisci Pina? Noi lottiamo per una cosa che deve venire, che non può non venire. Forse la strada sarà un po’ lunga e difficile, ma arriveremo e lo vedremo un mondo migliore, e soprattutto lo vederanno i nostri figli: Marcello e lui, quello che aspettiamo. Per questo non devi aver paura, mai Pina, qualunque cosa succeda.

Don Pietro al maggiore Bergmann

Io sono un sacerdote cattolico e credo che chi combatte per la giustizia e la libertà cammini nelle vie del Signore, e le vie del Signore sono infinite.

Dialogo tra il capitano Harmann e il maggiore Bergmann

Harmann: Noi tedeschi ci rifiutiamo di capire che la gente vuole essere libera.

Bergmann: Siete ubriaco!

Harmann: Sì, lo sono. Bevo ogni sera per dimenticare, ma non serve a nulla. Non facciamo altro che uccidere, uccidere, uccidere! Abbiamo disseminato l’Europa di cadaveri e da queste tombe si leva un incredibile odio. Odio dappertutto! L’odio ci sta consumando, siamo senza speranza.

Bergmann: Basta!

Harmann: Moriremo tutti. Siamo senza speranza.

Il titolo: perché Roma era una “città aperta”?

Venivano definite “città aperte” la città prive di difesa e di obiettivi militari, che dovevano quindi essere risparmiate da azioni di guerra quali combattimenti e bombardamenti. Cosa che a Roma, purtroppo, non accadde.

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