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L’uomo senza qualità di Musil: una lettura (Im)mortale

Scritto mercoledì 10 Novembre 2021

L'uomo senza qualità è l'opera principale dell'austriaco Robert Musil: un romanzo di 1653 pagine che si distingue per qualità (appunto) e quantità (porca puttana).

Leggerlo è stata un'avventura grandiosa: un viaggio quasi interminabile (ci sono voluti 8 mesi inframezzati dalla lettura di altri 7 libri) che mi ha portato sulle vette della letteratura e negli abissi della filosofia. Forte di una prosa brillante e stilisticamente perfetta, Musil ricama metafore abbacinanti e sorprende con riflessioni seminali, che vanno al cuore del problema-uomo. Poi si perde nel suo interminabile filosofare sul e del nulla, fino ad annientare la voglia di leggere, se non di vivere, del lettore.

Ripensandoci, mi pare incredibile che sia riuscito a leggerlo - anche se è sicuramente più incredibile che qualcuno sia riuscito a scriverlo - : è stata un'impresa che ha richiesto tutta la forza di volontà di cui sono capace. Se avessi applicato agli altri campi della vita la stessa ostinata determinazione con la quale ho affrontato Musil, ora sarei presidente del Consiglio o candidato al Nobel.

Voto

7

L'uomo senza qualità è l'opera principale dell'austriaco Robert Musil: un romanzo di 1653 pagine che si distingue per qualità (appunto) e quantità (porca puttana).

Leggerlo è stata un'avventura grandiosa: un viaggio quasi interminabile (ci sono voluti 8 mesi inframezzati dalla lettura di altri 7 libri) che mi ha portato sulle vette della letteratura e negli abissi della filosofia. Forte di una prosa brillante e stilisticamente perfetta, Musil ricama metafore abbacinanti e sorprende con riflessioni seminali, che vanno al cuore del problema-uomo. Poi si perde nel suo interminabile filosofare sul e del nulla, fino ad annientare la voglia di leggere, se non di vivere, del lettore.

Ripensandoci, mi pare incredibile che sia riuscito a leggerlo - anche se è sicuramente più incredibile che qualcuno sia riuscito a scriverlo - : è stata un'impresa che ha richiesto tutta la forza di volontà di cui sono capace. Se avessi applicato agli altri campi della vita la stessa ostinata determinazione con la quale ho affrontato Musil, ora sarei presidente del Consiglio o candidato al Nobel.

Non è difficile descrivere, nei suoi tratti fondamentali, questo trentaduenne, questo Ulrich, quantunque di sé egli sappia soltanto di essere egualmente vicino e lontano da tutte le qualità e che esse, le possieda oppure no, gli sono curiosamente indifferenti.

Di cosa stiamo parlando (più o meno)

Ulrich è un uomo pieno di qualità, ma che da esse non trae alcun giovamento. Ogni volta che si impegna in qualcosa – lo studio, il lavoro, l’amore – ha successo, ma più va a fondo dell’attività intrapresa, più scopre che non è totalizzante, lo delude. E così l’abbandona, per dedicarsi ad altro.

Il romanzo – anche se chiamarlo romanzo è fuorviante (poi vedremo perché) – narra le vicende leggere eppure drammatiche (in senso esistenziale) di Urlich. Vicende che si intrecciano a quelle di una miriade di personaggi e hanno come morale ultima l’assenza di un centro nella vita di queste persone. Gran parte del racconto ruota intorno alle figure coinvolte nell’Azione Parallela, il comitato nato per preparare i festeggiamenti per i 70 anni dell’ascesa al trono dell’imperatore Francesco Giuseppe, ma con ambizioni di influenzare la società, la politica e la morale del Paese.

Tra la moltitudine di personaggi che sfilano, incontriamo:

  • la bellissima Diotima (cugina di Ulrich) sposata al funzionario Tuzzi e ammirata da tutti, Urlich compreso
  • il letterato, industriale e milionario Arnheim, che vive un’estenuante relazione platonica con Diotima;
  • Walter e Clarisse, una coppia amica di Ulrich: lui è un artista fallito, lei una nichilista che cercherà di avere un figlio da Ulrich, ma verrà respinta
  • Bonadea, l’amante ninfomane di Ulrich
  • Gerda, una giovane ebrea cresciuta ammirando (e amando) Ulrich, che si lascia coinvolgere in un gruppo filo-nazista
  • Moosbrugger, un criminale sessuale che catalizza l’attenzione prima di Urlich (ma presto se ne disinteressa), poi di Clarisse
  • Leinsdorf, il capo dell’Azione Parallela, “un uomo del tutto incapace, non solo di decidere, ma anche di non decidere” (questa bellissima definizione viene da Wikipedia).

