Grandissimo gruppo questo dei Marcy Playground. Ne ho ignorato l’esistenza fino al 2010, eccezion fatta per quella Sex and candy che fece furore nel loro omonimo album d’esordio del 1997.
Per parlare di loro, però, ho scelto questo album, che ad oggi è il quarto e ultimo dalla band statunitense. Tutti i loro lp sono espressione di un pop ritmato e delicato, fuori dai soliti schemi e dalle logiche commerciali.
Questo in particolare mi sorprende perché… perché è l’ultimo: solitamente le idee finiscono nei primi album (vedi Oasis, Robbie Williams, Elton John, Rolling Stones e altri rappresentanti della categoria), o si tengono per la fine (accade più raramente, ma pensate a Beatles, Kings of Leon e Bloodhound Gang). Invece questo signore qui, John Wozniak, si è inventato uno stile e l’ha portato avanti negli anni senza eccessive sbavature (forse MP3 è l’album meno riuscito), perfezionandolo qua e là, tentando il continuo rilancio.
Di questo passo abbiamo avuto l’esordio alternativo Mercy Playground (1997), il più elettrico Shapeshifter (2000), il pop alla Badly Drawn Boy di MP3 (2004) e le melodie di questo Leaving Wonderland… in a fit of rage (2009), che fanno un po’ un sunto di quanto detto prima, migliorando qua e là.
La sensazione che si ha ascoltando i brani di Leaving Wonderland è che i Marcy Playground non abbiano lasciato il paese delle meraviglie: le delicate Star Baby, I Must Have Been Dreaming e Good Times sono perle di prima grandezza, mentre le parentesi rock Emperor e Blackbird fanno da ideale contraltare.
- Blackbird
- Devil Woman
- Gin and Money
- Star Baby
- I Burned the Bed
- Irene
- Emperor
- Good Times
- I Must Have Been Dreaming
- Memphis
- Thank You
- Down the Drain

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