C’è ancora domani: alla fine l’ho visto e…

Recensito venerdì 2 Febbraio 2024

Anno: 2023

Durata: 118 minuti

Regia: Paola Cortellesi

Sceneggiatura: Furio Andreotti, Giulia Calenda, Paola Cortellesi

Produttore: Lorenzo Gangarossa, Mario Gianani

Cast: Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Romana Maggiora Vergano, Emanuela Fanelli

Voto

6

C'è ancora domani è il film che segna l'esordio alla regia di Paola Cortellesi: ha fatto furore al botteghino italiano, raccogliendo il plauso anche delle critica italiana e - udite udite - anche estera. Pensate che C'è ancora domani è stato il film più visto in Italia del 2023: con 4.839.820 spettatori ha battuto per un pelo Barbie, che si è fermato a 4.390.410 spettatori, relegando al terzo posto Oppenheimer di Christopher Nolan con 3.748.968 presenze (fonte: Panorama).

Ebbene, finalmente l'ho visto anch'io! E posso dire che... di sicuro mi ha sorpreso, ma vediamo in che senso.

Pensavo fosse una commedia, invece...

Cosa dire di questo film? Io pensavo che la Cortellesi, grande attrice comica, facesse una commedia all'italiana... Invece no, C'è ancora domani è un film drammatico, che guarda al Neorealismo e cerca di riprodurlo oggi, non proprio tale e quale perché ci sono alcuni accorgimenti molto moderni, come le e lo stile registico, ma quello della Cortellesi è un film potentemente, volutamente drammatico dall'inizio alla fine.

La trama senza spoiler

Stai zitta!

Devo ammettere che dopo il primo quarto d'ora volevo spegnere, chiudere tutto e scappare. Perché all'inizio si susseguono scene nelle quali si vuole dire una cosa e la si dice papale papale: non si fa ricorso a espedienti narrativi o registici, non si tenta di metterli in scena in una maniera diversa dalla realtà. No: questo è che voglio dire e lo dico diretto, punto. La frase simbolo, quello "Stai zitta!" che qui viene assurto a emblema della sottomissione femminile, viene pronunciato da ogni uomo: dal marito burino al suocero burino, fino al marito borghese; come a dire: era un atteggiamento comune a tutti gli uomini dell'epoca.

Poi c'è la Cortellesi che va al lavoro - ripara gli ombrelli - e deve insegnare al nuovo apprendista, un ragazzotto non molto sveglio. Scambiano due parole e subito lui le dice quanto prende di stipendio: lui che è apprendista prende già più di lei che lavora lì da 3 anni e conosce bene il mestiere.
Lei va lamentarsi dal capo e il capo come commenta, se non con "Eh ma lui è omo!" cioè lui è un uomo e gli uomini guadagnano di più.

Anche lì, la disparità di genere viene schiaffata in faccia allo spettatore senza il filtro del cinema. C'è anche un altro modo di fare cinema, si può far vedere una cosa per dirne un'altra e forse, in fondo, è proprio questo il cinema; altrimenti basta accendere una telecamera filmare il Grande Fratello, dove quello che vedo è quello che è.

Porto un esempio banale. Prendete Ladri di biciclette, un film molto drammatico, e immaginate che il protagonista passi il primo quarto d'ora a dire "Sono povero, come sono povero! Non ho da mangiare, devo lavorare, come faccio?". Ovviamente non lo dice, lo mostra: si capisce da come cammina, da come si veste, da come parla, dal suo sguardo mesto, ecc. La Cortellesi invece le cose te le dice tali e quali, forse per timore di non essere capita. Questo è un modo di fare cinema semplicistico, che a me non piace.

Mestamente

Dopodiché il film migliora, anche perché peggiorare era difficile... C'è la storia di Delia (Paola Cortellesi), una moglie sottomessa che subisce violenze verbali e fisiche del marito Ivano (Valerio Mastrandrea), e della figlia Marcella, interpretata dall'ottima Romana Maggiora Vergano, miglior attrice del film. Marcella è una ragazza molto carina e in età da marito, difatti ha già un fidanzato e si parla di matrimonio. Delia e Ivano hanno altri due figli più piccoli, due macchiette che passano tutto il film a bisticciare fra loro e a dire parolacce, niente di più.

La fruttivendola Marisa (Emanuela Fanelli) è la miglior amica di Delia; ha una grande intesa col marito tanto che nella prima scena lo definisce scherzosamente "il mio schiavo", come a dire che la parità di genere è possibile. È il personaggio più energico del film, mentre negli altri domina una certa mestizia. La Cortellesi mostra un muso lungo fino a terra per tutto il film, come a dire: "Oh ragazzi, qui la situazione è seria, il film è drammatico eh! Non voglio mica far ridere"; si concede giusto mezzo sorriso in una scena abbastanza patetica nella quale incontra l'amore di un tempo. Questo tizio sembra ancora l'uomo perfetto per lei, quello che avrebbe dovuto sposare ma poi, per le casualità della vita, non è stato possibile. Dopo tanti anni lui sarebbe ancora disposto a prendersela, se solo lei volesse...

