Il mondo secondo Povia: Nuovo Contrordine Mondiale

C’è solo una parola che può definire correttamente e in modo esaustivo il decimo album di Giuseppe Povia: straordinario.

Il colossale Nuovo Contrordine Mondiale, un doppio album composto da 19 canzoni inedite tutte scritte da Povia, è letteralmente un disco fuori dall’ordinario. E non solo perché è autoprodotto e autodistribuito come il ciddì del vicino di casa…

Povia - Nuovo Contrordine Mondiale album con dedica

Nel bene e nel male, Nuovo Contrordine Mondiale è la summa musicale, poetica e ideologica di Povia. Se c’è una cosa che non si può rimproverare al cantautore milanese è la sincerità, qui quasi spudorata: i testi esprimono esattamente quello che pensa, senza giri di parole, nonsense o allegorie.

Con Nuovo Contrordine Mondiale Povia dà continuità a un sound personale che non sarà innovativo, ma è originale e in più punti l’aiuta a trovare la quadratura del cerchio, specie delle canzoni meno riuscite. I riferimenti musicali sono chiari e a volte esplicitati: la canzone di denuncia di Celentano, le gag di Vasco Rossi tipo Non siamo mica gli americani, un cantautorato che accosterei a Ivan Graziani e Alberto Fortis e la ricerca di sonorità alternative che ricordano il Rino Gaetano di Nuntereggae più.

Venendo ai brani, li dividerei in tre tipologie: le canzoni politiche, le canzoni sociali e il cantautorato pop italiano.

Le canzoni politiche

Sono forse le più difficili da ascoltare, sia per via di certe idee un po’ ingenue o azzardate, sia perché legate alla stretta attualità e ascoltandole fra dieci anni chissà cosa si capirà.

Tuttavia proprio in questa categoria rientra un brano stratosferico: Era meglio Berlusconi. Raramente nella mia vita una canzone mi ha fatto scoppiare a ridere come questa di Povia. Il ritmo incalzante e le infinite trovate sonore, musicali e umoristiche – i falsetti, le imitazioni, le erre mosce, i versi fuori campo… – ne fanno una gemma del pop. Cito solo il finale, che in due frasi crea un’immagine vera, amara e divertente:
– Tuo figlio non avrà futuro!
– Sì, però… GOOOOL!

Altro pezzo molto riuscito è la prima traccia, Chi comanda il mondo? dal ritmo semplicemente travolgente che accompagna un testo pieno di spunti che magari potranno trovarvi in disaccordo, ma vi daranno da pensare (almeno un po’).

Ignorante è così coinvolgente che il testo, che parla di finanza e politica internazionale, passa in secondo piano.

Poi ci sono brani musicalmente riusciti, come La soglia del 3 e Job act, ma che rischiano di essere già fuori tempo – la politica invecchia in fretta! La soglia del 3, fra l’altro, cita l’Angelona Merkel con un francesismo (culona tedesca) un po’ forte; meglio la chiusura di Job act con due invenzioni – la citazione del Ragazzo della via Gluck e una campionatura di Robert De Niro – che meritano almeno un ascolto. Non evita lo skip Debito pubblico, cantilena giocosa azzoppata da un testo sfacciatamente assurdo. Sopra la media invece Io non sono democratico, che presenta un altro testo che divide, ma il ritmo è quello giusto.

La canzoni impegnate socialmente

Al Sud è un po’ di sano revisionismo storico sulla storia del Meridione. Anche qui, è il testo – un po’ ingenuo nella sua sincerità, ma anche tagliente in certi punti – che potrebbe far storcere il naso a qualcuno. La melodia farebbe strage a Sanremo.

Il mondo fuma è – udite udite! – una canzone contro la marijuana. Non so quanti precedenti ci siano di canzoni anti-ganja, sta di fatto che questa è completamente folle: un groviglio pop ricco di variazioni, con un testo che vira dal serio allo scemo e ritorno, ma il risultato è innegabilmente divertente. Ideale come preludio al capolavoro sopraccitato Era meglio Berlusconi (la precede in scaletta).

Il synth pop di Stare bene tra le tante immagini, a volte un po’ facili, infila una frase a fine ritornello che mette a fuoco una questione che mi sembra tra le più attuali e le meno discusse: “voglio stare bene e voglio sapere qual è il mio posto nel mondo”. Una domanda che non è mai sbagliato farsi.

Dobbiamo salvare l’innocenza si arrampica alla ricerca di una linea melodica convincente, senza trovarla. Siamo italiani è una canzone di speranza che graffia meno di altre.

Per quanto musicalmente non deprecabile, La terminologia dei bimbiminkia ha un testo in alcuni punti imbarazzante che rendono inevitabile il salto del brano.

Il puro cantautorato pop italiano

Selvaggia, uno dei brani migliori dell’album, potrebbe essere da podio di Sanremo. Allo stesso livello o forse un gradino sopra si colloca Meravigliosa follia, una canzone d’amore che è pop contemporaneo allo stato dell’arte.

Illuso è uno sfogo alla Masini: niente di leggendario, ma molto orecchiabile e con un notevole assolo di chitarra (!) di Corrado Guidi.

Essere non essere è una canzone a cuore aperto, semplice, immediata e per nulla scomoda, la classica canzone per tutti.

Tornerà l’estate è una mancata hit radiofonica, ariosa e briosa, che non cerca jingle stucchevoli alla Jovanotti (Estate) o Negrita (Rotolando verso sud), tanto per citare due hit radiofoniche.

Voglio respirare è il brano che chiude il disco e conferma le doti di cantautore di Povia: una canzone pop perfetta che nasce nel solco del pop italiano e se ne discosta quel tanto che basta a non farla sembrare vecchia.

Si chiude così Nuovo Contrordine Mondiale, un album che pur senza raggiungere le eccellenze del primo Evviva i pazzi… che hanno capito cos’è l’amore (quello di I bambini fanno “ooh”, Fiori, Mia sorella, Triste…) né trovare l’alchimia per un capolavoro come Luca era gay – a mio parere il suo brano migliore – regala 80 minuti di autentico pop italiano. Più di quanti molti riescono a fare in un’intera carriera.

PS: essendo autodistribuito, Nuovo Contrordine Mondiale non si trova nei negozi né online. Bisogna comprarlo direttamente da Povia scrivendo a
disco@povia.net oppure acquistandolo a un suo concerto.

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