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Red Dragon di Thomas Harris: perché leggerlo. E perché (forse) no.

Scritto venerdì 27 Agosto 2021

Dopo aver visto (per la terza volta) Il silenzio degli innocenti mi sono deciso ad affrontare (o quantomeno cominciare) la lettura dei 4 libri della saga di Hannibal Lecter. Finora avevo evitato i libri di Thomas Harris, etichettandoli come bestseller.

Le cose sono cambiate quando ho scoperto che l'ottantunenne Harris ha all'attivo solo 6 romanzi: un'anomalia per qualsiasi scrittore professionista contemporaneo. Mi son detto: vuoi vedere che non sono "solo" bestseller?

E così eccomi qui a recensire il primo libro della serie: Red Dragon (pubblicato in Italia prima come I delitti della terza luna, poi come Drago rosso, infine come Red Dragon).

Voto

7

Dopo aver visto (per la terza volta) Il silenzio degli innocenti mi sono deciso ad affrontare (o quantomeno cominciare) la lettura dei 4 libri della saga di Hannibal Lecter. Finora avevo evitato i libri di Thomas Harris, etichettandoli come bestseller.

Le cose sono cambiate quando ho scoperto che l'ottantunenne Harris ha all'attivo solo 6 romanzi: un'anomalia per qualsiasi scrittore professionista contemporaneo. Mi son detto: vuoi vedere che non sono "solo" bestseller?

E così eccomi qui a recensire il primo libro della serie: Red Dragon (pubblicato in Italia prima come I delitti della terza luna, poi come Drago rosso, infine come Red Dragon).

La trama di Red Dragon o I delitti della terza luna (no spoiler)

Uno spietato serial killer, soprannominato Lupo Mannaro, ha già sterminato due famiglie, una a ogni plenilunio: i delitti sono apparentemente senza movente e l’assassino non ha lasciato tracce utilizzabili per l’identificazione.

L’agente dell’FBI Jack Crawford richiama in servizio Will Graham, un amico e collega che si era ritirato dopo le gravi ferite subite in occasione della cattura di Hannibal Lecter. Will accetta la proposta di Crawford e inizia così la corsa verso il tempo: riusciranno a trovare il Lupo Mannaro prima del prossimo plenilunio, quando potrebbe colpire di nuovo?

Cosa funziona in Red Dragon

Il libro è un bestseller in piena regola: ti tiene incollato alla pagina e si fa leggere tutto d’un fiato. Fin dall’inizio è chiaro che Harris ha imbastito una trama estremamente intrigante, costruita intorno ad alcuni grandi personaggi (principalmente Graham e il Lupo Mannaro).

Personalmente ho trovato geniali due scelte dell’autore:

Il romanzo comincia a stragi avvenute

Il lettore si trova immediatamente al centro dell’azione. Anzi, della storia, perché l’azione è già accaduta: il Lupo Mannaro ha già ammazzato due famiglie, Hannibal Lecter è già stato catturato, Will Graham ha già concluso la sua carriera da agente FBI, terminata con un omicidio sulla coscienza difficile da digerire e la cattura di Hannibal Lecter.

Per poter fare questo Harris doveva avere davanti un quadro generale ben più grande del singolo romanzo. Probabilmente aveva già in mente di scrivere il seguito e, perché no, il prequel, anche se è difficile ipotizzarlo poiché Red Dragon è del 1981, il seguito del 1988 e il prequel addirittura del 2006. Come mai tutti questi anni tra un libro e l’altro? (Hannibal, il capitolo conclusivo, è del 1999) Non posso ragionevolmente credere che Harris abbia impiegato quasi un decennio a libro, anche considerata la mole non impressionante delle opere (300/400 pagine a libro). Secondo Stephen King “per Harris l’atto stesso di scrivere è una sorta di tormento”, quindi forse era semplicemente uno scrittore che… non amava scrivere!

Come è stato introdotto il personaggio di Hannibal Lecter

Tutti conoscono Hannibal Lecter per l’interpretazione di Anthony Hopkins: è innegabilmente uno dei personaggi più iconici dell’immaginario horror-thriller. Per questo è ancora più stupefacente scoprire la sua “nascita letteraria”: Harris lo introduce come un personaggio secondario che ha avuto un ruolo determinante nel passato, ma ora è un ergastolano (quasi) come gli altri.

Alcuni aspetti del personaggio di Hannibal Lecter emergono già in questo libro: l’intelligenza, l’astuzia, il cinismo, la pericolosità… ma è davvero la punta dell’iceberg. Leggendo Red Dragon appare chiaro che Harris ha creato un personaggio leggendario, più intrigante dello stesso Will Graham. Lo stesso autore doveva esserne consapevole, eppure l’ha “conservato” per i libri successivi. Ma se non vi fossero stati gli altri libri, Hannibal sarebbe rimasto una magnifica intuizione, nulla di più.

Insomma, Thomas Harris in un sol colpo ha abbozzato un personaggio pazzesco e gettato le basi per una delle saghe più efferate della letteratura.

Cosa non funziona in Red Dragon

Già, cosa non funziona in un romanzo così? Niente, funziona tutto a meraviglia. Se non fosse che, una pagina dopo l’altra, le parole scorrono via come acqua in una cascata e, per quanto vertiginose e mozzafiato, non lasciano traccia ma richiamano altra acqua, altre parole, altre pagine, altri libri…

Vi siete mai chiesti perché leggete un libro? Io me lo chiedo spesso, dopo letture come Red Dragon sempre. Perché in Red Dragon Harris sceglie di non affondare mai il colpo: pur trattando argomenti estremi, che ben si prestano, non affronta mai una tematica umana, universale. Uno scrittore come il già citato King, che di bestseller ne ha scritti un centinaio, non si è tirato indietro, pur senza raggiungere la profondità non dico di un Dostoevskij, ma nemmeno di un Calvino. Harris, invece, sceglie di fare solo intrattenimento. E lo fa benissimo, non c’è che dire, ma cosa mi resta di Red Dragon? Un cumulo di emozioni che stanno già sbiadendo.

Quindi sì, ve lo consiglio: leggete Red Dragon. Ma sapete a cosa andate incontro.

2 Commenti

  1. Ramsis

    Concordo… Io lessi i libri in ordine sparso almeno quando ero al liceo e me li ricordo efferati e ricchi di intrattenimento. Ma niente di più… Si possono chiamare thriller di atmosfera?
    Non so, credo che la scrittura americana sia anche questo. Intrattenere senza approfondire, ma avere un ritmo sfrenato per tenere il lettore attaccato alla pagina e, cavolo, ci riescono benissimo. Ma nient’altro, sfortunatamente.
    Ad ogni modo la saga di Hannibal merita.

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    • Martino Savorani

      Io lo vedo come un grosso limite, forse la vera differenza tra chi fa narrativa e chi fa letteratura. Ogni tanto c’è bisogno anche di staccare il cervello e buttarsi a capofitto in una lettura del genere, ma al giorno d’oggi, sinceramente, le proposte per staccare il cervello sono fin troppe: preferisco i libri che aiutano ad accenderlo.

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