Shanda’s River: la recensione in anteprima dell’horror di Marco Rosson

Shanda’s River è un film horror italiano diretto da Marco Rosson e scritto da Nicola Pizzi. Ho saputo della sua esistenza da un amico insospettabile, un poeta che non è un amante del genere (di solito ci scambiamo citazioni de Il grande Lebowski calate nell’attualità, ma questa è un’altra storia).

Tra il “sapere” e il “lo devo vedere” è passato meno di un quarto d’ora, il tempo di scoprire che Shanda’s River mescola leggende, streghe e occultismo come succede sempre meno in Italia – e se non lo facciamo noi chi lo fa? Già, perché La casa dalle finestre che ridono è roba nostra, e che Dio perdoni Pupi Avati per tutte quelle commedie romantiche!

Insomma, era necessario che vedessi questo film e Rosson, o chi per lui, è stato così gentile da concedermi un’anteprima. Ed è ecco qui la recensione.

la strega Shanda, Shanda's River

La trama di Shanda’s River

Emma, una professoressa dell’università di Sidney, si reca a Voghera per approfondire gli studi su una setta che infliggeva mutilazioni alle donne. La accoglie Giulia, giovane tour operator che la guiderà nei luoghi della leggendaria strega Shanda, prima vittima di quella setta. All’ultimo si unisce a loro Daniel, un giornalista che indaga sull’assassinio di una studentessa avvenuto secondo uno strano rituale.

Stanno percorrendo una strada sterrata in piena campagna quando l’auto si arresta per una foratura. I tre vengono aggrediti da degli strani figuri avvolti in un mantello e con il volto mascherato da demonio. Prima uccidono Daniel, sventrandolo, poi si avvicinano a Emma, le mormorano la formula homo homini lupus e le tagliano la gola.

Emma si risveglia di soprassalto: sono le 4 di notte ed è nella sua stanza, era solo un incubo. Ma la mattina comincia esattamente come nel sogno: i dialoghi, le situazioni, è tutto identico. Quando si ripete anche il guasto all’auto, Emma fugge nel bosco, ma gli uomini mascherati la catturano e la uccidono.

Si risveglia nel suo letto, ma stavolta non pensa di aver sognato tutto: sospetta di essere vittima di una maledizione che la costringe a rivivere ogni giorno la stessa terribile sorte. Come se non bastasse, delle inquietanti visioni la tormentano senza fornirle risposte…

Una scena di Shanda's River, l'horror di Marco Rosson

I soldi non fanno la felicità i film horror

Benché realizzato con un budget irrisorio – si parla di 10.000 euro, cifra che di solito non basta nemmeno per un cortometraggio – Shanda’s River riesce a mantenere alta l’attenzione dello spettatore per tutti i suoi 90 minuti. Merito della storia, ben pensata e capace di evitare il già visto, nonostante scelte ardite come far rivivere alla protagonista la stessa giornata (Ricomincio da capo di Harold Ramis, È già ieri con Antonio Albanese, ecc.).

Il problema di tanti horror moderni è la mancanza di una storia strutturata, capace di coinvolgere e stimolare la fantasia dello spettatore – pensano che sia sufficiente spaventarlo. Shanda’s River invece parte proprio dal racconto di un passato cupo e sanguinario, una leggenda gotica alla Mario Bava di La maschera del demonio innestata nella struttura tipica del thriller nostrano alla Sergio Martino (I corpi presentano tracce di violenza carnale, Lo strano vizio della signora Wardh).

Vincente la scelta di mettere lo spettatore al livello di Emma: abbiamo le sue stesse informazioni, paure, voglia di capire: il suo incubo diventa il nostro, fino alla sorprendente rivelazione finale.

Interessante anche se non sfruttata appieno l’ambientazione a Voghera e nell’Oltrepò Pavese: le tipicità del territorio e i suoi personaggi restano fuori dal film, tanto che il fiume Staffora e la campagna circostante potrebbero essere qualsiasi fiume o campagna d’Italia. Ma forse ci sarà modo di approfondire nel sequel.

Un finale controverso

Qualche problema per Shanda’s River arriva nel finale. Laddove ci aspettiamo lo scontro e un po’ di azione, troviamo uno “spiegone” che affloscia il climax. L’efficace sequenza splatter successiva è una secchiata di acqua fresca a ferragosto, ma subito dopo assistiamo all’unico momento brutto del film: la conversazione fra Daniel e l’ispettore di polizia. La scrittura ha una flessione e i dialoghi risultano forzati: c’è un eccessivo e anomalo scambio di informazioni tra due personaggi che si detestano.

È un peccato, perché questi ultimi 5 minuti, così come anche la scena dopo i titoli di coda, non aggiungono niente a un film che sarebbe già pronto per un sequel. Infatti, dopo l’incetta di premi negli Stati Uniti, si parla di una serie tv… La speranza è di vederla presto, magari realizzata con un budget superiore (se lo meritano!).

Per ora non ci resta che attendere l’uscita di Shand’s River nei cinema italiani, prevista il 1° giugno 2018, e seguire la pagina Facebook del film.

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