Pubblicato tra il 1930 e il 1943, un anno dopo la morte di Musil, L’uomo senza qualità è rimasto incompiuto e credo sia giusto così. Narra, infatti, di personaggi che vivono vite incompiute, o meglio incomplete, alla ricerca (apparente più che reale) di qualcosa che dia un senso all’esistenza.

L’uomo senza qualità anticipa il dramma dell’uomo del Novecento e oserei dire del XXI secolo, un uomo senza radici né orizzonti, arroccato in un intellettualismo che non conduce da nessuna parte.

La quantità: meglio abbondare. O forse no

Il libro è diviso in tre parti, pubblicate rispettivamente nel 1930, 1933 e 1943. La prima parte, di circa 200 pagine, è quella più vicina alla forma di romanzo, con un buon equilibrio tra il filosofare di Musil e il dipanarsi della storia.

Nel secondo libro L’uomo senza qualità diventa un trattato socio-filosofico di 800 pagine. I personaggi spuntano come funghi, senza ragione né scopo se non quello di generare l’ennesima digressione, e ogni pretesto è buono per analizzare minuziosamente il pensiero che soggiace a una qualsiasi azione, anche la più banale. Oggi le chiamiamo seghe mentali. In più occasioni ho pensato che basterebbe uscire un attimo dalla gigantesca impalcatura del Musil-pensiero e guardare la semplice realtà quotidiana per risolvere le intricate questioni filosofiche poste dall’autore.

Pagina dopo pagina, L’uomo senza qualità diventa una lumaca sempre più grande e sempre più lenta, e quando il lettore è sul punto di suicidarsi (cioè abbandonare la lettura), ecco che Musil regala un brano meraviglioso, una gemma che fa dire “non devo mollare, non ancora”.

La terza parte, rimasta incompiuta, è segnata dal personaggio di Agatha, che si prende la scena e dà un senso all’opera. Agatha è la sorella di Urlich: i due si rivedono dopo tanti anni al funerale del padre e tra i fratelli, cresciuti separati, scocca qualcosa di molto simile alla passione, ma naturalmente (come ogni altra cosa nel libro) non si concretizza. Anzi, una cosa si concretizza: il servo di Arnheim mette incinta la serva di Diotima: i servi, persone semplici dal pensiero concreto, diventano amanti per davvero, mentre i rispettivi padroni vivono una relazione tanto adultera quanto platonica.

Ma torniamo ad Agatha. Rimasta vedova, la giovane donna decide di abbandonare il secondo marito – un illustre accademico – ma la scelta la spinge sull’orlo del suicidio. Un suicidio non dettato dal dolore, ma da una presa di coscienza:

(…) quel sentimento fondamentale della propria inutilità, cioè che la vita, per dirlo nel modo più semplice, era compiuta anche senza di lei, e lei nella vita non aveva nulla da cercare o da sperare.

Agatha è l’unica, tra i personaggi principali, che si ferisce con la realtà. Per sua stessa ammissione, non è dotata della freschezza intellettuale e dell’oratoria dell’amato fratello, ma proprio per questo vive problemi reali e il suo pensiero è attaccato alla consistenza materiale dell’esistenza. Il barlume di realtà che ci mostra Agatha è di grande aiuto alla lettura, che pure conserva brani di difficile digestione (specialmente quelli legati all’Azione Parallela).

L’importanza di Agatha è descritta da una riflessione di Ulrich:

E si rammentò dell’appassionata domanda postagli dalla sorella, se lui personalmente credeva in quello che le raccontava, ma anche ora, come quella volta, non avrebbe potuto dire di sì.

Ebbene sì, a questo siamo… non ero io che esageravo chiamandole pippe mentali! La cosa straordinaria, va ricordato, è che Musil ne è cosciente.

