L’uomo senza volto (1993)

L’uomo senza volto è il primo film del Mel Gibson regista. L’uomo senza volto è del 1993, Apocalypto del 2006: in 13 anni ha diretto altre due pellicole storiche: Braveheart (1995) e La passione di Cristo (2004), per un totale di 4 film e 4 capolavori. Certamente Apocalypto e L’uomo senza volto sono lavori minori rispetto ai colossal Braveheart e La passione di Cristo, ma quanto a umanità non sono da meno.

L'uomo senza volto, un film di e con Mel Gibson - la locandina

Il Mel Gibson regista è un uomo che ama l’umanità. E, amando l’umanità, non può fare a meno di Dio. A dire il vero, la parola “Dio” non compare nemmeno una volta in L’uomo senza volto. C’è però la storia dell’amicizia tra un ragazzino difficile e un adulto difficile; un’amicizia che, per come va a finire, troverà giustizia solo nell’Eternità.

Charles Nordstadt ha due sorellastre – con la grande ha un rapporto conflittuale, con la piccola confidenziale – e una madre assente, che scivola da un matrimonio all’altro. Il suo massimo desiderio è fuggire da quella famiglia e l’unico mezzo per farlo è entrare nell’accademia militare di West Point, la stessa frequentata dal suo defunto padre.

Purtroppo Charles non è una cima negli studi e difficilmente supererà il test (ha già fallito il primo tentativo). La speranza si riaccende quando incontra Justin McLeod (Mel Gibson), un ex professore dal volto per metà sfregiato che vive in totale solitudine in una magnifica e tetra villa in riva al mare.

Charles e McLeod sono due personaggi scomodi, antipatici, rifiutati dalla società per le loro anormalità. Insieme iniziano un cammino di studio e di vita che si interromperà bruscamente quando il paese scoprirà la loro “relazione”. McLeod, già oggetto di chiacchiere maligne per via del suo volto e del suo passato, verrà accusato di pedofilia e dovrà abbandonare la città.

Viene immediato il paragone con L’attimo fuggente del leggendario regista australiano Peter Weir, ma L’uomo senza volto è di più, va oltre. Lo supera in una delle scene finali, quando McLeod dice “non ho sprecato un’estate per evitarti la domanda”. In questa semplice frase c’è il significato più vero dell’educazione: non ci si può sostituire all’alunno, al figlio o all’amico per evitargli la fatica di crescere, ma lo si può (deve) accompagnare al “rispondere”.

La grandezza di Mel Gibson sta nel mostrare tutto ciò senza sentimentalismo, ma con tanto sentimento. Un film non perfetto – alcune scene sono un po’ grezze – ma avvolgente, che andrebbe visto in ogni scuola.

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