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Frankenstein o “l’Uomo”

Scritto martedì 14 Aprile 2009

Voto

Quando mi sono avvicinato a Frankenstein o il Prometeo moderno di Mary W. Shelley, il desiderio di leggere qualcosa di grande e il timore di una delusione si equiparavano.

Frankenstein o il Prometeo moderno di Mary Shelley - copertina del libro

Quello che ho trovato in queste pagine – grandi pagine, vergate da una penna sofferente e intensa come la stessa vita della scrittrice Mary Shelley – è il cuore dell’orrore. Mary Shalley ha centrato il bersaglio: non si è limitata a raccontare la paura, ne è andata all’origine.

“Credimi, Frankenstein, ero buono, il mio animo ardeva d’amore per l’umanità; ma non sono forse solo, spaventosamente solo? […] Non dovrei dunque odiare chi mi detesta?”

In queste parole pronunciate dal mostro non c’è forse il dramma dell’umanità? La paura di rimanere solo, il desiderio di amare che si scontra con l’indifferenza del mondo fino a tramutarsi in odio?

Le parole del mostro – ma è davvero un mostro? Questa la domanda che l’autrice pone al lettore – sono commoventi e spaventose allo stesso tempo e non possono lasciar tranquillo chi legge.

Questa è la grandezza del romanzo di Mary Shelley, questa la potenza e il compito più grande dell’horror: introdurre domande serie sulla vita attraverso elementi fantastici e terrificanti.

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