La nona configurazione (1980)

Recensito lunedì 8 Giugno 2026

Anno: 1980

Durata: 117 minuti

Regia: William Peter Blatty

Sceneggiatura: William Peter Blatty

Produttore: William Peter Blatty, William Paul

Cast: Stacy Keach, Scott Wilson, Ed Flanders

Voto

8.5

La nona configurazione è un film del 1980 tratto dall'omonimo romanzo di William Peter Blatty, autore de L'esorcista; Blatty ha firmato sia la regia che la sceneggiatura del film. Il romanzo, a sua volta, è la riscrittura del libro Twinkle, Twinkle, Killer Kane! del 1966, sempre dello stesso autore.

Nessuno voleva produrre questo film: né l'originale tratto da Twinkle, Twinkle, Killer Kane!, che avrebbe visto William Friedkin alla regia, né la seconda versione de La nona configurazione. Allora Blatty ha messo 2 milioni di tasca sua, mentre altri 2 sono arrivati dall'azienda produttrice della Pepsi. E il film ha (finalmente) visto la luce.

La trama de La nona configurazione (senza spoiler)

Il colonnello Kane raggiunge un ospedale psichiatrico militare situato in un castello per diventarne il direttore. Qui viene accolto dalla comunità degli internati, ognuno con la sua bizzarria, e dal colonnello Fell, suo vice, che si presenta in mutande perché i pazienti gli hanno rubato i pantaloni. Lo scopo della struttura, che ospita soprattutto militari impiegati in Vietnam, è accertare che i loro problemi mentali siano reali e non simulati.

I metodi di Kane si rivelano fin da subito singolari: ascolta i pazienti e tende ad assecondarli, mentre è restio a punirli. Entra subito in relazione con Billy Cutshaw, un astronauta che è entrato in crisi prima di partire per una missione sulla Luna. Cutshaw alterna discussioni esistenziali profonde a crisi isteriche quasi incontrollabili. Tra lui e il direttore Kane nasce una sorta di sfida, con Cutshaw che sfida il colonnello a dimostrare l'esistenza di Dio e la sua presunta bontà.

L'arrivo di un militare sconvolge la mente del colonnello Kane e altera definitivamente l'equilibro nella struttura psichiatrica.

Un capolavoro imperfetto che vive della grande scrittura di Blatty

Il film, pur avendo uno svolgimento lineare, si caratterizza per una prima parte assimilabile al genere della commedia farsesca e una seconda più ambiziosa, dai toni decisamente più cupi. Le esilaranti bizzarrie degli internati sono spassosissime, ad esempio troviamo il tenente Reno (interpretato Jason Miller, già padre Karras ne L'esorcista) che vuole insegnare ai cani a recitare le opere Shakespeare.

A un certo punto il film vira sul dramma psicologico, con toni grotteschi e surrealistici, quasi horror. Si entra nel merito dei grandi temi dell'opera: il dolore e il male, il sacrifico e la fede. Questo affondo comincia con il sogno del colonnello Kane, nel quale si spiega il senso del titolo del film:

Capitano Cutshaw, perché si possa arrivare a mantenere spontaneamente la vita servono prima un centinaio di milioni di molecole di proteine: la nona configurazione. Ma dato l’immenso spazio del pianeta Terra, sai quanto ci vorrebbe per fare apparire la vita con una sola molecola di proteine così, assolutamente per caso? Prova a fare questo conto. Da 10 a 242 anni elevati alla terza potenza. Si arriva ai margini dell’infinito. E io trovo questo molto, molto più fantastico del semplice credere in un dio.

Stacy Keach, Scott Wilson, Ed Flanders in La nona configurazione (1980)
da sinistra: Stacy Keach, Scott Wilson, Ed Flanders

Il dibattito fra Kane e Cutshaw si sviluppa inizialmente a livello ideologico: sono due modi diversi di intendere le questioni fondamentali dell'esistenza che si scontrano:

  • Cutshaw spinge all’estremo la domanda di significato sulla vita, sull’esistenza di Dio e sul Suo silenzio. Ha bisogno di vedere il sacrificio di Cristo in carne e ossa.
  • Il col. Kane cerca di riscattarsi amando il prossimo, cioè i suoi pazienti. Da credente sente la responsabilità di rispondere personalmente al bisogno di Cutshaw di vedere il trascendente, di sperimentare il divino.

Nonostante tutta la sua buona volontà, Kane non riesce a persuadere Cutshaw della sua visione cristiana della vita.

Col. Kane: “Tu sei convinto che Dio è morto perché c’è tanto male nel mondo”
Cutshaw: “Sì, è così.”
Col. Kane: “E perché non credi che sia vivo per le dolcezze che ci sono ancora nel mondo?”

Con questi due personaggi Blatty ci sta dicendo che la fede e Dio non si possono spiegare a parole, occorre sperimentarli nella propria vita. Solo così si può guardare in faccia anche al male, al dolore e a tutto ciò che minaccia la nostra felicità con uno sguardo positivo e con la certezza di un disegno buono.

Nel gran finale Kane chiede a Cutshaw perché non vuole andare sulla Luna. Nella risposta c'è tutta la drammaticità della condizione esistenziale di Cutshaw:

Perché mi fa tanta paura. Vedere quelle stelle, così fredde, così lontane e anche così piene di solitudine… sono tanto sole loro. E in tutto quello spazio, inutilmente vuoto, spazio… lontano da casa e dalla mente umana. Io ho girato intorno e intorno a queste case, orbita dopo orbita; tante volte mi sono domandato: come potrebbe essere se non ci si potesse fermare e girare solo, per sempre. E se potessi arrivarci, arrivare sulla luna, e non tornare mai? Lo so che morire non è una condanna, ma ho paura di morire di solitudine, sempre più lontano dagli affetti, e se un dio non esiste, questo significa essere realmente soli.

La solitudine esistenziale e quella sociale non sono forse due grandi spauracchi del mondo moderno? Cutshaw li teme all'ennesima potenza. Molte persone cercano di ignorare, fino a lasciarla atrofizzare, quella esistenziale, ma la solitudine sociale spaventa tutti. E si cercano e creano tante "soluzioni", dalle relazioni virtuali fino all'eutanasia...

Spiegazione del finale de La nona configurazione (spoiler)

La prima volta che ho visto La nona configurazione, mi è parsa esagerata la decisione di Kane di uccidersi. Si tratta sicuramente di una scelta forte di Blatty per dirci che la testimonianza deve poter arrivare fino a dare la propria vita, ma non è una scelta forzata.

Kane cercava la redenzione attraverso l'amore per i suoi pazienti e Cutshaw era la sua pecorella smarrita per eccellenza; una volta realizzato che sarebbe stato arrestato per la strage di motociclisti e di conseguenza non avrebbe potuto proseguire nella sua missione, ha optato per questo gesto estremo, ultimo tentativo di essere utile al prossimo.

Nei minuti finali troviamo un Cutshaw rinsavito tornare al castello, ormai deserto, dove lo aspetta una lettera di Kane ma soprattutto, rientrato in auto, si trova fra le mani la medaglia di San Cristoforo che lui stesso aveva regalato a Kane. Questo piccolo miracolo è il segnale dall'aldilà che Cutshaw aveva chiesto a Kane. Ed è con questa luce che Blatty chiude il film, come a dire: la vita può essere assurda e drammatica al massimo grado, ma la speranza di trovare un senso e una positività nell'esistenza non è un'illusione, ma una possibilità concreta che ha a che fare col trascendente.

0 Commenti

Invia Un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.