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Il risveglio della terra di Knut Hamsun

Scritto mercoledì 23 Giugno 2021

Scorrendo l'elenco dei vincitori del Nobel per la letteratura, mi soffermo sul norvegese Knut Hamsun, premiato nel 1920 "per il suo monumentale lavoro Il risveglio della terra". Leggo quel poco che si trova su Wikipedia a proposito del romanzo e decido di leggerlo.

L'impresa si rivela più ardua del previsto: in Italia il libro di Hamsun non è più in catalogo (stessa sorte toccata a Padiglione Cancro di Solzenicyn). Riesco comunque a procurarmene una copia e...

Voto

8

Scorrendo l'elenco dei vincitori del Nobel per la letteratura, mi soffermo sul norvegese Knut Hamsun, premiato nel 1920 "per il suo monumentale lavoro Il risveglio della terra". Leggo quel poco che si trova su Wikipedia a proposito del romanzo e decido di leggerlo.

L'impresa si rivela più ardua del previsto: in Italia il libro di Hamsun non è più in catalogo (stessa sorte toccata a Padiglione Cancro di Solzenicyn). Riesco comunque a procurarmene una copia e...

La trama de Il risveglio della terra

Il risveglio della terra, in Italia tradotto anche come I frutti della terra, è un romanzo pubblicato nel 1917 che narra la vita di Isak, primo colono di un territorio paludoso racchiuso tra le foreste vergini norvegesi.

Il giovane Isak sceglie un vasto appezzamento incolto e si costruisce una capanna. Per lui iniziano i lavori pensati di dissodamento e preparazione del terreno per la semina in un territorio completamente isolato: il villaggio più vicino è a un giorno di cammino. Isak mette in giro la voce che ha bisogno di una compagna e, dopo qualche tempo, arriva Inger: un donnone col labbro leporino, ma robusta e gran lavoratrice, che gli dà una mano nel lavoro dei campi. Ben presto arriva il primo figlio, che la moglie dà alla luce da sola. Ne seguiranno altri e, tra i piccoli e grandi problemi della vita, inclusi alcuni tragici eventi, la famiglia di Isak e Inger crescerà, verrà affiancata da altri coloni e perfino da un’impresa mineraria, in un percorso che da un lato rinsalda sempre più il legame tra uomo e natura, dall’altro vive le minacce e le illusioni del progresso, incassandone i contraccolpi.

“Avete il senso della vita eterna”

Il senso del libro è tutto nel dialogo finale tra Geissler, il factotum del romanzo, e Sivert, secondogenito di Isak. Riporto qui il brano centrale, potete leggerlo senza temere spoiler. Parla Geissler:

L’ultima volta, ho lasciato che mio figlio trattasse l’affare; lui ha concluso la vendita. Un giovanotto della tua età, il baleno della famiglia! Io, invece, potrei confrontarmi con la nebbia. Io so quel che si dovrebbe fare, ma non lo faccio. Lui, è come il baleno che proietta il suo bagliore istantaneo. È nell’industria. È lui che ha venduto per me, l’ultima volta. Io sono qualcuno, lui no! Lui è soltanto il baleno, l’uomo d’azione del nostro tempo. Ma il baleno, in se stesso, è sterile. Ecco invece che cosa siete voi a Sellanraa! Voi avete continuamente dinanzi ai vostri occhi lo spettacolo delle montagne azzurre. Non è un’invenzione nuova: è il fjeld che si eleva là, dalla creazione del mondo, profondamente radicato nel passato. Ma vi tiene compagnia; voi vivete in comunione col cielo e con la terra, con questa natura immensa dalle radici profonde. Non avete bisogno di armi: andate senza spada, a capo nudo, fiduciosi del mondo che vi circonda. L’uomo e la natura non si danno battaglia: si metton d’accordo. La montagna e la foresta, la pianura e la palude, il cielo e le stelle, oh, non si cerniscono, sarebbe miserabile cosa, perché non hanno misura. Ascoltami, Sivert! Tu puoi stimarti contento della tua sorte. Voi qui avete tutto quel che vi occorre per vivere, e per dare uno scopo all’esistenza, e per ispirare una fede. Nascete e generate; siete necessari quaggiù. Necessari, sì! Non tutti lo sono, al mondo! Voi mantenete la vita, voi la trasmettete di generazione in generazione: avete il senso della vita eterna.

Un romanzo fuori dal tempo. Perché leggerlo oggi

Il risveglio della terra è un romanzo fuori dal tempo: non sembra passato un secolo, ma un millennio dagli eventi narrati. Paradossalmente, sento più vicino Notre Dame de Paris di questo romanzo di Hamsun. Ma è un libro eccellente che ha una qualità particolare: mette i fatti uno in fila all’altro, senza commentarli. I fatti, la vita: è questa che si respira nella lettura del Risveglio della terra.

Il romanzo di Hamsun ci riporta a una dimensione quasi ancestrale, dove l’essenziale è l’unica cosa che conta. Oggi la cultura social ci porta a dibattere di ogni tema, dalla nuova rotonda in città ai diritti umani, ma in questo continuo scambio di opinioni quello che finisce in secondo piano è proprio l’essenziale.

Ma che cos’è l’essenziale per Hamsun? Come diceva nel brano che ho riportato, l’essenziale è il rapporto con la realtà. Realtà, che parola desueta in quest’epoca virtuale! Hamsun ci invita a fare come Isak: lavorare per procurarci il cibo, trovare una consorte, avere dei figli, prodigarci per l’avvenire dei nostri figli… Tutto questo, suggerisce Hamsun, è più facile viverlo a stretto contatto con la natura.

Mi rendo conto di aver espresso nel precedente paragrafo dei concetti che oggi vengono bollati come retrogradi, medievali, ecc. Lavorare per mangiare, sposarsi, avere figli! Possibile che sia proprio in queste semplici cose, che al tempo di Isak erano imposte dalla vita (nessuno poteva pensare di coltivare un terreno da solo, senza una donna e senza dei figli!), che si può trovare uno scopo nell’esistenza, perfino “avere il senso della vita eterna”?

PS: nel romanzo Hamsun racconta anche due episodi di infanticidio. Vivere in simbiosi con la natura non ci risparmia dalla brutalità…

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