La grande bellezza de L’uomo senza qualità in alcune citazioni

La scrittura di Musil è magistrale e in più punti raggiunge i vertici della letteratura con il suo umorismo disilluso se non addirittura nichilista. Eccone alcuni esempi che mi sono rimasti impressi.

Un’ora al giorno rappresenta un dodicesimo della vita cosciente e basta per mantenere un corpo già esercitato nella forma fisica di una pantera pronta a ogni avventura; ma è un’ora buttata via, sciupata in un’attesa assurda, giacché le avventure degne di un simile addestramento non si verificheranno mai.

«A mio parere» dichiarò Ulrich «ogni progresso è anche un regresso. C’è progresso sempre e solo in un determinato senso. E poiché la vita nel suo complesso non ha senso, nel suo complesso non ha nemmeno progresso.»

(…) ho avuto l’impressione che, se ci potessero tagliare a fette, tutta la nostra vita avrebbe probabilmente l’aspetto di un anello, qualcosa di tondo intorno a qualcos’altro.» Già prima s’era sfilata la fede dal dito e ora, attraverso il cerchietto, scrutava la parete illuminata. «Intendo dire che per l’anello, anche se nel centro non ha nulla, sembra proprio che l’essenziale sia solo il centro.

una riflessione di Clarisse

«E Lei che cosa farebbe» replicò Diotima irritata «se per un giorno avesse il governo del mondo?» «Probabilmente non mi resterebbe che abolire la realtà.»

la risposta è di Ulrich

Per lui nulla è stabile, tutto può essere trasformato, ogni cosa fa parte di un intero, di innumerevoli interi, appartenenti probabilmente a un superintero che lui però non conosce affatto. Così ciascuna delle sue risposte è una risposta parziale, ciascuno dei suoi sentimenti è solo un punto di vista e, di una cosa, quel che gli interessa non è mai che cos’è, bensì sempre e soltanto un secondario “com’è”, un accessorio qualsiasi.

Walter descrive così Ulrich alla moglie Clarisse

Arnheim contemplava la propria opera e, pur potendo esserne soddisfatto, gli pareva talvolta che tutte quelle idee, come un muro di brillanti che si inspessisca ogni giorno di più, non facessero che tenerlo lontano da un’origine di cui continuava a sentire l’eco remota e struggente.

(Il personaggio) Arnheim pensa della propria opera esattamente quello che io penso dell’Uomo senza qualità. In altre parole, la miglior recensione di questo romanzo l’ha scritta l’autore. Ma che cos’è questa origine? La realtà o, più precisamente, la verità della realtà.

L’uomo senza qualità: una straordinaria supercazzola

Il panorama desolante dell’umanità del XX secolo è reso in maniera eccezionale da Musil, che si diverte a condire l’impietoso ritratto con pennellate di sottile e beffardo umorismo. Come in questo dialogo tra il generale Stumm e Ulrich:

«È già da un pezzo che te lo dico, c’è qualcosa nell’aria.» Ulrich volle sapere che cosa ci fosse nell’aria. «Adesso devi dirmi una volta per tutte che cosa vuole il ministro» pretese. «Non lo sa nemmeno lui» rispose Stumm, impassibile. «Sua Eccellenza ha la sensazione che si sia arrivati al dunque. Anche il vecchio Leinsdorf ha questa sensazione. E così il capo di stato maggiore. E sono in molti ad avere la stessa sensazione, ci sarà ben qualcosa di vero!» «Ma al dunque, di che cosa?» indagò ancora Ulrich. «Questo non occorre saperlo» gli spiegò il generale.

L’uomo senza qualità è rimasto incompiuto, ma un finale a suo modo ce l’ha: Ulrich abbandona L’Azione Parallela, l’immenso castello socio-politico che era al centro del romanzo. A noi non resta che imitare Ulrich: tuffiamoci nella realtà!

2 Commenti

  1. Ramsis

    Una delle tue più belle recensioni.
    Molte volte, gli scrittori, anticipano i tempi. Il nulla che sarebbe avanzato nel ‘900 era già prevedibile agli inizi del secolo.

    Rispondi
    • Martino Savorani

      Grazie, forse è venuta così bene perché alla recensione ha collaborato anche Musil!

      Rispondi

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