Il problema i problemi di C'è ancora domani

Il film si prefigge di veicolare un preciso messaggio ed è tutto concentrato nel riproporlo continuamente, inanellando scene di una certa pesantezza, una dopo l'altra. Risulta molto prevedibile e meccanicistico: ogni evento ha una causa e un effetto: se succede a) nella scena dopo succede immancabilmente b), mai c) oppure d), è sistematico. Quindi non c'è nessuna sorpresa, nessun guizzo, nessuna verve.

A proposito di verve, sono tante le occasioni mancate e il potenziale non sfruttato. A partire dalla Cortellesi, assai dimessa, che auto-censura la sua comicità. Ci sono un paio di battute che avrebbero potuto far ridere, sprecate malamente dal suocero di Delia.
Proprio la figura del suocero aveva un gran potenziale comico, invece viene evidenziata la sua pesantezza, come tutto il resto d'altronde, perché non può esserci qualcosa di positivo in una società patriarcale: guai mai che si rida!

la scena del piatto in C'è ancora domani di Paola Cortellesi

Uno dei (tanti) momenti prevedibili è la scena del piatto rotto. Durante il pranzo con la famiglia del fidanzato della figlia, mentre tutti sono a tavola a mangiare pacificamente, Delia sta (ovviamente) sgobbando come una serva. A un certo punto viene inquadrato un piatto e trac!, 3 secondi dopo lo vediamo infrangersi a terra. Il fidanzato della figlia si alza per aiutarla, rivelando un'indole diversa rispetto agli altri uomini. Naturalmente Delia rifiuta l'aiuto del ragazzo, ma la sena fa pensare che un equilibrio nelle relazioni uomo-donna sia possibile. Ma verso la fine del film arriva la doccia fredda. I due fidanzati si trovano insieme e il ragazzo si mostra possessivo: non vuole che Marcella metta il rossetto per andare a lavorare, non vuole nemmeno che vada più a lavorare dopo che si saranno sposati, perché ci penserà lui a portare a casa i soldi. Il messaggio è chiaro: anche il maschio che sembra "sano" e pronto a costruire una società diversa, nasconde il patriarcato sotto il tappeto.

Questa scena secondo me è un vero e proprio errore di sceneggiatura: un personaggio che veniva raccontato in un certo modo, ce lo troviamo completamente diverso a fine film, senza che siano stati seminati indizi in tal senso.
Mi è stato fatto notare che potrebbe essere plausibile perché le persone non sono sempre come si mostrano in pubblico. Anche se accogliessi questa versione, il solo fatto che mi sia sorto un dubbio di congruenza su un personaggio è sintomo che qualche problemino c'è. Infatti quando guardo quelli che considero grandi film non mi capita mai di fare obiezioni del genere; se l'ho sollevata nel film della Cortellesi un motivo un motivo ci sarà.

Anche il personaggio di Marisa, la grande amica di Delia, vive una svolta simile. Lei che ha sempre tifato per Delia, che definiva Ivano quasi un mostro e si augurava che l'amica trovasse un altro uomo, INIZIO SPOILER quando sembra che Delia stia per fuggire insieme all'ex fidanzatino e il piano va all'aria per una sfortunata coincidenza, Marisa commenta: "Beh, alla fine meglio così: pensa ai figli". Questa è una frase tipica della donna sottomessa in una società patriarcale, cosa che Marisa non è assolutamente, anzi, sembrava il prototipo della donna nuova.

Possono sembrare dettagli, quisquilie che non incidono sull'esito di un film, ma un buon film non dovrebbe mai far sorgere il dubbio che ci sia qualcosa fuori posto, specie in un racconto lineare come questo.

Cosa mi è piaciuto: Romana Maggiora Vergano e il finale

Venendo alle conclusioni, mi è piaciuto molto il personaggio della figlia di Delia e Ivano, interpretato da Romana Maggiora Vergano. Questa attrice 26enne è stata una bella rivelazione. Se prendessimo il suo personaggio e lo trasportassimo in un film degli anni '60, in uno dei grandi film italiani, non sfigurerebbe. Questo lo considero un gran complimento, forse il migliore che possa fare a questa giovane attrice.

Poi c'è il finale: il momento più alto del film, dove per una volta l'intento comunicativo e la freschezza creativa convolano a nozze. Il bel finale, che non racconterò, è iconico: è davvero una scena felice che mi ha fatto dire: "Sì, questo è cinema, buon cinema!"

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