Il Natale vattelo a cercare

21 Dic 2021 | Sul vivere | 0 commenti

presepe 2021 - buon natale

Quando si avvicina la fine di un anno è sempre tempo di bilanci. Alla mia età mi aspettavo di aver trovato la quadra a diversi aspetti della vita; mi accorgo che non è così. Passo i mesi a ragionarci su, studio rimedi o presunti tali; agisco anche, spesso in modo maldestro, e a fine anno mi arriva il conto. Che non è salato, ma evidenzia i limiti, i difetti, i peccati. E poi arriva il Natale, come un pugno in faccia.

Sono lì che cammino con lo sguardo basso, analizzando i dati, contando i danni, progettando soluzioni, e sbam! Il Natale è un montante che mi fa sollevare lo sguardo. Gesù bambino, il Dio fatto uomo che mi viene incontro, cosa c’entra con me e con la mia vita confusionaria? Una domanda vecchia come il cucco, ma in grado di cambiare la prospettiva. Già, perché nei miei calcoli, nelle addizioni e sottrazioni, mi accorgo che manca un dato fondamentale: qualcosa c’è, il risultato non è mai zero. C’era mio padre, c’era Cico, e ora non ci sono più, ma il saldo non è uguale a 0. E poi c’è tutto il resto ma, a forza di tenere lo sguardo basso, rischio di non vederlo.

E c’è il Natale, che arriva tra i borbottii e gli starnuti di un’umanità vax / no-vax / vax-però… Il Natale arriva e io, che di borbottii e starnuti ne ho fatti più del solito quest’anno, lo vedo arrivare: è questa la novità (“L’anno che sta arrivando tra un anno passerà / Io mi sto preparando, è questa la novità” cantava Lucio Dalla: c’entra, non c’entra?).

Se lo vedo arrivare è perché io, novello e sgarruppatissimo re magio, mi sono aggrappato con le unghie e con i denti alla mia stella cometa, e in mezzo al bordello di questo 2021 non ho mollato la presa. Ho fatto di tutto per meritarmi quel montante in piena faccia che è l’unico in grado di farmi dire: “Ehi, aspetta un attimo: non è tutto qui. Anzi, non è qui, è più in là, in quella capanna a Betlemme, è là che devo andare se voglio vedere il Salvatore.”

Insomma, il Natale me lo sono andato a cercare frequentando con ostinazione certi amici, andando a fondo di cos’è essere una famiglia, mettendomi a disposizione per il catechismo in parrocchia (quanto sono inadeguato!), leggendo certi libri (mi vengono in mente L’uomo senza qualità, col suo bisogno di un dio incarnato, e L’avventura di un povero cristiano, un inno al cristianesimo autentico), ma anche sbagliando e guardando in faccia gli errori.

E così, senza aver risolto la mia vita, sono arrivato alla santa grotta insieme a pastori, pescatori, re. Ognuno ha portato se stesso, i propri averi – chi le pecore, chi una brocca d’acqua, chi oro incenso e mirra -, le proprie miserie: non siamo tutti belli e incravattati, qualche pastore odora di pecora, qualche pecora odora di pastore… ma Gesù ci accetta così come siamo: pastori o re, ci chiede solo di metterci in cammino. Lui ci aspetta, continuamente.

PS: nella foto, il Presepe secondo Pietro (3 anni): tutti dentro la grotta, a scaldarsi. Perché fuori fa freddo (da soli ancora di più, aggiungo io).

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