Dieci piccoli indiani: recensione del capolavoro di Agatha Christie

Scritto mercoledì 5 Aprile 2023

Autore: Agatha Christie

Traduttore: Beatrice Della Frattina

Editore: Mondadori, 2013

Voto

7.5

La notizia che, dopo quelli di Roald Dahl, vogliono "correggere" anche i libri di Agatha Christie mi ha costretto finalmente a leggere Dieci piccoli indiani, uno dei tre libri più lenti della Storia della letteratura. L'ho divorato in tre giorni, cosa che non mi succedeva da almeno vent'anni, complici il mal di schiena e le conseguenti notti insonni passate alla lettura. E, tra le altre cose, ho scoperto che il titolo originale era Dieci piccoli...

Eh no: troppo facile così! Vi leggete la recensione! (tranquilli, non dovete leggerla tutta: lo svelo subito all'inizio).

Dieci piccoli indiani, recensione del giallo di Agatha Christie

Dieci piccoli negretti è un gran bel libro

Ops! Ho detto negretti? Scusate, volevo dire indiani. Ricomincio da capo: Dieci piccoli indiani è un gran bel libro, ma perché si chiama "Dieci piccoli indiani", dal momento che nel romanzo di Agatha Christie gli indiani non vengono mai nominati?

Il titolo: Dieci piccoli negretti o indiani?

Vi spiego perché ho sbagliato il titolo. Dovete sapere che questo libro è uscito nel 1939 con il titolo Ten little niggers solo che niggers in inglese ha una accezione razzista, quindi l'anno successivo è stato cambiato in E poi non rimase nessuno. Per quale motivo?

Ten little niggers è una filastrocca, una canzoncina dell'Ottocento in cui si racconta di dieci piccoli negretti (nell'edizione italiana all'interno è riportata questa filastrocca e dice proprio "dieci piccoli negretti") e in ogni strofa ne muore uno, quindi da 10 diventano 9, 8, 7 eccetera, fino a che non ne rimane più nessuno. Questo è il senso del titolo. Il titolo della filastrocca, già nell'Ottocento, è stata cambiato dal suo autore in Dieci piccoli indiani, da qui il titolo che ha preso piede in Italia - ma solo in Italia - ed è quello con cui lo conosciamo. Però effettivamente se uno legge il titolo "Dieci piccoli indiani" e poi legge il libro, non trova una corrispondenza tra gli indiani e i negretti, perché semplicemente non c'è.

Parliamo del romanzo

Dieci piccoli indiani è un gran bel libro, avvincente, di quelli che ti tirano dentro. La lettura è semplice, priva di parole complicate o tecnicismi, quindi lo può leggere veramente chiunque. È puro intrattenimento, pura narrativa, ma ha molti aspetti interessanti. Il primo è come è stato costruito.

Un po' di trama (senza spoiler, ovviamente!)

10 persone che non si conoscono tra loro vengono convocate su un'isola per i motivi più diversi: chi va per lavoro, chi per vedere vecchi amici, eccetera. L'isola è deserta, c'è solo una villa. Qui gli ospiti si incontrano la prima sera e a cena, all'improvviso comincia a sentirsi una voce che non si capisce da dove provenga. Questa nuova voce snocciola i nomi dei presenti e per ognuno svela un delitto che ha compiuto: un omicidio più o meno volontario, a volte neanche provocato direttamente, comunque omicidi che sono rimasti impuniti perché non sono mai stati giudicati, sono passati per incidenti o per qualche motivo non si è vista la mano di un'omicida. Poco dopo muore la prima persona...

Quindi ci troviamo in un'isola deserta che è un ambiente chiuso, infatti il romanzo viene anche indicato come uno dei gialli della camera chiusa, cioè dove c'è un ambiente delimitato nel quale sembra impossibile stabilire chi e/o come sia stato commesso l'omicidio; in questo caso non si capisce chi possa essere l'assassino perché non viene mai visto dai presenti. Peraltro in questo romanzo la camera chiusa è duplice: la villa e l'isola.

In ogni stanza della villa c'è appesa la poesia dei Dieci piccoli negretti e man mano che si procede nella lettura si nota che gli omicidi avvengono nella maniera suggerita nella poesia; è veramente un gioco perverso.

Due situazioni davvero inquietanti:

  • la voce misteriosa che svela ai commensali i delitti segreti di ciascuno
  • una vecchia filastrocca che descrive una serie di omicidi che iniziano a verificarsi nella realtà

Sono due situazioni di grande impatto che oggi forse diamo per scontate, perché le abbiamo viste in tanti film di generi diversi. Penso ad esempio alle voci delle entità soprannaturali o demoniache nei film dell'orrore, alla telefonata anonima di un killer, ecc.

All'epoca - gli anni '30 del Novecento - questa trovata deve esser stata molto inquietante. Immaginate di sentire una voce senza sapere da dove e da chi proviene, e questa voce vi minaccia. A questo aggiungete una scia di omicidi effettuati secondo l'ìter descritto in una vecchia filastrocca appesa al muro. Questi due elementi sono più da horror che da giallo.

L'altra caratteristica molto interessante è che in questo giallo non c'è un ispettore, un maresciallo o un investigatore né un'altra figura assimilabile. È sorprendente constatare che Agatha Christie, colei che ha inventato personaggi mitici come Miss Marple ed Hercule Poirot, in uno dei suoi libri più riusciti non si avvalga di alcuna figura investigativa.

L'assenza di una figura canonica del giallo rende Dieci piccoli indiani ancora più interessante e spietato, perché se negli altri romanzi c'è almeno una figura positiva alla quale aggrapparsi, in questo caso sono tutti in balìa del misterioso serial killer.

Post scriptum (8 settembre 2026)

Rileggendo questa recensione mi è nata una domanda: che l'intero romanzo non sia una sconsolata metafora dell'esistenza, dove i 10 protagonisti rappresentano l'umanità intera confinata in una gigantesca camera chiusa - l'isola è il pianeta Terra - condannati a morire per mano di uno sconosciuto (l'età, una malattia, Dio)?

Crediti: immagine generata con intelligenza artificiale (OpenAI), elaborazione originale per questa recensione.

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